Ma partiamo da principio, ed andiamo per gradi.
Qualche giorno fa mi sono ritrovata a leggere, mio malgrado in realtà, l'ultima grande scoperta in tema di "longevità".
"Si tratta di un elisir di lunga vita?" si chiederanno i miei cari lettori. Non pensateci neanche.
"Qualcuno avrà allora scoperto la fonte della giovinezza?" Ma non diciamo eresie.
"Va bene, siamo più realisti: una scoperta sensazionale a livello genetico!" Che disinformazione, possibile che una tale novità, una tale scoperta, una tale genialità non l'abbiate sentita nemmeno di sfuggita? Il segreto per vivere a lungo è: IL PESSIMISMO.
Ebbene sì, tal Frieder Lang dell’Università di Norimberga ha ufficialmente dichiarato che secondo gli studi che ha condotto, pensare positivo non fa vivere di più, anzi. E' il pessimismo sul futuro che allunga la vita. (Link all'articolo)
"Dillo al buon vecchio Giacomone Leopardi, vah!" Uno dei protagonisti più frequenti degli incubi di ogni studente in vista della maturità, che è spirato alla veneranda età di 39 anni. E lui sì che era pessimista, anzi forse è più corretto dire che il pessimismo era lui.
D'altra parte un po' va capito. La sorte non era stata dalla sua, 1 metro e 40 di angoscia in cui si sono condensate metà delle malattie più in voga del tempo. Riporto da wikipedia:
"Nel 1815-1816 Leopardi fu colpito da alcuni seri problemi fisici, che egli attribuì almeno in parte (una presunta scoliosi) all'eccessivo studio e all'immobilità in posizioni scomode delle lunghe giornate passate nella biblioteca di Monaldo. In realtà pare che fosse affetto dal morbo di Pott (tubercolosi ossea della colonna vertebrale) che gli causò la deviazione della spina dorsale con dolori e conseguenti problemi cardiaci e respiratori, una crescita stentata (pare fosse alto 1 metro e 41 circa), problemi neurologici alle gambe e alla vista ma anche parestesie e mancanza di sensibilità nervosa, oltre a febbri ricorrenti e stanchezza continua."
Della serie: se era pessimista cosmico, un motivo ci sarà stato. Non gli si può dar torto, ma questo lo portò ad avere anche crisi depressive, che immagino siano state un toccasana per la sua salute così ferrea e invidiabile. Praticamente, se non fosse morto a 39 anni di pericardite, con ogni probabilità avrebbe finito per buttarsi da un ponte!
La cosa buffa (si fa per sdrammatizzare, Giacomone. Non te la prendere!) è che a differenza sua, il suo pessimismo è diventato immortale. Provate a chiedere ad una persona, senza nessun motivo apparente, "Cosa ne pensi della vita del Leopardi?" e nessuno vi darà risposte che grondano ottimismo.
Siccome i fatti vanno documentati, come tutti gli studi seri, vi porto i miei risultati:
Soggetto 1: e qui faccio subito mea culpa, ma la prima persona che ho incontrato è stata mia nonna (impegnata nella preparazione del pranzo). Non che la risposta sia utile ai fini del sondaggio, ma la morale mi obbliga a riportarvela:
- Nonna! Ma te che ne pensi della vita del Leopardi?
- Oh che ti devo dì, nini. Io unn'o so come faceva la tu zia a stacci insieme. Poi gliel'ho sempre detto al tu nonno di sta lontano da quello. Ma lo sai che il giorno che s'è sposata la tu mamma, a quel poro cristo gli è toccato scappà nel giardino di Gigi perché lo voleva picchià? Ma poi tanto ora è morto e dei morti non si parla male. (NdR: la persona a cui fa riferimento era un vecchio e lontano parente, il cui cognome differisce per una sola consonante.)
- Nooooo nonna! Hai capito male, ho detto il L-E-O-P-A-R-D-I! Giacomo Leopardi. Quello che ha scritto "sempre caro mi fu quest'ermo colle" eccetera eccetera.
- Chi? Giacomo? Boh, io Giacomo un lo conoscevo.
- Va bene nonna. Attenta alla pasta che straborda.
Soggetto 2:
- Che ne pensi della vita del Leopardi?
- Che una siepe non vale un cipresso.
Soggetto 3:
- Che ne pensi della vita del Leopardi?
- Che se usciva da quella casa e si dava da fare, qualcosa avrebbe compicciato...
Soggetto 4:
- Che ne pensi della vita del Leopardi?
- Ma chi, quello gobbo morto giovane? Poraccio m'ha sempre fatto una pena...
Soggetto 5:
- Che ne pensi della vita del Leopardi?
- Era uno sfigato e ha fatto una vita di mer*a.
Soggetto 6:
- Che ne pensi della vita del Leopardi?
- Uno sfigato, morto abbastanza giovane e che scriveva ma non ha vissuto nemmeno quel poco.
Soggetto 7:
- Che ne pensi della vita del Leopardi?
- Penso che fosse un infelice. Però la sua infelicità a me ha fatto bene. Ha scritto roba meravigliosa che io ho adorato.
Soggetto 8:
- Che ne pensi della vita del Leopardi?
- Rattristito da una famiglia che non lo faceva uscire di casa, porello, senza porno s'ammazzò di seg*e coi greci e i latini. Quando gli riuscì di scappare da quel tugurio dove gli toccava tifare Montegranaro, troppo tardi, ne trom*ò un paio, provò a tifare Roma, a Firenze non ci trovò squadra e quindi se ne tornò nelle Marche. Aveva una marea di energie che non potette esprimere, e quando è così, si more presto.
Soggetto 9:
- Che ne pensi della vita del Leopardi?
- Che deve morì perché me lo chiese all'esame di maturità!
Ta-daaaaan! Visto? Avevo ragione io. E' il pessimo che sopravvive, non il pessimista!
Poi, come se il disagio fisico e mentale non bastasse, è arrivata anche la Silvia. E la frittata era bella che fatta.
Certo che lì però, era colpa sua. Poteva provare un approccio un po' soft! Che ne so: "andiamo a fare quattro passi. Conosco un ermo colle che è la fine del mondo!" oppure "C'ho un grappino del 1805 che è fenomenale, vieni su che te lo faccio assaggiare!" ma anche un più classico "vieni da me che ti faccio vedere la mia collezione di ginestre!"
E invece no. Lui ziiiitto. Io dico: ma una ragazza, soprattutto agli inizi del 1800, che deve pensare di uno che si comporta in quel modo? Cioè parliamoci chiaro: una povera fanciulla, con quale spirito affronta un giovinotto che sta sempre su quel cacchio di "ermo colle", dietro una stramaledetta siepe, gobbo e per di più (guarda un po') anche mezzo cieco??
Nessun commento:
Posta un commento