E non venitemi a dire che sono la sola che ne soffre!
I pazienti affetti da "Schizofrenia da feste comandate" presentano spesso reazioni affettive alterate (ad esempio possono mettersi a ridere mentre stanno raccontando un evento tragico), idee fisse a contenuto bizzarro e/o disordini di pensiero (incoerenza, incapacità di concentrarsi). Tutto ciò, come da nome, accade principalmente in occasione di feste comandate quali Natale, Capodanno e chi più ne ha più ne metta.
Tutto parte dall'innocuo novembre, dove bambini sedati con il bromuro e truccati con angelici faccini cominciano ad infestare le case in pubblicità di pandori e panettoni. Quest'anno avevano rispolverato anche la bambina bionda dei Baci perugina, quella del: "Al nonno, 3 baci. E io?? Io sono troppo buoooona...". Quella che ora avrà 30 anni e un cannone pronto nel cassetto del comodino.
Un'atmosfera di pace, amore e serenità si spande per le case mondiali e cova per oltre un mese senza palesarsi apertamente finché non arriva il giorno un cui devi fare l'albero. A quel punto è Natale.
A Natale siamo tutti più buoni, volemose bbene, baci e abbracci, è Natale e a Natale si può dare di più, All I want for Christmas is you eccetera eccetera. Un momento ami il mondo e l'atmosfera che si crea, e quello dopo vorresti irrompere nelle case di quelli che fanno pucci-pucci, munita di lanciafiamme.
Il giorno seguente invece scriverai gli auguri di Natale, quelli seri e sentiti, alle persone a cui tieni per un motivo o per un altro. E vorrai spaccargli il pc in testa quando non ti risponderanno come speravi, ma con una paginata cose di cui non ti frega una mazza, tipo la crisi. Lo so da sola che c'è la crisi e che non ho più un soldo in tasca, ti scoccia molto farmi capire per sbaglio che non sono una deficiente ad aver perso tempo per farti sentire apprezzata/o invece di parlare solo di te stessa/o? E niente. (sono peggio di Basile, cit.)
Inevitabile arriva anche il 25 Dicembre. La sveglia è composta da almeno 10 sms scritti in rima, inviati a tutta la rubrica, da persone il cui ultimo sms ricevuto risale al 25 dicembre dell'anno prima. Ovviamente SE aspettavi messaggi, sms, chiamate particolari, puoi aspettare fino alla prossima profezia Maya (se avete la glicemia alta occhio ad aprire i social network di prima mattina...potrebbe essere il colpo di grazia prima della torta con quadruplo cioccolato).
A seguire: giornata coi parenti. Tutto fila liscio, amore a profusione finché non incombe la minaccia: LA TOMBOLA. Quella vecchia, coi fagioli. Perché le tradizioni non si cambiano e perché trovare 15 pennarelli funzionanti in casa dei parenti è un'impresa degna del miglior Indiana Jones.
Natale è l'imposizione involontaria che le persone debbano volersi bene anche se preferiscono evitarsi tutto il resto dell'anno. E anche il momento in cui riconosci chi sono quelli che ti vogliono bene sul serio.
Torniamo a monte. Sempre a novembre parte anche la minacciosa domanda: CHE FACCIAMO A CAPODANNO? Ora, capisco l'organizzazione e tutto, ma non essendo una persona pretenziosa non mi puoi chiedere UN MESE E MEZZO prima, cosa voglio fare a capodanno. Fosse per me: du' spaghi, un catino di spumante, buona compagnia e via andare. Invece no. La ricerca spasmodica del "cosa fare". Come festeggiare in grande. A parte che io di grande non ho neanche il nome...ma rilassiamoci un po'!
Quindi si arriva a questi giorni di rotolamento post-natalizio (io no, quest'anno ho perso mezzochilo da prima di Natale ad oggi, tiè!) con due plotoni armati in testa, pronti a farsi la guerra.
Il primo sostenitore del nuovo anno, il nuovo inizio, i buoni propositi e tutta quella serie di minchiate che ti auto-imponi ogni anno e che ti dimenticherai dopo la sbonia del 31 notte. Il secondo sostenitore del "oddio mio che palle mi hanno trovato una festa a cui andare, non so come vestirmi, che scarpe mettere, come pettinarmi e devo anche preparare qualcosa di mangereccio da portare". Quest'anno mi ero imposta non stressarmi. Infatti non ho pensato a niente fino a ieri e stamani mi sono svegliata con l'ansia del: "bene...e stasera CHE MI METTO?"
Sto cercando di boicottare il tacco, ma credo che un'entità superiore (cioè la mia amica e vicina di casa) vincerà e alla fine soffrirò su quei trampoli fino ad un'ora improponibile.
Dio, se mi volevi bene dovevi farmi 1 metro e 80 per 55 kg, almeno non mi rompeva le scatole nessuno, anche se andavo a giro in pantofole.
BUON ANNO! Anzi, come dice mia nonna: "Buona fine e buon principio"
con il termine "Altissimo", non si intende nessuna entità divina o inerente una qualche religione. Per Altissimo, si intende letteralmente "altissimo". Il gigante immaginario che ci guarda tutti dall'alto. Onnipresente, onnisciente e del tutto indifferente all'evolvere delle situazioni imbarazzanti in cui vi siete cacciati, il cui unico scopo è quello di fare una classifica giorno per giorno di tutte le cazzate che riuscite a combinare. Con annessa TOP 20 ogni 6 mesi.
lunedì 31 dicembre 2012
mercoledì 12 dicembre 2012
Dear Santa...
Caro Babbo Natale,
Eccoci qua, come ogni anno. Capirai se passo alla corrispondenza online: è più affidabile visto lo stato delle poste italiane. Sono fiduciosa che ti sarai tecnologizzato nell'ultimo decennio.
Venendo a noi, come stai? Ho sentito che la crisi è arrivata anche su in Lapponia. Mi spiace se hai avuto problemi con i folletti e spero vivamente che riuscirai a pagargli la tredicesima.
Ho saputo anche che il povero Rudolph non è riuscito a tingersi il naso quest'anno. Dici che è successo perché sta crescendo e quindi ha finalmente scoperto che il nero, al contrario del rosso, è un'ancora di salvezza (che poi il nero si sa, sfina anche) oppure perché ha finito i soldi dello stipendio per giocare al videopoker? Fammi sapere, ci tengo alle bestiole.
Vedi che quest'anno non mi sono ridotta alla vigilia per scriverti? Spero l'avrai segnato tra le cose positive. E sappi anche che ti sto scrivendo con la playlist natalizia in sottofondo. Sono finalmente entrata in spirito, nonostante la rospaggine polemica che solitamente mi contraddistingue...ma la gente questo non deve saperlo. A questo proposito: la canzone del Natale 2012 è stata decisa, sappilo.
Poi volevo dirti che ancora non ho fatto l'albero. Ma non è colpa mia! Madre si è ribellata perché la gatta, come ben ricorderai, adora lo spazio tra i rami finti come giaciglio per ronfare. Il problema non è tanto quello, quanto il fatto che sistematicamente lo ribalta e che per riuscire ad entrarci manda a donne di facili costumi tutte le decorazioni. Stiamo cercando una soluzione alternativa, l'impegno c'è. Vedi se puoi farci avere un'illuminazione sul come agire.
Ti saluta anche Pepy, ma quest'anno puoi non preoccuparti di lui. Da brava mamma gli ho già comprato io il regalo di Natale. Passerà la vigilia strafogandosi con i semini al miele. Tanto che vuoi, è magrolino. Poi però da anno nuovo, dieta anche lui! E' già stato avvertito.
Venendo a cose prettamente pratiche: quest'anno con i libri sono a posto. Ho appena fatto un ordine su Amazon e adesso ho vinto una trilogia fantasy in inglese da sbrogliare. Ma la colpa non è loro, è mia che faccio le cose a corsa!
Dicevamo: niente libri. Quest'anno del contante andrebbe più che bene, ma non credo che tu porti anche bustarelle, sbaglio? In questo caso, possiamo trovare un compromesso. Mi farebbe comodo una spada laser. Non sto pensando di passare al lato oscuro, tranquillo, ma avrei un paio di situazioni da mettere a posto e vorrei farmi trovare pronta.
Mi farebbe comodo anche se riuscissi a trovarmi un lavoretto per l'anno nuovo, ma se mi porti la spada laser di cui sopra, credo di poterci pensare anche da sola.
Volevo inoltre chiederti: sei in grado di apportare modifiche ad impianti già esistenti? In caso la risposta sia affermativa mi servirebbe un aggiustatina all'apparato circolatorio, onde evitare il congelamento perenne di mani e piedi (che è una novità di quest'anno...) e un metabolismo come quello di sorella, che non perde occasione per sfoggiare il fatto che mangia le peggio schifezze e nonostante ciò non ingrassa. La cosa ha del potenziale per un soffocamento nel sonno, modalità che possiamo comunque aggirare con la spada laser.
Se poi ti avanza tempo, almeno 5/6 centimetri extra in altezza, li prenderei volentieri. Per carità, la vita da nano è bella eh, sotto il metro e sessanta le cose hanno una prospettiva affascinante, ma non posso vivere tutta una vita affiancata da uno sgabello! L'alternativa è che tu mi trovi un marito di 1.97 (senza fare nomi. Chicco.) e il problema si risolve in parte. Sai che pacchia per togliere le ragnatele in casa? E no, non basta avere un manico di scopa lungo: anche con quello, non ci arrivo al soffitto.
Ci sarebbe anche un'ultima insignificante cosa che volevo sapere: se ti chiedo un colpo della strega(vedi che sono buona, avrei potuto scrivere colpo apoplettico, ma non l'ho fatto) al Berlusca prima delle elezioni è brutto? Già non ce la passavamo bene senza di lui e ora che ha deciso di tornare si meriterebbe di essere mandato in esilio al polo sud insieme ai pinguini carnivori. Vedi quel che puoi fare, in caso. Tanto la cosa importante alla fine è una sola: ti prego, ti supplico, ti scongiuro: TROVAMI UNA SPADA LASER!
con affetto,
Chiara
PS - Senti, ma invece del solito latte e biscotti, che ne dici se ti lascio un piatto di cantucci e un bicchierino di vin santo? L'ha fatto mio nonno, è speciale! Fuori fa freddo, almeno ti scaldi a dovere.
PPS - l'anno scorso mi sono innamorata del Trefl Sopot e dei suoi giocatori per questa cosa, riuscirai mai a farla fare anche ai giocatori della mia squadra? Ti preeeeeeeeeeeeego! Sono convinta che ci sarebbero alcuni che ci si divertirebbero come matti. Vedi se riesci a convincere il grande capo, sarebbe bello.
Eccoci qua, come ogni anno. Capirai se passo alla corrispondenza online: è più affidabile visto lo stato delle poste italiane. Sono fiduciosa che ti sarai tecnologizzato nell'ultimo decennio.
Venendo a noi, come stai? Ho sentito che la crisi è arrivata anche su in Lapponia. Mi spiace se hai avuto problemi con i folletti e spero vivamente che riuscirai a pagargli la tredicesima.
Ho saputo anche che il povero Rudolph non è riuscito a tingersi il naso quest'anno. Dici che è successo perché sta crescendo e quindi ha finalmente scoperto che il nero, al contrario del rosso, è un'ancora di salvezza (che poi il nero si sa, sfina anche) oppure perché ha finito i soldi dello stipendio per giocare al videopoker? Fammi sapere, ci tengo alle bestiole.
Vedi che quest'anno non mi sono ridotta alla vigilia per scriverti? Spero l'avrai segnato tra le cose positive. E sappi anche che ti sto scrivendo con la playlist natalizia in sottofondo. Sono finalmente entrata in spirito, nonostante la rospaggine polemica che solitamente mi contraddistingue...ma la gente questo non deve saperlo. A questo proposito: la canzone del Natale 2012 è stata decisa, sappilo.
Poi volevo dirti che ancora non ho fatto l'albero. Ma non è colpa mia! Madre si è ribellata perché la gatta, come ben ricorderai, adora lo spazio tra i rami finti come giaciglio per ronfare. Il problema non è tanto quello, quanto il fatto che sistematicamente lo ribalta e che per riuscire ad entrarci manda a donne di facili costumi tutte le decorazioni. Stiamo cercando una soluzione alternativa, l'impegno c'è. Vedi se puoi farci avere un'illuminazione sul come agire.
Ti saluta anche Pepy, ma quest'anno puoi non preoccuparti di lui. Da brava mamma gli ho già comprato io il regalo di Natale. Passerà la vigilia strafogandosi con i semini al miele. Tanto che vuoi, è magrolino. Poi però da anno nuovo, dieta anche lui! E' già stato avvertito.
Venendo a cose prettamente pratiche: quest'anno con i libri sono a posto. Ho appena fatto un ordine su Amazon e adesso ho vinto una trilogia fantasy in inglese da sbrogliare. Ma la colpa non è loro, è mia che faccio le cose a corsa!
Dicevamo: niente libri. Quest'anno del contante andrebbe più che bene, ma non credo che tu porti anche bustarelle, sbaglio? In questo caso, possiamo trovare un compromesso. Mi farebbe comodo una spada laser. Non sto pensando di passare al lato oscuro, tranquillo, ma avrei un paio di situazioni da mettere a posto e vorrei farmi trovare pronta.
Mi farebbe comodo anche se riuscissi a trovarmi un lavoretto per l'anno nuovo, ma se mi porti la spada laser di cui sopra, credo di poterci pensare anche da sola.
Volevo inoltre chiederti: sei in grado di apportare modifiche ad impianti già esistenti? In caso la risposta sia affermativa mi servirebbe un aggiustatina all'apparato circolatorio, onde evitare il congelamento perenne di mani e piedi (che è una novità di quest'anno...) e un metabolismo come quello di sorella, che non perde occasione per sfoggiare il fatto che mangia le peggio schifezze e nonostante ciò non ingrassa. La cosa ha del potenziale per un soffocamento nel sonno, modalità che possiamo comunque aggirare con la spada laser.
Se poi ti avanza tempo, almeno 5/6 centimetri extra in altezza, li prenderei volentieri. Per carità, la vita da nano è bella eh, sotto il metro e sessanta le cose hanno una prospettiva affascinante, ma non posso vivere tutta una vita affiancata da uno sgabello! L'alternativa è che tu mi trovi un marito di 1.97 (senza fare nomi. Chicco.) e il problema si risolve in parte. Sai che pacchia per togliere le ragnatele in casa? E no, non basta avere un manico di scopa lungo: anche con quello, non ci arrivo al soffitto.
Ci sarebbe anche un'ultima insignificante cosa che volevo sapere: se ti chiedo un colpo della strega(vedi che sono buona, avrei potuto scrivere colpo apoplettico, ma non l'ho fatto) al Berlusca prima delle elezioni è brutto? Già non ce la passavamo bene senza di lui e ora che ha deciso di tornare si meriterebbe di essere mandato in esilio al polo sud insieme ai pinguini carnivori. Vedi quel che puoi fare, in caso. Tanto la cosa importante alla fine è una sola: ti prego, ti supplico, ti scongiuro: TROVAMI UNA SPADA LASER!
con affetto,
Chiara
PS - Senti, ma invece del solito latte e biscotti, che ne dici se ti lascio un piatto di cantucci e un bicchierino di vin santo? L'ha fatto mio nonno, è speciale! Fuori fa freddo, almeno ti scaldi a dovere.
PPS - l'anno scorso mi sono innamorata del Trefl Sopot e dei suoi giocatori per questa cosa, riuscirai mai a farla fare anche ai giocatori della mia squadra? Ti preeeeeeeeeeeeego! Sono convinta che ci sarebbero alcuni che ci si divertirebbero come matti. Vedi se riesci a convincere il grande capo, sarebbe bello.
martedì 4 dicembre 2012
Capodanno con i Maya
Siamo finalmente approdati nel tanto temuto dicembre 2012, quello che i Maya hanno prescelto come mese dell'apocalisse, che come tutti saprete, avverrà il 21 dicembre per l'esattezza. Su che fuso orario si siano collegati, non è ancora dato saperlo.
E quindi, mentre restiamo in attesa di scene di panico degne del millennium bug, mi stavo domandando come la prenderei se tutto ciò si rivelasse vero (cosa che OVVIAMENTE non reputo plausibile).
Ammetto che non mi sono ben informata sul COME i Maya hanno previsto la fine del mondo. Cioè...anzi no, ora vado a cercare su Wikipedia, attendete un momento.
Eccolo:
"Il 21 dicembre 2012 è la data del calendario gregoriano nella quale secondo alcune credenze e profezie, prive di qualsiasi rilievo scientifico, si dovrebbe verificare un evento, di natura imprecisata e di proporzioni planetarie, capace di produrre una significativa discontinuità storica con il passato: una qualche radicale trasformazione dell'umanità in senso spirituale oppure la fine del mondo."
Quindi, o facciamo "Ritorno al futuro", o veniamo tutti risucchiati nell'implosione generale.
Praticamente neanche i Maya stessi sapevano quello che sarebbe successo. Bella profezia del cavolo! Ma per caso anche il famoso Mago di Brozzi (quello che riconosceva il fuoco al tatto etc etc) aveva origini Messicane?
Un po' come dire: "prevedo che un giorno morirai." Ma dai?? Ma sei sicuro? No sai, è che miravo all'immortalità, l'ho scritto giusto l'altro giorno nella lettera a Babbo Natale, subito sotto al conto corrente di Bill Gates e all'orso "Tante Coccole", tu dici che ho fatto troppo la cattiva e non me la porterà?
Fenomeni...
Dunque, tornando a noi, reazioni alla supposizione che il 21 Dicembre finisca il mondo, sul serio.
Innanzi tutto mi scoccerebbe un pelino finire carbonizzata a 24 anni e mezzo. Ma d'altra parte, mal comune mezzo gaudio: schiatteremmo tutti insieme, il che è una parziale soddisfazione visti certi individui che ci sono in circolazione.
Una cosa che invece non mi perdonerei sarebbe l'essere trapassata senza aver ancora mai assaggiato un churros. Ma temo che questa sarà un'onta che mi porterò nella tomba anche senza l' aiuto dell'apocalisse.
Una cosa che potrebbe essere positiva è che la finiremo prima del previsto con tutti questi maledetti "allora, ma che facciamo a capodanno??". Tutta quest'ansia da prestazione che comincia a entrarti in testa almeno un mese prima. Ebbbasta! Però a quel punto potrei alterarmi con i Maya direttamente: perché aspettare il 21 Dicembre? Perché non prima, quando lo sbattimento doveva ancora cominciare? Eh? Possiate essere maledetti.
Ma poi, non vi sentite un po' tordi a fidarvi di una popolazione che si è impegnata tanto a predire quando moriremo tutti noi, ma alla fine quelli che sono collassati senza un motivo sono proprio loro? Riflettete, catastrofisti.
E quindi, mentre restiamo in attesa di scene di panico degne del millennium bug, mi stavo domandando come la prenderei se tutto ciò si rivelasse vero (cosa che OVVIAMENTE non reputo plausibile).
Ammetto che non mi sono ben informata sul COME i Maya hanno previsto la fine del mondo. Cioè...anzi no, ora vado a cercare su Wikipedia, attendete un momento.
Eccolo:
"Il 21 dicembre 2012 è la data del calendario gregoriano nella quale secondo alcune credenze e profezie, prive di qualsiasi rilievo scientifico, si dovrebbe verificare un evento, di natura imprecisata e di proporzioni planetarie, capace di produrre una significativa discontinuità storica con il passato: una qualche radicale trasformazione dell'umanità in senso spirituale oppure la fine del mondo."
Profezie sul 21 Dicembre 2012 - Wikipedia
Quindi, o facciamo "Ritorno al futuro", o veniamo tutti risucchiati nell'implosione generale.
Praticamente neanche i Maya stessi sapevano quello che sarebbe successo. Bella profezia del cavolo! Ma per caso anche il famoso Mago di Brozzi (quello che riconosceva il fuoco al tatto etc etc) aveva origini Messicane?
Un po' come dire: "prevedo che un giorno morirai." Ma dai?? Ma sei sicuro? No sai, è che miravo all'immortalità, l'ho scritto giusto l'altro giorno nella lettera a Babbo Natale, subito sotto al conto corrente di Bill Gates e all'orso "Tante Coccole", tu dici che ho fatto troppo la cattiva e non me la porterà?
Fenomeni...
Dunque, tornando a noi, reazioni alla supposizione che il 21 Dicembre finisca il mondo, sul serio.
Innanzi tutto mi scoccerebbe un pelino finire carbonizzata a 24 anni e mezzo. Ma d'altra parte, mal comune mezzo gaudio: schiatteremmo tutti insieme, il che è una parziale soddisfazione visti certi individui che ci sono in circolazione.
Una cosa che invece non mi perdonerei sarebbe l'essere trapassata senza aver ancora mai assaggiato un churros. Ma temo che questa sarà un'onta che mi porterò nella tomba anche senza l' aiuto dell'apocalisse.
Una cosa che potrebbe essere positiva è che la finiremo prima del previsto con tutti questi maledetti "allora, ma che facciamo a capodanno??". Tutta quest'ansia da prestazione che comincia a entrarti in testa almeno un mese prima. Ebbbasta! Però a quel punto potrei alterarmi con i Maya direttamente: perché aspettare il 21 Dicembre? Perché non prima, quando lo sbattimento doveva ancora cominciare? Eh? Possiate essere maledetti.
Ma poi, non vi sentite un po' tordi a fidarvi di una popolazione che si è impegnata tanto a predire quando moriremo tutti noi, ma alla fine quelli che sono collassati senza un motivo sono proprio loro? Riflettete, catastrofisti.
mercoledì 28 novembre 2012
Vita incompresa di una "Macchietta"
Avevo iniziato scrivendo un post che sarebbe dovuto essere divertente ma, vuoi la meteoropatia, vuoi la sindrome premestruale con mal di testa annesso dalle 10 di stamani, vuoi l'allentamento di due mesi di tensione (di cui sono vittima da quasi due giorni)...non faceva ridere per un cacchio.
Ho cancellato 45 minuti di lavoro non riuscito e lo ritenterò quando gli astri saranno correttamente congiunti. D'altra parte, fare i buffoni tutto il tempo, non è neanche troppo divertente alla fine. E non è nemmeno facile tenere sempre il ruolo della "macchietta", quella che sdrammatizza, che la butta in risate quando non sa come affrontarla. In un gruppo di amici ci vuole poco a prendere il ruolo di sparacazzate, di quella che non si offende mai, che è la prima che ride di sé stessa o di quella che fa finta di fare l'offesa quando è al centro di una presa in giro. Non è un lavoro per permalosi, questo è certo.
Ma siamo esseri umani anche noi alla fine, e per quanto ci piaccia lo scherzo ci sono momenti in cui la quantità di affermazioni (dette senza averle pesate troppo, ovviamente) da digerire diventa grande più o meno quanto il Monte Subasio. Ed è lì che poi, durante una giornata uggiosa, alla fine rispondi storto al primo che insiste sul solito concetto.
Di chi è la colpa in tutto ciò? E' vostra, cari i miei lettori pagliacci. Eh sì, perché non lo dite subito se ci rimanete male di una cosa, ma ci scherzate su? Perché non volete farvi vedere punti sul vivo, ecco perché. E allora concedete il beneficio del dubbio!
Ah, il vecchio "beneficio del dubbio", uno dei concetti più sottovalutati che siano passati da questo mondo. Beh mi sento di dire che in realtà, il beneficio del dubbio, è "una cagata pazzesca!" cit.
Non esiste! Se uno dice una cosa, di solito, la pensa anche. Poche seghe. Certo, a volte capita che ci si esprima male, ma il concetto di base ci deve essere. A meno che, capendo di essere stato sgamato, il soggetto in questione non ritratti con una vistosa retromarcia. E voi accumulate: chiudete gli occhi e vi tappate le orecchie. E peggio ancora: prima o poi finirete per COMPRENDERE che vi siano dette determinate cose. Non nel senso di "capire", ma nel senso di "giustificare", di essere comprensivi. Non lo fate. O siate più intelligenti di me, almeno. Replicate. Scrollatevi di dosso quel ruolo di macchietta-giustifica-tutto, non siete certo Dio per dover giustificare.
Ma Trilussa lo spiegò meglio di me come funziona la vita da buffone, ve la lascio come la disse lui:
"Vent’anni fa m’ammascherai pur’io!
E ancora tengo er grugno de cartone
che servì p’annisconne quello mio.
Sta da vent’anni sopra un credenzone
quela Maschera buffa, ch’è restata
sempre co’ la medesima espressione,
sempre co’ la medesima risata.
Una vorta je chiesi: - E come fai
a conservà lo stesso bon umore
puro ne li momenti der dolore,
E ancora tengo er grugno de cartone
che servì p’annisconne quello mio.
Sta da vent’anni sopra un credenzone
quela Maschera buffa, ch’è restata
sempre co’ la medesima espressione,
sempre co’ la medesima risata.
Una vorta je chiesi: - E come fai
a conservà lo stesso bon umore
puro ne li momenti der dolore,
puro quanno me trovo fra li guai?
Felice te, che nun te cambi mai!
Felice te, che vivi senza core! -
La Maschera rispose: - E tu che piagni
che ce guadagni? Gnente! Ce guadagni
che la gente dirà: Povero diavolo,
te compatisco… me dispiace assai…
Ma, in fonno, credi, nun j’importa un cavolo!
Fa’ invece come me, ch’ho sempre riso:
e se te pija la malinconia
coprete er viso co’ la faccia mia
così la gente nun se scoccerà… -
D’allora in poi nascónno li dolori
de dietro a un’allegia de cartapista
e passo per un celebre egoista
che se ne frega de l’umanità!"
Felice te, che nun te cambi mai!
Felice te, che vivi senza core! -
La Maschera rispose: - E tu che piagni
che ce guadagni? Gnente! Ce guadagni
che la gente dirà: Povero diavolo,
te compatisco… me dispiace assai…
Ma, in fonno, credi, nun j’importa un cavolo!
Fa’ invece come me, ch’ho sempre riso:
e se te pija la malinconia
coprete er viso co’ la faccia mia
così la gente nun se scoccerà… -
D’allora in poi nascónno li dolori
de dietro a un’allegia de cartapista
e passo per un celebre egoista
che se ne frega de l’umanità!"
domenica 25 novembre 2012
la (im)parità dei sessi
Casomai non l'aveste notato, al giorno d'oggi
La cavalleria è morta.
Improbabile che le signorine non se ne siano accorte, più credibile che invece non l'abbiano fatto i maschietti. Per quanto triste da ammettere è la la cruda realtà. E se per caso vi capita di farlo notare, come ha fatto la sottoscritta mentre reggeva la porta ad un signorino, sappiate la risposta dell'uomo che si sente momentaneamente devirilizzato è di un'acidità indisponente. Nel caso specifico è stata: "l'avete voluta la parità dei sessi?".
Stiamo scherzando, vero? L'avete voluta la parità dei sessi? Ma ti hanno lobotomizzato da piccolo?
Però, dopo aver assorbito la stizza e aver fatto appello a tutto l'autocontrollo di cui dispongo per non sfasciargli lo spigolo della porta sul setto nasale, una domanda si è impadronita del mio cervello: nella quotidianità esiste davvero la tanto discussa PARITA' DEI SESSI?
Analizziamo la cosa con un occhio critico (molto) ed imparziale (molto poco): il mio.
I 10 MOTIVI PRATICI PER CUI UN UOMO E UNA DONNA NON POTRANNO MAI ESSERE "PARI"
1. Crederò alla parità dei sessi quando, e l'avevo già accennato un qualche altro post in passato, anche un uomo dovrà rischiare l'osso del collo su un tacco 12 spaccaschiena - e potenzialmente anche spaccadenti -per fare figura. Perché la fanno veloce LORO, ma l'indumento più impegnativo che devono indossare per apparire eleganti è una cravatta. Dolore fisico? Non sapranno mai che cos'è.
2. Crederò alla parità dei sessi quando non si dirà più "donna al volante, pericolo costante". Per quanto mi costi ammetterlo, in quanto rappresentante della minoranza di non imbranate al volante (sì, io riesco anche a parcheggiare in una/due manovre), è una delle grandi verità della vita. Se trovi un incapace per la strada, 8 volte su 10, è una donna. Hanno ragione LORO. E io gonfio come un gufo ogni santa volta che succede, Dio mi è testimone.
3. Crederò alla parità dei sessi quando alla fatidica temperatura di 37.1°C il mondo di un uomo non starà per volgere al termine e tu, donna, non sarai l'unica àncora di salvezza in quella valle di lacrime. La soglia del non ritorno. Fino a 37.0 si trascinano per casa come zombie, ma alla soglia: letto obbligatorio, voce morente, duemilasettecentotrentranove necessità e dolorini, occhietti lucidi e sguardo perso nel vuoto come uno sul letto di morte. Come scrisse una mia amica su twitter in settimana: "@MartyGhiri: quando sono malati gli uomini andrebbero abbattuti per porre fine alle loro sofferenze...e alle nostre #maschioalfauncacchio". Ed è inutile che vi arrampicate sugli specchi, ha ragione lei.
4. Crederò alla parità dei sessi quando una donna ci metterà lo stesso tempo di un uomo per fare la doccia. Deve esserci una ragione scientificamente dimostrata dietro. DEVE.
5. Crederò alla parità dei sessi quando una donna riuscirà a mangiare una banana in pubblico cercando invano di nascondersi da chicchessia. Non c'è bisogno di grosse spiegazioni. Se non siete una donna, non avete idea delle scene imbarazzanti che si potrebbero creare.
6. Crederò alla parità dei sessi quando parlando di cose serie, mi guarderai in faccia invece che dentro la scollatura. O in alternativa io potrò guardarti il torace nella stessa maniera.
Se avrai delle radiografie della gabbia toracica a portata di mano, tanto meglio. Una sana costituzione è alla base del mercato.
7. Crederò alla parità dei sessi quando anche gli uomini si ricorderanno delle cose da fare senza che gli vengano snocciolate ogni volta come una relazione dettagliata sulla presa dell Bastiglia. D'altra parte è risaputo: l'uomo è un'entità cerebrale SEMPLICE, non siate così supponenti da sottoporgli concetti difficili. I sottobicchieri sul tavolo della nonna in salotto? Cosa sono i sottobicchieri? La tavoletta alzata in bagno? Perché c'è una tavoletta? Siate elementari. Se i sottobicchieri non se li ricordano, tirateglieli e stampategli in fronte. Magari la memoria visiva funziona...
8. Crederò alla parità dei sessi quando ad una donna che scrive un messaggio di 37 righe, esprimendo i propri pensieri, sensazioni, idee e opinioni non verrà risposto solo con un "sì", "no", "forse" o "non lo so". Ci sono almeno altre 29996 parole da poter usare per esprimere un concetto. Imparale, usale.
9. Crederò alla parità dei sessi quando potrò andare dal meccanico da sola e lui non cercherà di cambiarmi anche il cassettino portaoggetti pensando che sia imbecille, solo perché mi manca il sufficiente gergo tecnico riguardante automobili e motori.
10. Crederò alla parità dei sessi quando un uomo avrà la stessa capacità di tenere catalogate tutte le informazione che riceve, esattamente come fa una donna. Lei assimila, segna e ricorda all'uomo qualsiasi appuntamento, visita o cena fuori.
Quando avrete dei figli, una donna saprà esattamente quando, dove, perché e con chi i bambini hanno appuntamento, quali sono i loro cartoni animati preferiti, i loro migliori amici, le loro paure e i loro cibi prediletti. Un uomo, invece, è già tanto se è vagamente cosciente di avere un'altra persona di bassa statura che si aggira per casa...
Non è la parità dei sessi che deve far discutere, perché non esiste e non potrà esiste mai. La parità di opportunità offerte, invece...beh, quella è tutta un'altra cosa.
giovedì 22 novembre 2012
UGG(esùmmio)!
Qualche giorno fa, leggendo Il Post - il quotidiano online diretto da Luca Sofri, anche conosciuto come marito della Daria Bignardi. Sì, la Bignardi, quella che condusse la prima storica edizione del Grande Fratello e che abbiamo ritrovato recentemente, per fortuna, in conduzione alle "Invasioni Barbariche" - nella sottosezione "cultura" mi sono imbattuta in un articolo trattante il mercato attuale del marchio, recentemente famoso, UGG. Riassumendo in due righe: i famosi stivali di montone dalla superficie marrone, con lana all'interno, hanno sentito gli effetti della crisi mondiale. Nell'ultimo anno i guadagni sulle vendite sono calati del 31% il che comporterà, con ogni probabilità, un abbassamento dei prezzi di vendita.
Finita questa piccola introduzione, il mio commento al tracollo dell'azienda americana è presto fatto: MI STUPISCO CHE NON SIA SUCCESSO PRIMA.
Dai, sul serio! Avete presente gli UGG? Vi rinfresco la memoria:
Li state vedendo bene sì? Cioè, dovrei meravigliarmi che un paio di stivali con la sagoma e il colore del più famoso ALF ( Dai, Alf! quello della serie tv di fine anni 80...lui --> Clicca qui ) abbia smesso di vendere? Mi meraviglio più di come abbia fatto a diventare un oggetto di "moda", ricercato e che costava anche quasi quanto un paio di Prada. Non me ne capacito.
In quali condizioni puoi metterti degli UGG? Ok, poniamo che siano usati per lo scopo con cui erano nati, cioè come ABBIGLIAMENTO TECNICO per i surfisti australiani che cercavano di scaldarsi dopo aver fatto surf. Me ne farei una ragione, l'abbigliamento tecnico non deve essere bello, deve essere funzionale. Lo comprendo, lo capisco e posso anche essere d'accordo che servano al loro scopo.
Però tu, donna normale che lo compri per usare nella tua quotidianità, per andare in ufficio, per andare a scuola, per fare la spesa, spiegami: PERCHE'?
Tu, donna, passi la vita a lamentarti perché dovresti perdere qualche chilo, perché quel pantalone ti fa il sedere grosso, perché c'hai la gambetta un po' tozza alla calciatore...e poi ti compri gli UGG? Eddai su! Di certo lo scopo principale non è la valorizzazione, perché a meno che tu non sia Adriana Lima (ne dico una che mi è capitata sott'occhio dal vivo e vi giuro che esteticamente non ha mezzo difetto) e quindi nessuno fa caso a quello che indossi, sia pure una pelliccia di puzzola, non puoi permetterti di mettere gli UGG. E' impossibile. Non voglio minare la vostra autostima, per carità, ma è un dato oggettivo.
Guardate qui la normalità:
Dov'è la cosa bella? Dove? Dio non voglia che cadano anche due fiocchi di neve, sennò va di lusso che non si ritrovino impallinate da qualche invasato convinto di essere finalmente sulle tracce di Bigfoot.
Non trovo pace. Più guardo una persona con gli UGG e più mi verrebbe voglia di fargli sgambetto.
Chi mi conosce sa che sono tutto tranne che una fissata con lo stile e la ricercatezza, vado a giro in Converse All Star da una vita per dire, ma non è che bisogna essere Miuccia Prada per comprendere che sei svalorizzata con quella roba addosso, perdìo!
Parlando in prima persona: un fungo. Io con gli Ugg ai piedi sembrerei un fungo. Ma non di quelli bellini slanciati, col cappello sottile e il gambo affusolato. Nono, uno di quelli belli tondi e compatti con il gambo di 5/6cm buoni di diametro. Un porcino.
Una volta un mio compagno di liceo, che era piuttosto magrolino ma aspirava a fare il calciatore, mi disse - e me lo ricorderò per sempre, una donna non dimentica mai certi affronti - con la più completa ammirazione: "Sai Chiara, se io avessi dei polpacci belli muscolosi come i tuoi, a quest'ora sai già terzino titolare della Nazionale". Da allora ho il complesso segreto dei polpacci, ma ciò mi è stato utile, perché io so, ne sono cosciente e consapevole, che se anche volessi, se fossi follemente innamorata e se volessi omologarmi alla tendenza del momento, non potrei mai, in nessun caso, per nessun motivo permettermi di mettere degli UGG! I miei polpacci mi farebbero rivoltare nella tomba(insieme alle mie unghie, che già non mi daranno mai tregua per lo smalto glitterato di "Cioé"!) per l'eternità.
E Dio non voglia che sopra l'UGG ci sia piazzato il pantacollant iper-stra-aderente e prepotente....ma questo meriterà post a parte, a tempo debito.
Finita questa piccola introduzione, il mio commento al tracollo dell'azienda americana è presto fatto: MI STUPISCO CHE NON SIA SUCCESSO PRIMA.
Dai, sul serio! Avete presente gli UGG? Vi rinfresco la memoria:
In quali condizioni puoi metterti degli UGG? Ok, poniamo che siano usati per lo scopo con cui erano nati, cioè come ABBIGLIAMENTO TECNICO per i surfisti australiani che cercavano di scaldarsi dopo aver fatto surf. Me ne farei una ragione, l'abbigliamento tecnico non deve essere bello, deve essere funzionale. Lo comprendo, lo capisco e posso anche essere d'accordo che servano al loro scopo.
Però tu, donna normale che lo compri per usare nella tua quotidianità, per andare in ufficio, per andare a scuola, per fare la spesa, spiegami: PERCHE'?
Tu, donna, passi la vita a lamentarti perché dovresti perdere qualche chilo, perché quel pantalone ti fa il sedere grosso, perché c'hai la gambetta un po' tozza alla calciatore...e poi ti compri gli UGG? Eddai su! Di certo lo scopo principale non è la valorizzazione, perché a meno che tu non sia Adriana Lima (ne dico una che mi è capitata sott'occhio dal vivo e vi giuro che esteticamente non ha mezzo difetto) e quindi nessuno fa caso a quello che indossi, sia pure una pelliccia di puzzola, non puoi permetterti di mettere gli UGG. E' impossibile. Non voglio minare la vostra autostima, per carità, ma è un dato oggettivo.
Guardate qui la normalità:
Dov'è la cosa bella? Dove? Dio non voglia che cadano anche due fiocchi di neve, sennò va di lusso che non si ritrovino impallinate da qualche invasato convinto di essere finalmente sulle tracce di Bigfoot.
Non trovo pace. Più guardo una persona con gli UGG e più mi verrebbe voglia di fargli sgambetto.
Chi mi conosce sa che sono tutto tranne che una fissata con lo stile e la ricercatezza, vado a giro in Converse All Star da una vita per dire, ma non è che bisogna essere Miuccia Prada per comprendere che sei svalorizzata con quella roba addosso, perdìo!
Parlando in prima persona: un fungo. Io con gli Ugg ai piedi sembrerei un fungo. Ma non di quelli bellini slanciati, col cappello sottile e il gambo affusolato. Nono, uno di quelli belli tondi e compatti con il gambo di 5/6cm buoni di diametro. Un porcino.
Una volta un mio compagno di liceo, che era piuttosto magrolino ma aspirava a fare il calciatore, mi disse - e me lo ricorderò per sempre, una donna non dimentica mai certi affronti - con la più completa ammirazione: "Sai Chiara, se io avessi dei polpacci belli muscolosi come i tuoi, a quest'ora sai già terzino titolare della Nazionale". Da allora ho il complesso segreto dei polpacci, ma ciò mi è stato utile, perché io so, ne sono cosciente e consapevole, che se anche volessi, se fossi follemente innamorata e se volessi omologarmi alla tendenza del momento, non potrei mai, in nessun caso, per nessun motivo permettermi di mettere degli UGG! I miei polpacci mi farebbero rivoltare nella tomba(insieme alle mie unghie, che già non mi daranno mai tregua per lo smalto glitterato di "Cioé"!) per l'eternità.
E Dio non voglia che sopra l'UGG ci sia piazzato il pantacollant iper-stra-aderente e prepotente....ma questo meriterà post a parte, a tempo debito.
martedì 20 novembre 2012
Che brutto tipo di partner sei?
Mentre mettevo a posto un angolo nascosto della mia libreria, mi sono imbattuta in una scatola di vecchi ammennicoli risalenti alla mia adolescenza. Tra i vari diari e quaderni che avevo riempito di concetti piuttosto imbarazzanti, e che non starò certo qui a raccontarvi, mi è caduto l'occhio su un vecchio numero di "Cioè". Oddio "Cioè"! Non ricordavo neanche che fosse esistito. Rammento che lo compravo principalmente per i gadget di cui lo corredavano e non dimenticherò mai lo smalto blu e argento con i glitter che ci trovai la prima volta che lo acquistai, una cafonata che neanche Lady Gaga al massimo splendore. Io però ero piccola ed ingenua, e me ne ero innamorata. La cosa positiva è che mi piaceva talmente tanto che, avendo paura di sprecarlo o peggio ancora di finirlo, lo misi una volta soltanto in tutta la mia vita. Per fortuna, aggiungerei.
Tornando al punto, mi sono messa a sfogliare quel giornaletto con l'occhio scettico di chi ormai è 10 anni più vecchio, e mi sono imbattuta in uno dei MUST del caro vecchio "Cioè": IL TEST della settimana. Quei test che rispondevi a) b) c), poi contavi le risposte ed ottenevi quello che doveva essere il tuo profilo psicologico. Io vorrei sapere i cervelli che stavano dietro a quella rivista. Ma sul serio.
Quella settimana il titolo del test era "che tipo di partner sei?". Quel test, proposto a ragazzine di meno di 14 anni, era la visione innocente e sognatrice di quello che avrebbero dovuto aspettarsi dalla vita, la versione tutta rose, fiori e principi azzurri. Ma siccome poi si cresce, io so che le mie aspettative sono state distrutte anche per colpa di quel Cioè che era riposto nel fondo della mia libreria. E' per questo che oggi sento la necessità di proporre tutti gli altri risultati del test, di cui sappiamo l'esistenza ma di cui nessuno ci ha parlato quando era il momento e che sono stati omessi per creare in noi giovani leve, delle aspettative irreali. Signore e signori...
Che brutto tipo di partner sei?
1. IL PROBLEMATICO/TORMENTATO:
La sua frase tipica è: "Scusa, non sto bene, sono assorto dai miei problemi MA NON E' COLPA TUA, SONO IO. Mi devo prendere del tempo per risolverli e non voglio coinvolgerti per darti delle preoccupazioni". Tipico ragionamento che sta alla base di un rapporto di coppia, non fa una piega.
Il più delle volte il Problematico sparisce, durante uno dei suoi momenti di riflessione, in una nuvola di fumo. Non nel senso che si sfa di canne, anche se il dubbio su quest'ultimo concetto è legittimo, ma che proprio non si riesce più ad avere informazioni sul suo conto. Con ogni probabilità durante uno dei suoi combattimenti interiori, è partito per andare a cercare sé stesso e invece ha trovato una bella Tahitiana niente male, con cui ha messo su famiglia a soli 17mila km di distanza. (Ovviamente i kilometraggi e le nazionalità coinvolte sono a discrezione dell'individuo e possono variare da caso a caso)
2. IL ROMEO INCALLITO:
Non sarò certo io ad uccidere il romanticismo, ma a tutto c'è un limite. E il Romeo incallito è il soggetto che non sembra averne mai compreso l'esistenza. Le prime avvisaglie non tardano ad arrivare, ma all'inizio si sa, sei troppo preso dalla novità per potertene accorgere.
In meno di un mese conoscerai tutti suoi amici, i suoi genitori e sarai già prenotato per il pranzo di Natale con tutti i parenti. Entro i 3 mesi avrai già almeno 2 lucchetti a Ponte Milvio, dei quali ti sarai tenuta inconsciamente una copia della chiave(Moccia non mi avrai MAI), almeno 4kg in più a causa delle scatole di cioccolatini, 3 cellulari fusi perché non hanno retto un ritmo serrato di 18 chiamate al giorno e un ospite fisso in casa a dormire, tutte le notti che Dio mette in terra. In cambio lui ti chiederà di partecipare ad ogni attività che lo riguarda, anche il torneo di bocce se necessario, e se mai proverai ai dirgli che non ti piacciono i suoi amici, lui li mollerà seduta stante senza neanche ribattere. Dopo 6 mesi starà già progettando il vostro matrimonio, immaginando i mille modi in cui fare la proposta e scadendo in un vortice di banalità inaudito, passando dall'anello nel bicchiere di champagne, al viaggio a Parigi, o peggio ancora con una dichiarazione pubblica in un luogo dove ci sono almeno altre 6 coppie nello stesso momento per lo stesso motivo. Mi viene in mente sul London Eye, ma potrebbe essere la Tour Eiffel o ristorante con vista Colosseo.
Se sei un'amante dei romanzi rosa, la cosa potrebbe anche starti bene. Ma se miri, anche solo un minimo, ad avere un qualche tipo di indipendenza: SCAPPA. E scappa veloce. Se avrai bisogno di un paio di scarpe da running non preoccuparti: puoi fartele regalare quando ancora Romeo non sospetta niente.
3. L'ALLERGICO ALLE STORIE SERIE:
La definizione è presto fatta. L'allergico è colui che scappa non appena la storia sembra aver preso un andazzo stabile e tutto va alla stragrande. Può sparire nel nulla comportandosi come "Problematico" per indorare un po' la pillola, oppure può semplicemente dirti: "è stato un piacere, per me la storia finisce qui, però POSSIAMO RIMANERE AMICI. Ciao."
Possiamo rimanere amici??? Ti avverto che in questi momenti vorrai poter ricorrere alla castrazione chimica. Non sarò certo io ad impedirtelo, hai il mio sostegno.
4. IL BUSINESSMAN:
Vedi il tuo fidanzato solo alla sera? Conosce meglio il piatto preferito della sua segretaria che il tuo(non per metterti la pulce nell'orecchio, ma io un occhio su quella segretaria ce lo terrei fisso)? Mentre fate sesso parla con gergo tecnico usando termini incomprensibili, tipici del suo lavoro, e si ricorda che deve chiamare il commercialista per la dichiarazione dei redditi? Ho brutte notizie per te: hai un businessman nel tuo letto.
La versione estremizzata dell'individuo che vive per il suo lavoro. Uno che quando cominciate ad ipotizzare una storia insieme si trattiene dal proporti una bozza di business plan preventivo, che tutti i mesi traccia un bilancio consuntivo delle spese sostenute per portarti a cena fuori e delle ore di straordinari che dovrà fare per tornare in pari coi conti.
La situazione non è di facile soluzione, ma si sa: chi si somiglia si piglia, quindi potresti approfittarne per buttarti anima e corpo nella tua carriera. Se invecce la tua carriera è colata a picco, rasserenati: hai sempre la possibilità di cercarti un amante.
5. IL PATITO DI SPORT:
Il programma della coppia, qualunque sia la faccenda da sbrigare, è questo: facciamo tutto quello che dobbiamo fare durante la settimana. Deve portarti all'IKEA? Scegli un giorno tra lunedì e venerdì, possibilmente non in contemporanea con il torneo di Tennis su ESPN. Il weekend è sacro e la domenica è l'apoteosi dello sportivo medio. Aggiungiamo le coppe europee durante la settimana, sport oltreoceano un giorno sì e quello dopo pure ad orari improponibili (con conseguente sveglia che suona nel cuore della notte per essere sicuri di non farsi trovare impreparati), eventuali tornei particolari nel mezzo del pomeriggio o qualificazioni per una qualche gara di corsa coi carretti nel nord-est della Patagonia. Sai che soddisfazione buttarsi giù per un ghiacciaio con un carretto?
Tutto è in funzione dell'evento sportivo, devi essere pronta ad accettarlo. I modi per sopravvivere immune e senza rischiare un attacco isterico a giorni alterni, sono due: o sei una patita di sport anche tu, o sei una santa donna e ti adatti agli orari degli altri. Ma sappi che, con il tempo, ti renderai conto della grandissima fortuna che può essere avere un uomo in stato vegetativo davanti ad una tv o un pc per ore.
NB - Il vero messaggio di questo post non è che il mondo è pieno di inetti, questi sono solo dei casi limite. Ma c'è una buona probabilità che in una vita intera, almeno uno prima o poi vi toccherà. Non smettete di cercare, qualcuno c'è anche per voi (forse).
E ricordate sempre il messaggio che tutti i vostri filmetti rosa non vi riveleranno mai: l'amore vero è INGRASSARE INSIEME.
Tornando al punto, mi sono messa a sfogliare quel giornaletto con l'occhio scettico di chi ormai è 10 anni più vecchio, e mi sono imbattuta in uno dei MUST del caro vecchio "Cioè": IL TEST della settimana. Quei test che rispondevi a) b) c), poi contavi le risposte ed ottenevi quello che doveva essere il tuo profilo psicologico. Io vorrei sapere i cervelli che stavano dietro a quella rivista. Ma sul serio.
Quella settimana il titolo del test era "che tipo di partner sei?". Quel test, proposto a ragazzine di meno di 14 anni, era la visione innocente e sognatrice di quello che avrebbero dovuto aspettarsi dalla vita, la versione tutta rose, fiori e principi azzurri. Ma siccome poi si cresce, io so che le mie aspettative sono state distrutte anche per colpa di quel Cioè che era riposto nel fondo della mia libreria. E' per questo che oggi sento la necessità di proporre tutti gli altri risultati del test, di cui sappiamo l'esistenza ma di cui nessuno ci ha parlato quando era il momento e che sono stati omessi per creare in noi giovani leve, delle aspettative irreali. Signore e signori...
Che brutto tipo di partner sei?
1. IL PROBLEMATICO/TORMENTATO:
La sua frase tipica è: "Scusa, non sto bene, sono assorto dai miei problemi MA NON E' COLPA TUA, SONO IO. Mi devo prendere del tempo per risolverli e non voglio coinvolgerti per darti delle preoccupazioni". Tipico ragionamento che sta alla base di un rapporto di coppia, non fa una piega.
Il più delle volte il Problematico sparisce, durante uno dei suoi momenti di riflessione, in una nuvola di fumo. Non nel senso che si sfa di canne, anche se il dubbio su quest'ultimo concetto è legittimo, ma che proprio non si riesce più ad avere informazioni sul suo conto. Con ogni probabilità durante uno dei suoi combattimenti interiori, è partito per andare a cercare sé stesso e invece ha trovato una bella Tahitiana niente male, con cui ha messo su famiglia a soli 17mila km di distanza. (Ovviamente i kilometraggi e le nazionalità coinvolte sono a discrezione dell'individuo e possono variare da caso a caso)
2. IL ROMEO INCALLITO:
Non sarò certo io ad uccidere il romanticismo, ma a tutto c'è un limite. E il Romeo incallito è il soggetto che non sembra averne mai compreso l'esistenza. Le prime avvisaglie non tardano ad arrivare, ma all'inizio si sa, sei troppo preso dalla novità per potertene accorgere.
In meno di un mese conoscerai tutti suoi amici, i suoi genitori e sarai già prenotato per il pranzo di Natale con tutti i parenti. Entro i 3 mesi avrai già almeno 2 lucchetti a Ponte Milvio, dei quali ti sarai tenuta inconsciamente una copia della chiave(Moccia non mi avrai MAI), almeno 4kg in più a causa delle scatole di cioccolatini, 3 cellulari fusi perché non hanno retto un ritmo serrato di 18 chiamate al giorno e un ospite fisso in casa a dormire, tutte le notti che Dio mette in terra. In cambio lui ti chiederà di partecipare ad ogni attività che lo riguarda, anche il torneo di bocce se necessario, e se mai proverai ai dirgli che non ti piacciono i suoi amici, lui li mollerà seduta stante senza neanche ribattere. Dopo 6 mesi starà già progettando il vostro matrimonio, immaginando i mille modi in cui fare la proposta e scadendo in un vortice di banalità inaudito, passando dall'anello nel bicchiere di champagne, al viaggio a Parigi, o peggio ancora con una dichiarazione pubblica in un luogo dove ci sono almeno altre 6 coppie nello stesso momento per lo stesso motivo. Mi viene in mente sul London Eye, ma potrebbe essere la Tour Eiffel o ristorante con vista Colosseo.
Se sei un'amante dei romanzi rosa, la cosa potrebbe anche starti bene. Ma se miri, anche solo un minimo, ad avere un qualche tipo di indipendenza: SCAPPA. E scappa veloce. Se avrai bisogno di un paio di scarpe da running non preoccuparti: puoi fartele regalare quando ancora Romeo non sospetta niente.
3. L'ALLERGICO ALLE STORIE SERIE:
La definizione è presto fatta. L'allergico è colui che scappa non appena la storia sembra aver preso un andazzo stabile e tutto va alla stragrande. Può sparire nel nulla comportandosi come "Problematico" per indorare un po' la pillola, oppure può semplicemente dirti: "è stato un piacere, per me la storia finisce qui, però POSSIAMO RIMANERE AMICI. Ciao."
Possiamo rimanere amici??? Ti avverto che in questi momenti vorrai poter ricorrere alla castrazione chimica. Non sarò certo io ad impedirtelo, hai il mio sostegno.
4. IL BUSINESSMAN:
Vedi il tuo fidanzato solo alla sera? Conosce meglio il piatto preferito della sua segretaria che il tuo(non per metterti la pulce nell'orecchio, ma io un occhio su quella segretaria ce lo terrei fisso)? Mentre fate sesso parla con gergo tecnico usando termini incomprensibili, tipici del suo lavoro, e si ricorda che deve chiamare il commercialista per la dichiarazione dei redditi? Ho brutte notizie per te: hai un businessman nel tuo letto.
La versione estremizzata dell'individuo che vive per il suo lavoro. Uno che quando cominciate ad ipotizzare una storia insieme si trattiene dal proporti una bozza di business plan preventivo, che tutti i mesi traccia un bilancio consuntivo delle spese sostenute per portarti a cena fuori e delle ore di straordinari che dovrà fare per tornare in pari coi conti.
La situazione non è di facile soluzione, ma si sa: chi si somiglia si piglia, quindi potresti approfittarne per buttarti anima e corpo nella tua carriera. Se invecce la tua carriera è colata a picco, rasserenati: hai sempre la possibilità di cercarti un amante.
5. IL PATITO DI SPORT:
Il programma della coppia, qualunque sia la faccenda da sbrigare, è questo: facciamo tutto quello che dobbiamo fare durante la settimana. Deve portarti all'IKEA? Scegli un giorno tra lunedì e venerdì, possibilmente non in contemporanea con il torneo di Tennis su ESPN. Il weekend è sacro e la domenica è l'apoteosi dello sportivo medio. Aggiungiamo le coppe europee durante la settimana, sport oltreoceano un giorno sì e quello dopo pure ad orari improponibili (con conseguente sveglia che suona nel cuore della notte per essere sicuri di non farsi trovare impreparati), eventuali tornei particolari nel mezzo del pomeriggio o qualificazioni per una qualche gara di corsa coi carretti nel nord-est della Patagonia. Sai che soddisfazione buttarsi giù per un ghiacciaio con un carretto?
Tutto è in funzione dell'evento sportivo, devi essere pronta ad accettarlo. I modi per sopravvivere immune e senza rischiare un attacco isterico a giorni alterni, sono due: o sei una patita di sport anche tu, o sei una santa donna e ti adatti agli orari degli altri. Ma sappi che, con il tempo, ti renderai conto della grandissima fortuna che può essere avere un uomo in stato vegetativo davanti ad una tv o un pc per ore.
NB - Il vero messaggio di questo post non è che il mondo è pieno di inetti, questi sono solo dei casi limite. Ma c'è una buona probabilità che in una vita intera, almeno uno prima o poi vi toccherà. Non smettete di cercare, qualcuno c'è anche per voi (forse).
E ricordate sempre il messaggio che tutti i vostri filmetti rosa non vi riveleranno mai: l'amore vero è INGRASSARE INSIEME.
mercoledì 7 novembre 2012
Centralinista per caso
Sono diventata una centralinista. E non sono una delle tanto nominate neolaureate che guadagnano 600€ al mese per lavorare in un call center, troppa grazia. Prima cosa non sono neolaureata e non è il "neo" che mi manca, è proprio la sostanza. Secondo punto, MAGARI guadagnassi 600€ al mese, lavoro gratis. Ma perché sono un tipo speciale di centralinista: io rispondo solo a persone particolarmente fulminate e/o saccenti/arroganti che sbagliano numero. E non si sa perché chiamano SEMPRE me.
Se non fosse per la rottura di balle che mi procura rispondere al telefono mentre sto studiando (avete presente quando state seguendo il ragionamento di un esercizio, facendo una fatica immane per capire quello che state facendo e nel momento in cui credete di aver conquistato l'intuizione giusta...DRIIIIIIN! PANICO! - e bestemmione al seguito. Perché tanto lo sapete già: quando ritornerete su quel quaderno, dovrete rifare tutto da capo!) avere la prontezza per rispondere con frasi adatte(o puntate acide, a seconda dell'esigenza) ogni volta, sarebbe anche divertente.
Qualche giorno fa avevo pubblicato su twitter il contenuto dell'ultimo errore di digitazione telefonica, e credo che ora ve lo esporrò in più di 140 caratteri.
-Pronto?
-Pronto, frantoio di Pianella?
-Ehm no. Guardi, ha sbagliato numero.
-(risposta anche con fare arrogante) Non è possibile. Sull'elenco c'è scritto questo numero!
-Eh ma le cose son due: o l'ha digitato male oppure hanno chiuso il frantoio di Pianella. E considerando che mio nonno c'è andata 2 giorni fa, opterei per la prima.
-Nono, sull'elenco c'è questo numero. So sicuro. Ci vedo bene eh!(la gente saccente...mmm!)
-Ovvia. Allora che s'ha fare? Mi porta l'olive e gliele schiaccio io a mano??
-TU TU TU TU
Cioè: rompi le palle, mi rispondi arrogante quasi fosse colpa mia che non riesci a copiare un numero, e poi neanche saluti? Ma io ti toglierei il diritto di avere un telefono in casa! Un corso di segnali di fumo, ecco che ci vorrebbe.
Stamani invece, e da qui l'ispirazione per il pezzo, la telefonata più assurda in assoluto che abbia mai ricevuto in tutta la mia vita. La scena è stata questa: esercizio di termodinamica, DRIIIN (del cellulare), numero anonimo, imprecazioni verso i piani alti,
-Pronto?
-(voce di ragazza)Il tuo fidanzato ti ha tradito!
-..................................(o_O")
-Hai capito?
-Eh, ho capito. Ma in che senso?
-Ma come in che senso? E' venuto a letto con me. Ma lui non te lo dirà mai.
-Ah.
-E non dici niente?
-Mah, visto che te conosci il mio fidanzato e io no, se mi lasci un recapito magari me lo presenti.
-Ma scusa, non sei Francesca?
-Eh no....
-........cheffiguradimerdaaaaaaaaaa
-Eh. Oh però grazie, io ho apprezzato l'impegno. Non so se lo farà anche Francesca...
Capite? State capendo che razza di casi umani mi passano per le orecchie? Ora, a parte che se vai con uno che è fidanzato, fatti i cazzi tuoi dopo. E' inutile che prima ti diverti e poi vai a fare ammissioni, da numero privato(cuor di leone proprio) senza dire chi sei, che fai, dove vai, perché etc, per lavarti la coscienza. Non c'è bisogno che vai a spargere tragedie. Se ti devono venire i sensi di colpa, ci potevi pensare prima di farlo e risolvevi il problema alla radice. FAINA!
Se non fosse per la rottura di balle che mi procura rispondere al telefono mentre sto studiando (avete presente quando state seguendo il ragionamento di un esercizio, facendo una fatica immane per capire quello che state facendo e nel momento in cui credete di aver conquistato l'intuizione giusta...DRIIIIIIN! PANICO! - e bestemmione al seguito. Perché tanto lo sapete già: quando ritornerete su quel quaderno, dovrete rifare tutto da capo!) avere la prontezza per rispondere con frasi adatte(o puntate acide, a seconda dell'esigenza) ogni volta, sarebbe anche divertente.
Qualche giorno fa avevo pubblicato su twitter il contenuto dell'ultimo errore di digitazione telefonica, e credo che ora ve lo esporrò in più di 140 caratteri.
-Pronto?
-Pronto, frantoio di Pianella?
-Ehm no. Guardi, ha sbagliato numero.
-(risposta anche con fare arrogante) Non è possibile. Sull'elenco c'è scritto questo numero!
-Eh ma le cose son due: o l'ha digitato male oppure hanno chiuso il frantoio di Pianella. E considerando che mio nonno c'è andata 2 giorni fa, opterei per la prima.
-Nono, sull'elenco c'è questo numero. So sicuro. Ci vedo bene eh!(la gente saccente...mmm!)
-Ovvia. Allora che s'ha fare? Mi porta l'olive e gliele schiaccio io a mano??
-TU TU TU TU
Cioè: rompi le palle, mi rispondi arrogante quasi fosse colpa mia che non riesci a copiare un numero, e poi neanche saluti? Ma io ti toglierei il diritto di avere un telefono in casa! Un corso di segnali di fumo, ecco che ci vorrebbe.
Stamani invece, e da qui l'ispirazione per il pezzo, la telefonata più assurda in assoluto che abbia mai ricevuto in tutta la mia vita. La scena è stata questa: esercizio di termodinamica, DRIIIN (del cellulare), numero anonimo, imprecazioni verso i piani alti,
-Pronto?
-(voce di ragazza)Il tuo fidanzato ti ha tradito!
-..................................(o_O")
-Hai capito?
-Eh, ho capito. Ma in che senso?
-Ma come in che senso? E' venuto a letto con me. Ma lui non te lo dirà mai.
-Ah.
-E non dici niente?
-Mah, visto che te conosci il mio fidanzato e io no, se mi lasci un recapito magari me lo presenti.
-Ma scusa, non sei Francesca?
-Eh no....
-........cheffiguradimerdaaaaaaaaaa
-Eh. Oh però grazie, io ho apprezzato l'impegno. Non so se lo farà anche Francesca...
Capite? State capendo che razza di casi umani mi passano per le orecchie? Ora, a parte che se vai con uno che è fidanzato, fatti i cazzi tuoi dopo. E' inutile che prima ti diverti e poi vai a fare ammissioni, da numero privato(cuor di leone proprio) senza dire chi sei, che fai, dove vai, perché etc, per lavarti la coscienza. Non c'è bisogno che vai a spargere tragedie. Se ti devono venire i sensi di colpa, ci potevi pensare prima di farlo e risolvevi il problema alla radice. FAINA!
domenica 28 ottobre 2012
Sto dando i numeri
Per la cronaca, oggi pomeriggio avevo iniziato un pezzo sulla "teoria del Loop" che mi perseguita, ma mi faceva onco. Quindi dopo quasi 1 ora di scribacchiamenti vari, l'ho cestinato in grande stile. Ed ho anche pensato che era il primo post che buttavo, da quando ho tirato su questo bloggo. Il primo. Il che mi ha convinta che quello che faceva per me oggi, era un post sui "NUMERI". Eh sì, i numeri. Sarà che studio ingegneria e quindi il mio mondo è fatto quasi solamente di quelli, ma anche la vita di ognuno di voi è costantemente perseguitata dai numeri. Vi parlo della mia.
24 è il numero degli anni che ho passato su questo mondo. Alti e bassi, certo, ma testati per bene. Il tagliando è roba da dilettanti.
3 è il numero delle sbronze veramente serie, di quelle che ti affidi solo al tè caldo e al caffè come confessori. Quelle in cui fai la spola letto-divano per una giornata e all'affermazione "prendile più piccine e più spesso" degli amici, rispondi con un sano: "no basta. Ho smesso."
43 è il numero delle volte in cui ogni giorno mi maledico per aver scelto la facoltà che non era quella che avrei dovuto fare.
4 è il numero degli esami che mi mancano ancora per essere una persona libera.
7 è il numero degli scudetti che vedo appesi nel mio palazzo. Quelli che hanno fatto la storia del basket italiano degli ultimi 10 anni. Ma poi ci sarebbero anche 4 Coppe Italia, 6 Supercoppe, 1 Coppa Saporta.
5 è il numero dell'autobus che ho preso per tornare a casa, ogni santo giorno per 5 anni.
2 è il numero delle tazze giganti di orzo che mi bevo in media ogni giorno. Sono diventata dipendente.
3 è il numero di libri cominciati e non finiti, che stazionano sopra al mio comodino.
45 è il numero totale di volte in cui ho visto il film Titanic.
3 è il numero delle volte in cui NON ho pianto vedendo il film Titanic.
4 è il numero degli anni passati da quando ho preso la mia prima vera, reale, insuperabile, deludente, bruciante boccata (boccata: termine locale, indicante cocente rifiuto amoroso). 4 anni spaccati. Ieri tra l'altro, manco a farlo apposta. Che poi sono anche 1457 giorni. Quindi di numeri ne vale anche due,o tre.
6 è il numero di chili che ho perso negli ultimi 6 mesi.
1 è il numero delle volte che mi sono svegliata piangendo nel mezzo della notte.
2 è il numero totale di fumetti che sono nella mia libreria, entrambi di quel gran genio che è zerocalcare.
7 è il numero di cappelli invernali che ho nell'armadio.
23 è il numero di volte in cui oggi ho ascoltato la canzone "Our Lives" dei The Calling.
4000 è il numero delle volte in cui mi sono domandata se quella che sto facendo è la cosa giusta. Se ripensare al passato è una cosa che fa bene o se è solo un momento legittimo che serve per valutare, fare i propri bilanci e andare avanti.
304 è il numero delle visite che ha ricevuto il mio blog in un mese di vita.
Un po', è il numero delle volte in cui penso alla stessa persona ogni giorno.
9000 è il numero complessivo dei pezzi di puzzle che ho appeso in camera.
0 è il numero delle cose che dovrei aspettarmi dalla vita, per poter apprezzare a pieno quelle che mi vengono concesse.
N è il numero delle cose che invece mi aspetto, e lo stesso delle volte che, mediamente, rimango a piedi.
1 è il numero di vite che ci è concesso. Quella che dobbiamo vivere, ogni giorno pensando che "ogni lasciata è persa".
130 le volte che ho detto "Sto alla grande. Non ci penso più, davvero." per cercare di convincere me stessa, mentre cercavo di convincere gli altri.
24 è il numero degli anni che ho passato su questo mondo. Alti e bassi, certo, ma testati per bene. Il tagliando è roba da dilettanti.
3 è il numero delle sbronze veramente serie, di quelle che ti affidi solo al tè caldo e al caffè come confessori. Quelle in cui fai la spola letto-divano per una giornata e all'affermazione "prendile più piccine e più spesso" degli amici, rispondi con un sano: "no basta. Ho smesso."
43 è il numero delle volte in cui ogni giorno mi maledico per aver scelto la facoltà che non era quella che avrei dovuto fare.
4 è il numero degli esami che mi mancano ancora per essere una persona libera.
7 è il numero degli scudetti che vedo appesi nel mio palazzo. Quelli che hanno fatto la storia del basket italiano degli ultimi 10 anni. Ma poi ci sarebbero anche 4 Coppe Italia, 6 Supercoppe, 1 Coppa Saporta.
5 è il numero dell'autobus che ho preso per tornare a casa, ogni santo giorno per 5 anni.
2 è il numero delle tazze giganti di orzo che mi bevo in media ogni giorno. Sono diventata dipendente.
3 è il numero di libri cominciati e non finiti, che stazionano sopra al mio comodino.
45 è il numero totale di volte in cui ho visto il film Titanic.
3 è il numero delle volte in cui NON ho pianto vedendo il film Titanic.
4 è il numero degli anni passati da quando ho preso la mia prima vera, reale, insuperabile, deludente, bruciante boccata (boccata: termine locale, indicante cocente rifiuto amoroso). 4 anni spaccati. Ieri tra l'altro, manco a farlo apposta. Che poi sono anche 1457 giorni. Quindi di numeri ne vale anche due,o tre.
6 è il numero di chili che ho perso negli ultimi 6 mesi.
1 è il numero delle volte che mi sono svegliata piangendo nel mezzo della notte.
2 è il numero totale di fumetti che sono nella mia libreria, entrambi di quel gran genio che è zerocalcare.
7 è il numero di cappelli invernali che ho nell'armadio.
23 è il numero di volte in cui oggi ho ascoltato la canzone "Our Lives" dei The Calling.
4000 è il numero delle volte in cui mi sono domandata se quella che sto facendo è la cosa giusta. Se ripensare al passato è una cosa che fa bene o se è solo un momento legittimo che serve per valutare, fare i propri bilanci e andare avanti.
304 è il numero delle visite che ha ricevuto il mio blog in un mese di vita.
Un po', è il numero delle volte in cui penso alla stessa persona ogni giorno.
9000 è il numero complessivo dei pezzi di puzzle che ho appeso in camera.
0 è il numero delle cose che dovrei aspettarmi dalla vita, per poter apprezzare a pieno quelle che mi vengono concesse.
N è il numero delle cose che invece mi aspetto, e lo stesso delle volte che, mediamente, rimango a piedi.
1 è il numero di vite che ci è concesso. Quella che dobbiamo vivere, ogni giorno pensando che "ogni lasciata è persa".
130 le volte che ho detto "Sto alla grande. Non ci penso più, davvero." per cercare di convincere me stessa, mentre cercavo di convincere gli altri.
sabato 20 ottobre 2012
Riflessioni di rientro
Com'era preventivabile, il progetto del "quotidiano" è andato a farsi friggere dopo solo un giorno! C'è da dire che sono credibile quando lancio queste idee. Sono comunque giustificata: ero in vacanza. LA settimana di vacanza, come non me ne capitavano da un pezzo. Sette giorni in cui è andato tutto liscio come l'olio, non l'avrei mai detto. Non un problema, non un intoppo, non un grattacapo. Fare soltanto quello che si ha voglia di fare. Dovrei trovare il modo di farlo più spesso. Più che altro, dovrei trovare i fondi!
Posti belli, vita piacevole, tempo perfetto, casa deliziosa, amici interessanti e coinquilini amabili. Insomma, il primo viaggio da sola è promosso: 10+!
Il momento migliore in cui potesse capitarmi. Girare da sola per il centro di Barcellona con le cuffie nelle orecchie, la macchina fotografica in mano e un buon libro in borsa, con la mappa come segnalibro è stata un'esperienza illuminante.
Tanto tempo per pensare e analizzare gli aspetti della vita che non vanno. Inoltre, quando sei lontano da casa, tutto appare distante e lucido quanto basta per capire che è ora di lasciare la strada che stai percorrendo e prenderne una nuova. Vedi come gira il resto del mondo e capisci che non c'è un'unica via da scegliere, si può decidere di cambiare.
Ho riassaporato l'essenza della "Libertà". Dello svegliarsi la mattina e dire: cosa voglio fare della mia giornata? Quella che, mentre sei in giro, ti fa entrare in viuzze a caso per vedere cosa c'è in fondo; quella che se piove, decidi di stare in casa accoccolata sul divano, con una coperta, un buon libro o un film. E perché no, un bel té alla menta, preparato con tanto amore fraterno da chi ti ospita in casa.
Se non si stacca mai, ci dimentichiamo com'è che funziona. Ci dimentichiamo di noi stessi perché siamo troppo concentrati sulle cose che DOBBIAMO fare.
Una volta ho letto da qualche parte che "La libertà dell'uomo è definitiva ed immediata, se egli così vuole; essa non dipende da vittorie esterne, ma interne." che poi sono quelle più difficili, perché non ci si può parare dietro ad un dito con noi stessi. Ma c'è da dire che quando vinci una battaglia interna poi ti senti un gran figo!
Insomma, per farla breve, sono tornata nuova. Non solo a livello di stress, sono tornata nuova perché qualcosa è decisamente cambiato nella mia testa. Ho capito due cose:
1) Ho capito cosa devo lasciare. Le cose che non sono mai andate e che, per quanto abbia sperato, non andranno mai. Riuscire finalmente a capire che se anche quell'1% di possibilità dovesse avverarsi, non avrai mai la vita che hai immaginato. Per il semplice fatto che una è immaginazione, l'altra è realtà.
2) Ho capito dove voglio arrivare. E ho un obiettivo da raggiungere il più fedelmente possibile alle mie aspettative. Non andrà sicuramente come mi aspetto, ma sono pronta a correre il rischio e provarci.
Citerò adesso, anche per la vostra gioia, la frase più inflazionata dai cantautori pop degli ultimi 15 anni: "Oggi è il primo giorno del resto della tua vita".
Ebbene, così è se vi pare. Il passato non si cambia, il futuro possiamo cercare di portarlo dove vogliamo noi. Quindi rimbocchiamoci le maniche e guardiamo avanti. Caro Futuro, non ti temo!
Posti belli, vita piacevole, tempo perfetto, casa deliziosa, amici interessanti e coinquilini amabili. Insomma, il primo viaggio da sola è promosso: 10+!
Il momento migliore in cui potesse capitarmi. Girare da sola per il centro di Barcellona con le cuffie nelle orecchie, la macchina fotografica in mano e un buon libro in borsa, con la mappa come segnalibro è stata un'esperienza illuminante.
Tanto tempo per pensare e analizzare gli aspetti della vita che non vanno. Inoltre, quando sei lontano da casa, tutto appare distante e lucido quanto basta per capire che è ora di lasciare la strada che stai percorrendo e prenderne una nuova. Vedi come gira il resto del mondo e capisci che non c'è un'unica via da scegliere, si può decidere di cambiare.
Ho riassaporato l'essenza della "Libertà". Dello svegliarsi la mattina e dire: cosa voglio fare della mia giornata? Quella che, mentre sei in giro, ti fa entrare in viuzze a caso per vedere cosa c'è in fondo; quella che se piove, decidi di stare in casa accoccolata sul divano, con una coperta, un buon libro o un film. E perché no, un bel té alla menta, preparato con tanto amore fraterno da chi ti ospita in casa.
Se non si stacca mai, ci dimentichiamo com'è che funziona. Ci dimentichiamo di noi stessi perché siamo troppo concentrati sulle cose che DOBBIAMO fare.
Una volta ho letto da qualche parte che "La libertà dell'uomo è definitiva ed immediata, se egli così vuole; essa non dipende da vittorie esterne, ma interne." che poi sono quelle più difficili, perché non ci si può parare dietro ad un dito con noi stessi. Ma c'è da dire che quando vinci una battaglia interna poi ti senti un gran figo!
Insomma, per farla breve, sono tornata nuova. Non solo a livello di stress, sono tornata nuova perché qualcosa è decisamente cambiato nella mia testa. Ho capito due cose:
1) Ho capito cosa devo lasciare. Le cose che non sono mai andate e che, per quanto abbia sperato, non andranno mai. Riuscire finalmente a capire che se anche quell'1% di possibilità dovesse avverarsi, non avrai mai la vita che hai immaginato. Per il semplice fatto che una è immaginazione, l'altra è realtà.
2) Ho capito dove voglio arrivare. E ho un obiettivo da raggiungere il più fedelmente possibile alle mie aspettative. Non andrà sicuramente come mi aspetto, ma sono pronta a correre il rischio e provarci.
Citerò adesso, anche per la vostra gioia, la frase più inflazionata dai cantautori pop degli ultimi 15 anni: "Oggi è il primo giorno del resto della tua vita".
Ebbene, così è se vi pare. Il passato non si cambia, il futuro possiamo cercare di portarlo dove vogliamo noi. Quindi rimbocchiamoci le maniche e guardiamo avanti. Caro Futuro, non ti temo!
mercoledì 10 ottobre 2012
Barcelona - Primer día
Todo bien por la primer dìa.
Sì ok, l'interculturalità e tutto il resto, bellissimo ma io ora parlo in italiano. O almeno ci provo. Tra l'altro questo è il mio post scritto da iPad…sarò impopolare ma credo di preferire la tastiera classica, almeno so dove pigio! Comuuuuunque, il progetto di questa settimana sarà il diario del soggiorno. Sicuramente non ce la farò a fare un quotidiano, ma la volontà c'è.
Ovviamente non starò qui a parlarvi del gironturistico che dovreste fare per Barcellona: chi può essere venuto qui e non aver mai visto la Sagrada Familia o il Parc Guell? Bene, siccome io queste cose le ho già viste, questa sarà la settimana della Barcellona da vivere!
Ma partiamo da principio: sveglia ore 6. Direte voi, avevi l'aereo presto? Macché, è che Siena è così ben collegata con il resto del mondo che: o parti alle 7 con l'autobus, o prendi il treno accettando di fare 78 scambi. Visto che pioveva, ho optato per la prima opzione, e ringraziando Dio, non ho preso neanche una goccia d'acqua. In compenso però, la signorina spagnola seduta dietro a me, ha parlato ininterrottamente dalle 7:05 alle 9:25(orario di arrivo all'aeroporto) ad un ritmo serrato di 500 parole al minuto, sparate come fosse una mitraglietta della guerra del 15-18.
A dire il vero, per la prima volta in assoluto non ci sono stati cambi di programma degni di nota: è scorso tutto liscio come l'olio. Voli puntuali, banchi check in aperti presto, cielo che alla fine si è rasserenato, posto al finestrino, niente bagaglio perso e autobus per il centro beccato alla prima senza neanche dover aspettare 5 minuti.

Una volta arrivata a Plaza de Catalunya c'era una delle presenze fisse della mia vita ad aspettarmi (no, non sto parlando di padre, bensì di cugino. Capirai che differenza, direte voi. Acidi), il faro nei momenti di smarrimento, la luce in fondo al tunnel, la boa in mezzo al mare, eccetera eccetera. Mi ha portata a casa, abbiamo fatto la spesa, siamo andati dall'ortolano(che ha uno dei negozi più geniali che abbia mai visto, con tanto di tubini vaporizzatori ogni tot ceste di verdura) e comprato anche le piantine di prezzemolo. A seguire: birra nel localino sotto casa, papaya, doccia, giro in moto per arrivare in centro e mostra di gioielli realizzati con cristalli sale.
Nota: se c'è una razza che è ancora peggio degli italiani in quanto a tocchicciamenti e smancerie, sono gli spagnoli. Cioè, loro ti vedono per la prima volta, se sei con un loro amico, apriti cielo e spalancati terra! Arrivano, neanche ciao, e son tutti lì a tocchicciarti e sbaciucchiartiue come se ti conoscessero da 10 anni. Attenzione dunque, amici afefobici!
Usciti da lì, bevutina in un locale carinissimo: l'antic teatre. Locale pittoresco, sviluppato all'aperto su un terrazza e nel sottostante piazzale, all'interno di un cortile. Cocktails importanti e niente servizio al tavolo. Voto 9
Cena, niente da dichiarare, locale appena accanto al mercato di Santa Caterina(del quale mi sfugge il nome, ma potrebbe essere per colpa della pina colada.
Rientro in moto verso mezzanotte, con magliettina sbracciata. A me mi fa un caldo che voi non ve l'immaginate neanche!!!
Sì ok, l'interculturalità e tutto il resto, bellissimo ma io ora parlo in italiano. O almeno ci provo. Tra l'altro questo è il mio post scritto da iPad…sarò impopolare ma credo di preferire la tastiera classica, almeno so dove pigio! Comuuuuunque, il progetto di questa settimana sarà il diario del soggiorno. Sicuramente non ce la farò a fare un quotidiano, ma la volontà c'è.
Ovviamente non starò qui a parlarvi del gironturistico che dovreste fare per Barcellona: chi può essere venuto qui e non aver mai visto la Sagrada Familia o il Parc Guell? Bene, siccome io queste cose le ho già viste, questa sarà la settimana della Barcellona da vivere!
Ma partiamo da principio: sveglia ore 6. Direte voi, avevi l'aereo presto? Macché, è che Siena è così ben collegata con il resto del mondo che: o parti alle 7 con l'autobus, o prendi il treno accettando di fare 78 scambi. Visto che pioveva, ho optato per la prima opzione, e ringraziando Dio, non ho preso neanche una goccia d'acqua. In compenso però, la signorina spagnola seduta dietro a me, ha parlato ininterrottamente dalle 7:05 alle 9:25(orario di arrivo all'aeroporto) ad un ritmo serrato di 500 parole al minuto, sparate come fosse una mitraglietta della guerra del 15-18.
A dire il vero, per la prima volta in assoluto non ci sono stati cambi di programma degni di nota: è scorso tutto liscio come l'olio. Voli puntuali, banchi check in aperti presto, cielo che alla fine si è rasserenato, posto al finestrino, niente bagaglio perso e autobus per il centro beccato alla prima senza neanche dover aspettare 5 minuti.

Una volta arrivata a Plaza de Catalunya c'era una delle presenze fisse della mia vita ad aspettarmi (no, non sto parlando di padre, bensì di cugino. Capirai che differenza, direte voi. Acidi), il faro nei momenti di smarrimento, la luce in fondo al tunnel, la boa in mezzo al mare, eccetera eccetera. Mi ha portata a casa, abbiamo fatto la spesa, siamo andati dall'ortolano(che ha uno dei negozi più geniali che abbia mai visto, con tanto di tubini vaporizzatori ogni tot ceste di verdura) e comprato anche le piantine di prezzemolo. A seguire: birra nel localino sotto casa, papaya, doccia, giro in moto per arrivare in centro e mostra di gioielli realizzati con cristalli sale.
Nota: se c'è una razza che è ancora peggio degli italiani in quanto a tocchicciamenti e smancerie, sono gli spagnoli. Cioè, loro ti vedono per la prima volta, se sei con un loro amico, apriti cielo e spalancati terra! Arrivano, neanche ciao, e son tutti lì a tocchicciarti e sbaciucchiartiue come se ti conoscessero da 10 anni. Attenzione dunque, amici afefobici!
Usciti da lì, bevutina in un locale carinissimo: l'antic teatre. Locale pittoresco, sviluppato all'aperto su un terrazza e nel sottostante piazzale, all'interno di un cortile. Cocktails importanti e niente servizio al tavolo. Voto 9
Cena, niente da dichiarare, locale appena accanto al mercato di Santa Caterina(del quale mi sfugge il nome, ma potrebbe essere per colpa della pina colada.
Rientro in moto verso mezzanotte, con magliettina sbracciata. A me mi fa un caldo che voi non ve l'immaginate neanche!!!
domenica 7 ottobre 2012
Gino! Domani vo in Sssspagna!
Citazioni colte, da film importanti. Lascio il link per quelli (mi auguro POCHI) a cui mancasse la fonte della citazione, pietra miliare della produzione cinematografica italiana, per altro.
Tralasciando il dettaglio che il mio "domani" in realtà è un "dopodomani", il tempo è quello che è, e tanto lo so che domani poi trovo il tempo di fare tutto a corsa, tranne che aggiornare il bloggo.
Indi, ragion per cui, dato il fatto che e anche poscia, scrivo adesso così almeno poi mi posso apprestare con gioia ad affrontare l'emozione del prima viaggio da sola. E' arrivato il tanto temuto momento in cui la necessità di cambiare aria per qualche giorno, passa avanti anche alla compagnia. E farò in tempo martedì mattina a maledirmi per questo concetto, quando alla 3°ora di attesa da sola in aeroporto, avrò due balle delle dimensione dell'impero napoleonico prima della campagna di Russia. Proverò a ricordarmi che il viaggio programmato da 2 mesi non poteva capitare in una congiunzione astrale migliore. Sìsì. Me lo sento, anzi...LO SO! In fondo, ci sono esperienze meno formative che andare via per un po'.
Come ci si sente a viaggiare da soli? Liberi? Grandi? Autonomi? Io un po' di paura ce l'ho, ed in quanto nata sotto il segno della vergine, potrebbe dipendere dalla mia fifa innata per la non programmazione. Lo sbaraglio mi disorienta!
Che poi, sbaraglio completo, non è mica. Alloggio c'è. Programma...no. Programma assolutamente no. Il programma di massima è lo stesso per tutti i giorni: vivi la giornata, come ti va.
E ora che ci penso, non ho neanche una guida di Barcellona. I miei ricordi dei 3 giorni di passaggio, 2 anni fa, sono circoscritti al Montjuic e offuscati dalla sangria. Ecco, la sangria. Sarà un approccio interessante visto che la signorina nutrizionista che perde tempo con me da una settimana mi ha sottolineato: NO ALCOOL. Ma la sangria...eddai...è più un succo di frutta!
E ora mi sovviene che...non ho mai assaggiato i churros! Vi rendete conto? Sono stata in Spagna 2 volte, e non ho mai assaggiato i churros. Sono una brutta persona. E questo concetto me lo ribadirà anche la signorina di cui sopra quando tornerò a casa rotolando. Senza tanti giri di parole, temo.
Se avete consigli su luoghi, attività, gite, negozi, locali, tutto il "can't miss" che vi pare e me li volete lasciare in un commentino al pezzo, mi fareste felice!
Said that, sarà il caso che me ne torni a studiare. Ho una valigia da preparare stasera!
Vi lascio con la hit di punta, direttamente dall' OST di "Barcelona 2012" già pronta sul mio iPhone:
"Woke up on the right side of the bed
What's up with this Prince song inside my head?
Hands up if you're down to get down tonight
Cuz it's always a good time.
Slept in all my clothes like I didn't care
Hopped into a cab, take me anywhere
I'm in if you're down to get down tonight
Cuz it's always a good time"
venerdì 5 ottobre 2012
Da grande voglio fare l'hacker
In questo preciso momento storico, in cui rischi l'infermità mentale se affermi in pubblico di essere sicuro che appena laureato riuscirai a trovare un lavoro, la domanda che assale la maggior parte degli studenti universitari italiani è: "Perché lo sto facendo? Perché mi faccio un mazzo così, studiando libri alti quanto i tacchi nascosti del Berlusca, se tanto poi rimarrò a piedi?"
Ed è proprio quando ti assale il dubbio sul futuro, che parte la tanto temuta domanda: "ma io, da grande, cosa vorrei fare?"
E' la stessa domanda che ti perseguita da quando avevi 3 anni, al primo giorno di scuola materna. All'epoca rispondevo la principessa, a 5 anni siamo passati alla veterinaria (erano occupazioni di gran moda all'epoca. Adesso se chiedi a una creatura di 5 anni cosa vuole fare da grande, va di lusso se non ti risponde "Project Manager per un'azienda di software"), ma a 8 anni ho avuto la prima vera scissione con il mondo delle altre bambine. Loro erano tutto un "voglio fare la ballerina/l'attrice/la cantante/la pittrice/la moglie di uno dei take that(piccole arrampicatrici sociali crescono)", e anche per me c'è stato il momento di richiamo artistico, con la differenza sostanziale che io aspiravo a fare l'imbianchino, e visto quanto costa ridipingere casa, mannaggia a me e a quando non mi sono presa sul serio!
Crescendo i progetti diventano roba seria, finché non ti trovi nella mia situazione attuale: impantanata nell'università italiana, con la necessità di uscirne, ma senza opzioni reali su cui buttarti. Io è qualche giorno che ci penso a quello che vorrei fare, e dopo l'ennesimo ingastrimento dovuto alla lettura di certi siti internet (senza fare nomi signor H, non si preoccupi) - parlo di un sito di basket nello specifico, ma direi che è un problema applicabile anche a numerosi altri temi, dalla politica al curling (ndr) - che si spacciano per competenti ed imparziali, ma non sono altro che appendici faziose di società che spendono e spandono da anni senza averne ricavato una cicca e dando la colpa della loro incompetenza al resto del mondo e alle congiunzioni astrali di Madre Natura, ho avuto l'illuminazione. Da grande voglio fare l'hacker. Tanto, non pagata per non pagata, almeno mi toglierei delle soddisfazioni.
Mica per far sparire dal mondo le notizie che non mi piacciono o far collassare server per antipatia, solo per mettere le cose al loro posto: ti spacci per SUPER PARTES? Benissimo. Allora che l'articolo che scrivi, lo sia. Non lo è? Allora io ti cancello il pezzo, e alla terza volta ti faccio risucchiare il server da un buco nero della nebulosa di Urano.
Il problema non si porrebbe se invece ti spacciassi per come realmente sei, cioè un sito/giornale di parte. Hai uno schieramento? Nessun problema, dichiaralo e scrivi quello che vuoi nei limiti imposti dalla legge, ovviamente. A quel punto se voglio leggerti o meno sarà un problema mio e solo mio, singolo individuo, che scelgo per la mia vita e per il mio fegato.
E invece no. Qui si continuano a spacciare verità assolute come fossero erba, e di quella buona.
Bisognerebbe essere un po' più onesti con chi "compra" il nostro prodotto, perché attirare attenzione ad ogni costo, non sempre è una scelta redditizia.
Ed è proprio quando ti assale il dubbio sul futuro, che parte la tanto temuta domanda: "ma io, da grande, cosa vorrei fare?"
E' la stessa domanda che ti perseguita da quando avevi 3 anni, al primo giorno di scuola materna. All'epoca rispondevo la principessa, a 5 anni siamo passati alla veterinaria (erano occupazioni di gran moda all'epoca. Adesso se chiedi a una creatura di 5 anni cosa vuole fare da grande, va di lusso se non ti risponde "Project Manager per un'azienda di software"), ma a 8 anni ho avuto la prima vera scissione con il mondo delle altre bambine. Loro erano tutto un "voglio fare la ballerina/l'attrice/la cantante/la pittrice/la moglie di uno dei take that(piccole arrampicatrici sociali crescono)", e anche per me c'è stato il momento di richiamo artistico, con la differenza sostanziale che io aspiravo a fare l'imbianchino, e visto quanto costa ridipingere casa, mannaggia a me e a quando non mi sono presa sul serio!
Crescendo i progetti diventano roba seria, finché non ti trovi nella mia situazione attuale: impantanata nell'università italiana, con la necessità di uscirne, ma senza opzioni reali su cui buttarti. Io è qualche giorno che ci penso a quello che vorrei fare, e dopo l'ennesimo ingastrimento dovuto alla lettura di certi siti internet (senza fare nomi signor H, non si preoccupi) - parlo di un sito di basket nello specifico, ma direi che è un problema applicabile anche a numerosi altri temi, dalla politica al curling (ndr) - che si spacciano per competenti ed imparziali, ma non sono altro che appendici faziose di società che spendono e spandono da anni senza averne ricavato una cicca e dando la colpa della loro incompetenza al resto del mondo e alle congiunzioni astrali di Madre Natura, ho avuto l'illuminazione. Da grande voglio fare l'hacker. Tanto, non pagata per non pagata, almeno mi toglierei delle soddisfazioni.
Mica per far sparire dal mondo le notizie che non mi piacciono o far collassare server per antipatia, solo per mettere le cose al loro posto: ti spacci per SUPER PARTES? Benissimo. Allora che l'articolo che scrivi, lo sia. Non lo è? Allora io ti cancello il pezzo, e alla terza volta ti faccio risucchiare il server da un buco nero della nebulosa di Urano.
Il problema non si porrebbe se invece ti spacciassi per come realmente sei, cioè un sito/giornale di parte. Hai uno schieramento? Nessun problema, dichiaralo e scrivi quello che vuoi nei limiti imposti dalla legge, ovviamente. A quel punto se voglio leggerti o meno sarà un problema mio e solo mio, singolo individuo, che scelgo per la mia vita e per il mio fegato.
E invece no. Qui si continuano a spacciare verità assolute come fossero erba, e di quella buona.
Bisognerebbe essere un po' più onesti con chi "compra" il nostro prodotto, perché attirare attenzione ad ogni costo, non sempre è una scelta redditizia.
giovedì 27 settembre 2012
La vecchiezza
Lo ben so che "anzianità" o "vecchiaia" suonano meglio di vecchiezza. Ma sentite la differenza di suono: anzianità è più dolce, quasi tenero, invece vecchiezza sprizza acidità. E chissà perché ho scelto il secondo. Mbah. ;-)
Comunque anche se sembra quasi un neologismo, è italiano, state tranquilli. Ho controllato sul vocabolario.
Sono tornata domenica sera dal fine-settimana in riviera di cui vi avevo parlato, andato alla grande per altro, tra un venerdì sera in preda all'ebrezza del frizzantino bianco di Lele (si ringrazia la signora Sportando per la documentazione dell'imbarazzante svilupparsi degli eventi),
il mercatino e la piada in centro a Rimini il sabato a pranzo, e seguente domenica a Mirabilandia con triplice giro consecutivo sul Katun subito dopo pranzo. Il Katun non sente storie: ti vuole vedere in faccia. O più probabilmente, nelle viscere. Katun, amico stretto tra l'altro, del Niagara. Una simpatica discesa in un barcone di 20 persone, che non finisce mai e ti lascia in condizioni rivedibili nonostante tu stessi indossando un impermeabile...
Fatto sta che i numerosi giochi d'acqua che propone il parco, proprio per il fatto che sono ambientati in acqua, sono la più probabile causa del mio rientro con raffreddore e febbre.
Ebbene sì, questa è la vecchiezza. A 24 anni suonati, vai a Mirabilandia 7 ore spacciandoti come la più giovane del gruppo, e torni a casa che sei l'unica stronza che si è beccata la febbre.
Conclusione: la notte tra domenica è lunedì può senz'altro definirsi la notte più brutta dell'anno. Dormite 3 ore e mezzo in due mandate, la prima tra le 1.45 e le 3.15, e la seconda dalle 5 alle 7. L'inframezzo è stato tutto un soffiarsi il naso, asciugarsi gli occhi, tenersi la testa. Poi la mattina la sorpresa: sveglia a 38.2...poi dicono che quando sarà una gran giornata te ne accorgi appena apri gli occhi!
La versione più antistupro di ogni donna esce in questi momenti, quando ti giri nel letto come fossi un cadavere nella bara, ma a suo favore il cadavere non indossa il pigiamone a palle, né il calzettone di ciniglia, né ha i capelli rattoppati in maniera imbarazzante, né ha il naso che sembra quello di Rudolph la renna di babbo natale.
Se poi le notizie da digerire si soffermassero solo alla febbre, il più sarebbe fatto. E invece no. Come se non bastasse, la mia faccia era diventata una palla da football. Questo perché pare che un brufoletto, o un peletto incarnito, ha deciso di fare il vergognoso e rimanere sotto pelle finché non avesse raggiunto le dimensioni della Nuova Guinea. Di toglierlo non se ne parlava nemmeno, perché il maledetto ha deciso di collocarsi sotto ad un neo al centro esatto della mia guancia. Per fortuna dopo giorni di impacchi e creme antibiotiche pare che la situazione stia rientrando nei ranghi, quindi niente più palla da football, per ora siamo tornati alle dimensioni di un classico "super tele".
Ma se la cosa fosse già finita qui sarebbe troppo semplice, vi pare? Che storia sarebbe se ieri in giornata non mi fossi accorta di avere anche una stomatite coi controcazzi? Ebbene sì. Ho il palato più gonfio della bocca della Parietti dopo il silicone. Tutto ciò aggravato da spacchi e scorticature. In pratica non posso mangiare niente che sia solido, caldo, dolce, salato, piccante, acido...vabeh, diciamo che posso solo bere, e cercare cibi morbidi e piccoli. E se non vi ci ritrovate, non potete avere idea di che patimento sia dover star dietro a tutti questi accorgimenti. In pratica oggi ho mangiato yogurt e gelato. Da sputarsi nelle mani dalla soddisfazione proprio...
E la cura è quasi peggio del male: sciacqui col Froben. Avete mai provato il Froben con la bocca piena di tagli? IL DIAVOLO! La prima volta non me l'aspettavo e sono andata tranquilla. Tra metterlo in bocca e cominciare a piangere è stato mezzo secondo. E' passato un giorno e nonostante ciò non riesco a passare un'applicazione di Froben senza che sembri che l'uomo di cui sei innamorata da anni sia improvvisamente partito da un giorno all'altro per non si sa quanto tempo. Una valle di lacrime.
Ma noi siamo fiduciosi. Se esiste un Dio, non me la farà scampare senza almeno una misera reazione cutanea...! Vi terrò informati.
E in tutto ciò, anche se pare improbabile, c'è una morale bella scodellata anche per voi: se anche tu non hai il fisico, la prossima STAI A CASA!
Comunque anche se sembra quasi un neologismo, è italiano, state tranquilli. Ho controllato sul vocabolario.
Sono tornata domenica sera dal fine-settimana in riviera di cui vi avevo parlato, andato alla grande per altro, tra un venerdì sera in preda all'ebrezza del frizzantino bianco di Lele (si ringrazia la signora Sportando per la documentazione dell'imbarazzante svilupparsi degli eventi),
il mercatino e la piada in centro a Rimini il sabato a pranzo, e seguente domenica a Mirabilandia con triplice giro consecutivo sul Katun subito dopo pranzo. Il Katun non sente storie: ti vuole vedere in faccia. O più probabilmente, nelle viscere. Katun, amico stretto tra l'altro, del Niagara. Una simpatica discesa in un barcone di 20 persone, che non finisce mai e ti lascia in condizioni rivedibili nonostante tu stessi indossando un impermeabile...
Fatto sta che i numerosi giochi d'acqua che propone il parco, proprio per il fatto che sono ambientati in acqua, sono la più probabile causa del mio rientro con raffreddore e febbre.
Ebbene sì, questa è la vecchiezza. A 24 anni suonati, vai a Mirabilandia 7 ore spacciandoti come la più giovane del gruppo, e torni a casa che sei l'unica stronza che si è beccata la febbre.
Conclusione: la notte tra domenica è lunedì può senz'altro definirsi la notte più brutta dell'anno. Dormite 3 ore e mezzo in due mandate, la prima tra le 1.45 e le 3.15, e la seconda dalle 5 alle 7. L'inframezzo è stato tutto un soffiarsi il naso, asciugarsi gli occhi, tenersi la testa. Poi la mattina la sorpresa: sveglia a 38.2...poi dicono che quando sarà una gran giornata te ne accorgi appena apri gli occhi!
La versione più antistupro di ogni donna esce in questi momenti, quando ti giri nel letto come fossi un cadavere nella bara, ma a suo favore il cadavere non indossa il pigiamone a palle, né il calzettone di ciniglia, né ha i capelli rattoppati in maniera imbarazzante, né ha il naso che sembra quello di Rudolph la renna di babbo natale.
Se poi le notizie da digerire si soffermassero solo alla febbre, il più sarebbe fatto. E invece no. Come se non bastasse, la mia faccia era diventata una palla da football. Questo perché pare che un brufoletto, o un peletto incarnito, ha deciso di fare il vergognoso e rimanere sotto pelle finché non avesse raggiunto le dimensioni della Nuova Guinea. Di toglierlo non se ne parlava nemmeno, perché il maledetto ha deciso di collocarsi sotto ad un neo al centro esatto della mia guancia. Per fortuna dopo giorni di impacchi e creme antibiotiche pare che la situazione stia rientrando nei ranghi, quindi niente più palla da football, per ora siamo tornati alle dimensioni di un classico "super tele".
Ma se la cosa fosse già finita qui sarebbe troppo semplice, vi pare? Che storia sarebbe se ieri in giornata non mi fossi accorta di avere anche una stomatite coi controcazzi? Ebbene sì. Ho il palato più gonfio della bocca della Parietti dopo il silicone. Tutto ciò aggravato da spacchi e scorticature. In pratica non posso mangiare niente che sia solido, caldo, dolce, salato, piccante, acido...vabeh, diciamo che posso solo bere, e cercare cibi morbidi e piccoli. E se non vi ci ritrovate, non potete avere idea di che patimento sia dover star dietro a tutti questi accorgimenti. In pratica oggi ho mangiato yogurt e gelato. Da sputarsi nelle mani dalla soddisfazione proprio...
E la cura è quasi peggio del male: sciacqui col Froben. Avete mai provato il Froben con la bocca piena di tagli? IL DIAVOLO! La prima volta non me l'aspettavo e sono andata tranquilla. Tra metterlo in bocca e cominciare a piangere è stato mezzo secondo. E' passato un giorno e nonostante ciò non riesco a passare un'applicazione di Froben senza che sembri che l'uomo di cui sei innamorata da anni sia improvvisamente partito da un giorno all'altro per non si sa quanto tempo. Una valle di lacrime.
Ma noi siamo fiduciosi. Se esiste un Dio, non me la farà scampare senza almeno una misera reazione cutanea...! Vi terrò informati.
E in tutto ciò, anche se pare improbabile, c'è una morale bella scodellata anche per voi: se anche tu non hai il fisico, la prossima STAI A CASA!
giovedì 20 settembre 2012
"La valigia sul letto...
...quella di un lungo viaggio" cantava il buon vecchio J(hhhh)ulio Iglesias. Tutto ciò appena prima di iniziarle il pippone esistenziale rincarato da una dose massiccia di sensi di colpa. Non l'aveva presa bene...mi pare ovvio! Comunque so cosa state pensando, e no, il pezzo di oggi non è focalizzato sulle filippiche autocommiserative di J(hhhhh)ulio. Bensì...rullo di tamburi (cliccare prego, ci stiamo tecnologizzando!)...sull'arte di fare i bagagli. Ebbene sì, dopo tutta l'estate senza muovermi da questa valle di disperazione, ho finalmente vinto un weekend di vacanza! Vinto perché i miei amici me l'hanno regalato per il compleanno, perché ho vinto 2 accrediti per la Supercoppa di sabato e perché finalmente vado a Mirabilandia con qualcuno che farà quei cavolo di giochi divertenti con me (e qui torniamo ai traumi infantili riguardanti la mia prima giornata a Gardaland. Ma ci sarà tempo per affrontarli in seguito). E quindi...weekend in riviera per noi, yeppa!
Ma non ci deconcentriamo, sebbene sia la cosa che mi riesce meglio da ieri pomeriggio. FARE LA VALIGIA: sembra la cosa più semplice del mondo, ma ci vuole talento organizzativo, idee chiare sul futuro e capacità di adattamento. E le donne, in quanto tali, non ne sono provviste.
Certo, tu uomo che stai leggendo, adesso dirai: "Che ci vorrà mai? Una laurea? Butti dentro 2 o 3 magliette, due paia di pantaloni, scarpe di ricambio e sei a posto."
Mai niente è stato così lontano dalla realtà. Vorrei portarti a riflettere, se me lo concedi, su un paio di concetti basilari.
Ma non ci deconcentriamo, sebbene sia la cosa che mi riesce meglio da ieri pomeriggio. FARE LA VALIGIA: sembra la cosa più semplice del mondo, ma ci vuole talento organizzativo, idee chiare sul futuro e capacità di adattamento. E le donne, in quanto tali, non ne sono provviste.
Certo, tu uomo che stai leggendo, adesso dirai: "Che ci vorrà mai? Una laurea? Butti dentro 2 o 3 magliette, due paia di pantaloni, scarpe di ricambio e sei a posto."
Mai niente è stato così lontano dalla realtà. Vorrei portarti a riflettere, se me lo concedi, su un paio di concetti basilari.
- Magliette. Hai pensato se prenderle tutte a mezze maniche o sarà il caso di prenderne una a maniche lunghe? Una canottiera magari potrebbe tornarti utile? Beh, compromesso: ne prendiamo una a maniche lunghe, 2 t-shirt e una canotta per ogni evenienza. E se poi succede che a tavola ti macchi? Ci vuole almeno un'altra maglia di scorta.
- Ragionamento analogo sui pantaloni: corti? Lunghi? A pinocchietto? Alla zuava? E poi quelli leggeri o quelli di cotone più pesante? E cosa fai, non porti ALMENO un paio di jeans? Sarebbe irresponsabile. Quindi abbiamo (nella migliore delle ipotesi, il che ovviamente è realistico meno di zero) ALMENO un pantalone di cotone, un jeans e uno shorts.
- Hai notato se i colori dei capi d'abbigliamento scelti ai punti 1. e 2. sono combinabili? E no, non puoi mettere la maglietta rosa con quei pantaloni rossi. Cosa sei, il grande puffo? Escluderei anche la magliettina nera sui pantaloni marroni. Quindi, a meno che tu non sia fortunato e che le cose che hai scelto si combinino tutte perfettamente, oppure siano accettabili facendo opportune inversioni di accoppiate maglietta-pantalone, devi ricominciare da capo.
- Inutile aggiungere che lo stesso discorso vale per le scarpe. Solo che qui, se affrontiamo le varie tipologie portabili, gli uomini vincono. E pure agili. Poi dicono la parità dei sessi...ricordatevi: quando vedrò un uomo che per cuccare dovrà soffrire su un paio di tacchi, allora QUELLA sarà parità dei sessi.
E devi considerarti fortunato/a se non sei di quei tipi che hanno necessità di abbinarsi anche mutanda-calza-reggiseno. Ovviamente se sei uomo, direi che è già un passo avanti se non hai un reggiseno da abbinare.
A questo punto il quantitativo di vestiti poggiati sul letto è notevolmente superiore alla capacità del borsone. Scatta quindi un complicatissimo meccanismo di scrematura ed eliminazione del superfluo. Una guerra senza colpi risparmiati, roba così cruenta che nemmeno nei drammi delle eliminazioni dei concorrenti ad "Amici" della DeFilippi.
A tutto ciò va poi aggiunto il trauma beauty-case, del quale io stessa medesima mi sono trovata vittima oggi pomeriggio. Oggi è stato il giorno fatidico in cui l'astuccino che ho usato per tutta la vita, si è rivelato inspiegabilmente troppo piccolo. E nonostante le progressive e struggenti rinunce, il cambio di disposizione, il trasferimento da un beauty ad un altro, lo spazio che manca non si recupera. L'unica cosa che ho ottenuto io stasera, è stata che ho perso un tubo di dentifricio. Non chiedetemi dove sia adesso, ho ribaltato camera e non si trova.
Poi ad un certo punto, nel mezzo alla selezione, arrivi a chiederti chi sei tu per decidere chi ha il diritto di venire in ferie e chi l'onta di rimanere nel suo cantuccio. E nel momento esatto in cui quel pensiero ti attraversa la mente, è già troppo tardi: hai perso la guerra. Ed io per la prima volta in vita mia, partirò con due beauty-case. DUE. Per stare fuori 3 giorni.
C'è poco da commentare. Io, l'arte dell'essenziale, proprio non l'ho mai concepita.
Ma ricordati una cosa, la morale è sempre la stessa: ti farai migliaia di pippe mentali sul meteo, sugli abbinamenti, sui se e sui forse e alla fine dei conti...ti scorderai a casa il pigiama!
martedì 18 settembre 2012
La notte dei fisici viventi
Oggi l'Altissimo deve avermi amata quanto si può amare la sabbia nelle mutande. Ho tenuto la stessa canzone (dall'OST di Hunger Games pare, il che mi ha anche convinta ad inserirlo celermente nella mia videoteca, nella sottocategoria "film con necessità impellente di essere visti". Anche se in realtà non sono riuscita a reggere nemmeno l'ansia di Jurassik Park da sola, l'Altissimo scalpita già.) in riproduzione su youtube, tutto il giorno. TUTTO. Da stamani alle 10, e adesso è sempre qui. In realtà era tutta una scusa per convincerlo a concentrarsi su voi altri, che io ci debbo studiare la fisica. Ebbene sì. Domani è il gran giorno: il PRIMO tentativo di dare l'esame tanto temuto. Ho rimandato la pratica finché mi è stato possibile ma i nodi vengono al pettine, e nel caso specifico stiamo parlando di nodi carpiati con avvitamento doppio e fatti da marinaio esperto, contro un pettine con denti a distanza qualche micron l'uno dall'altro. Perché diciamocelo, tanto interessante, tanto affascinante, tanto pratica, ma io la fisica la comprendo come si può comprendere una relazione orale di Biscardi sulla "Critica della Ragion Pratica" di Kant.
Non starò qui a dirvi quando sia stanca e nervosa in questo momento, e a maggior ragione vi risparmio anche qualche colta citazione dal buon vecchio Antonellone Venditti, ma la mia nuova filosofia di vita attira-positivà-scaccia-negatività, che trova nel "perché no?" la sua principale ragione di vita, la sta alleggerendo tanto. E fu così che all'esame consegnai il compito in bianco. TA-DAAAAN!
Intro a parte, lo spunto per scrivere il pezzo mi è venuto proprio da una cosa che mi capita spesso se non sempre quando sto per dare un esame: gli incubi della notte prima (e non trascurabile, dal fatto che cerchi di tenermi lontano dalle calamità passando qualche ora qui davanti al pc, dove non posso farmi troppo male fisico). Chiamatela apprensione, chiamatala angoscia, chiamatela ansia da prestazione (no, non di quel tipo)...ok no, non chiamatela ansia da prestazione. Però ci siamo intesi. Ciò mi riporta alla memoria la notte assurda prima dell'orale dell'esame di elettronica. Per motivi di privacy (ma soprattutto per la mia incolumità quando dovrò attraversare una strada trafficata) non scriverò nome e cognome del/della docente, ma potete tranquillamente immaginarvi il/la prof con le sembianze del velociraptor incazzoso di Jurassic Park di cui sopra. La quale mi ha simpaticamente seccato all'orale 3 volte con 27 allo scritto passato al primo tentativo. Segno che poi, forse, qualcosa della materia ci avevo capito. Evidentemente per il velociraptor non dovevo avere una faccia sufficientemente simpatica e/o affidabile. Ma tralasciamo la polemica personale. La notte prima del terzo orale è stata degna della sofferenza fisica della povera Ana (un nome una promessa, tra l'altro), protagonista del Best Sellers "50 sfumature di grigio", la prima volta che è stata convinta a fare sesso violento con quel gran bonazzo di Christian Grey (tra l'altro qui scatta la polemica: ho letto oggi che per la versione cinematografica del caso letterario dell'anno, sarebbe stato scritturato Justin Bieber. Bieber. BIEBER! Cioè. Parliamone. Il bellissimo impresario di successo, dannatamente affascinante, incredibilmente bello e virile, maestro del sesso in tutte le sue forme più strane, il protagonista che ha infiammato gli ormoni di migliaia, ma che dico migliaia, milioni di lettrici in tutto il mondo....interpretato da Bieber. Suicidio assistito!). Ovviamente il primo pensiero fu: "vado a letto presto così dormo il più possbile, mi sveglio riposata, rilassata e bella carica". Mai scelta fu più sbagliata, la conseguenza scontata: occhi a palla in perfetto gufo's style fino ad orario improponibile. Ma una volta addormentata la cosa non andò meglio. Seguirono sogni molto simpatici in cui il velociraptor mi interrogava sul ciglio di un dirupo chiedendomi di costruirgli un circuito elettrico avendo a disposizione solo una scodella di pop corn e 3 bic blu. In realtà la sensazione di vuoto mi era provocata dal fatto che stavo dormendo sul bordo del letto, ma per mia sfortuna mi accorsi di ciò solo nel momento in cui il baricentro era ormai fuori asse, e nella caduta rovinosa verso il pavimento il mio caro setto nasale(già collaudato sul bordo del bidet alla tenera età di un anno e mezzo) urtò del tutto involontariamente lo spigolo del comodino. Seguì sveglia improvvisa con bestemmione di buongiorno, alle 4 e mezzo del mattino.
Altro simpatico aneddoto risale alla notte prima dell'esame di Algebra. Quella volta volai gli ultimi 4 scalini prima del pianerottolo, stampandomi sul muro di fronte con conseguente livido delle dimensioni del Nicaragua.
Prima di Analisi 1 invece fu la volta di Mario. Ah, Mario. I miei amici che leggono lo ricorderanno sicuramente. Mario era il nome dell'unica pianta che abbia mai messo in camera mia. Un buffo esemplare di pianta, non so come definirla...avete presente quelle con i rami ricadenti? Non ricordo il nome scientifico, per quel che ne so io di botanica poteva benissimo essere una pianta di Miseria. Il che, visto il mio estratto conto, non sarebbe da escludere. Beh io e Mario eravamo molto affezionati, tant'è che era diventato ufficialmente "Mario, la pianta sopra l'armadio" e nonostante la mia totale mancanza di pollice verde, lui era paziente e cresceva rigoglioso nonostante le mie scarse cure. Poi quella sera successe l'irreparabile: mentre stavo passando davanti all'armadio per prendere le ultime cose da mettere in borsa per la mattine seguente, il vecchio Mario, forse preso da un attacco di depressione incurabile, decise di farla finita. Ma non fece una cosa comune e banale come lasciarsi seccare. No, lui volle tentate di andarsene in grande, da kamikaze. E si kamikazzò sulla mia testa nell'esatto momento in cui passavo lì sotto. Preciso e puntuale come un esattore delle tasse. E io mi ritrovai lì, a cercare di capire il perché dell'insano gesto, all'una di notte, piena da testa a piedi di terriccio. Non gliel'ho mai perdonata.
Beh, adesso forse è chiaro perché quello che mi mette ansia non è tanto l'esame in sé, quanto l'attesa della notte prima. Si potrebbe fare un toto-incubo su quello che promette questa nottata. Zombie? Vampiri? Velociraptor? Abbandono in autostrada? Frontali su porte misteriosamente chiuse? Provvederò a farvi sapere. E sì, è anche per questo che ho accuratamente evitato la proiezione di un film rilassante come Hunger Games stasera, nonostante muoia dalla voglia di vederlo. Anche se non sembra, ci tengo alla mia salute.
Di buono c'è da considerare che comunque, in un paese un cui un giovane su 3 è disoccupato, potrei provare ad aprire una nuova frontiera sul panorama delle Assicurazioni sulla vita.
E con ciò, è giunto il momento di andare. Fatemi tanti auguri...e BUONA NOTTE!
PS - per gli amanti delle piante che sono in pensiero per Mario: lui sta bene. E' sotto le cure amorevoli di Madre e nonostante abbia tentato di nuovo l'insano gesto, non ha più coinvolto altre vite umane.
Non starò qui a dirvi quando sia stanca e nervosa in questo momento, e a maggior ragione vi risparmio anche qualche colta citazione dal buon vecchio Antonellone Venditti, ma la mia nuova filosofia di vita attira-positivà-scaccia-negatività, che trova nel "perché no?" la sua principale ragione di vita, la sta alleggerendo tanto. E fu così che all'esame consegnai il compito in bianco. TA-DAAAAN!
Intro a parte, lo spunto per scrivere il pezzo mi è venuto proprio da una cosa che mi capita spesso se non sempre quando sto per dare un esame: gli incubi della notte prima (e non trascurabile, dal fatto che cerchi di tenermi lontano dalle calamità passando qualche ora qui davanti al pc, dove non posso farmi troppo male fisico). Chiamatela apprensione, chiamatala angoscia, chiamatela ansia da prestazione (no, non di quel tipo)...ok no, non chiamatela ansia da prestazione. Però ci siamo intesi. Ciò mi riporta alla memoria la notte assurda prima dell'orale dell'esame di elettronica. Per motivi di privacy (ma soprattutto per la mia incolumità quando dovrò attraversare una strada trafficata) non scriverò nome e cognome del/della docente, ma potete tranquillamente immaginarvi il/la prof con le sembianze del velociraptor incazzoso di Jurassic Park di cui sopra. La quale mi ha simpaticamente seccato all'orale 3 volte con 27 allo scritto passato al primo tentativo. Segno che poi, forse, qualcosa della materia ci avevo capito. Evidentemente per il velociraptor non dovevo avere una faccia sufficientemente simpatica e/o affidabile. Ma tralasciamo la polemica personale. La notte prima del terzo orale è stata degna della sofferenza fisica della povera Ana (un nome una promessa, tra l'altro), protagonista del Best Sellers "50 sfumature di grigio", la prima volta che è stata convinta a fare sesso violento con quel gran bonazzo di Christian Grey (tra l'altro qui scatta la polemica: ho letto oggi che per la versione cinematografica del caso letterario dell'anno, sarebbe stato scritturato Justin Bieber. Bieber. BIEBER! Cioè. Parliamone. Il bellissimo impresario di successo, dannatamente affascinante, incredibilmente bello e virile, maestro del sesso in tutte le sue forme più strane, il protagonista che ha infiammato gli ormoni di migliaia, ma che dico migliaia, milioni di lettrici in tutto il mondo....interpretato da Bieber. Suicidio assistito!). Ovviamente il primo pensiero fu: "vado a letto presto così dormo il più possbile, mi sveglio riposata, rilassata e bella carica". Mai scelta fu più sbagliata, la conseguenza scontata: occhi a palla in perfetto gufo's style fino ad orario improponibile. Ma una volta addormentata la cosa non andò meglio. Seguirono sogni molto simpatici in cui il velociraptor mi interrogava sul ciglio di un dirupo chiedendomi di costruirgli un circuito elettrico avendo a disposizione solo una scodella di pop corn e 3 bic blu. In realtà la sensazione di vuoto mi era provocata dal fatto che stavo dormendo sul bordo del letto, ma per mia sfortuna mi accorsi di ciò solo nel momento in cui il baricentro era ormai fuori asse, e nella caduta rovinosa verso il pavimento il mio caro setto nasale(già collaudato sul bordo del bidet alla tenera età di un anno e mezzo) urtò del tutto involontariamente lo spigolo del comodino. Seguì sveglia improvvisa con bestemmione di buongiorno, alle 4 e mezzo del mattino.
Altro simpatico aneddoto risale alla notte prima dell'esame di Algebra. Quella volta volai gli ultimi 4 scalini prima del pianerottolo, stampandomi sul muro di fronte con conseguente livido delle dimensioni del Nicaragua.
Prima di Analisi 1 invece fu la volta di Mario. Ah, Mario. I miei amici che leggono lo ricorderanno sicuramente. Mario era il nome dell'unica pianta che abbia mai messo in camera mia. Un buffo esemplare di pianta, non so come definirla...avete presente quelle con i rami ricadenti? Non ricordo il nome scientifico, per quel che ne so io di botanica poteva benissimo essere una pianta di Miseria. Il che, visto il mio estratto conto, non sarebbe da escludere. Beh io e Mario eravamo molto affezionati, tant'è che era diventato ufficialmente "Mario, la pianta sopra l'armadio" e nonostante la mia totale mancanza di pollice verde, lui era paziente e cresceva rigoglioso nonostante le mie scarse cure. Poi quella sera successe l'irreparabile: mentre stavo passando davanti all'armadio per prendere le ultime cose da mettere in borsa per la mattine seguente, il vecchio Mario, forse preso da un attacco di depressione incurabile, decise di farla finita. Ma non fece una cosa comune e banale come lasciarsi seccare. No, lui volle tentate di andarsene in grande, da kamikaze. E si kamikazzò sulla mia testa nell'esatto momento in cui passavo lì sotto. Preciso e puntuale come un esattore delle tasse. E io mi ritrovai lì, a cercare di capire il perché dell'insano gesto, all'una di notte, piena da testa a piedi di terriccio. Non gliel'ho mai perdonata.
Beh, adesso forse è chiaro perché quello che mi mette ansia non è tanto l'esame in sé, quanto l'attesa della notte prima. Si potrebbe fare un toto-incubo su quello che promette questa nottata. Zombie? Vampiri? Velociraptor? Abbandono in autostrada? Frontali su porte misteriosamente chiuse? Provvederò a farvi sapere. E sì, è anche per questo che ho accuratamente evitato la proiezione di un film rilassante come Hunger Games stasera, nonostante muoia dalla voglia di vederlo. Anche se non sembra, ci tengo alla mia salute.
Di buono c'è da considerare che comunque, in un paese un cui un giovane su 3 è disoccupato, potrei provare ad aprire una nuova frontiera sul panorama delle Assicurazioni sulla vita.
E con ciò, è giunto il momento di andare. Fatemi tanti auguri...e BUONA NOTTE!
PS - per gli amanti delle piante che sono in pensiero per Mario: lui sta bene. E' sotto le cure amorevoli di Madre e nonostante abbia tentato di nuovo l'insano gesto, non ha più coinvolto altre vite umane.
lunedì 17 settembre 2012
Parenti serpenti
SONO VIVA. Ebbene sì. Sono uscita incolume dal pranzo domenicale tra soli parenti, il primo SERIO della mia vita.
Riassumendo in poche parole: la cugina di madre e suo marito festeggiavano ieri i 40 anni di matrimonio. E cosa poter organizzare per occupare degnamente l'intera ultima domenica pre-esame? La risposta la potete immaginare: niente di meglio che invitare 50 parenti (dei quali io ne avrei conosciuti sì e no 15. Inclusi madre, padre, sorella, 2 nonni e gli sposi con figlio annesso. E se la matematica non è un'opinione, siamo già a 8) fuori a pranzo.
E con "fuori" non si intende semplicemente fuori casa, si intende un posticino sperduto nel mezzo del Chianti senese, comodamente situato a oltre mezz'ora di strada da casa, con millemila chilometri di sterro che con ogni probabilità portano ancora i segni delle trincee della guerra del '15-'18. Ovviamente di quest'ultima informazione ero del tutto ignara, e saggiamente avevo fatto lavare la macchina (nera ndr) 2 giorni prima. Ah, il piacere della scoperta e l'ebrezza dell'ignoto.
Consideriamo dunque lo spirito con cui la mattina mi sono alzata dal letto al pensiero dell'intera giornata da sfangare. Ecco. Se poi ci aggiungiamo la sorpresa nello scoprire che la mattina era arrivato anche quello specifico momento del mese, quello in cui ti senti ancora più mongolfiera del solito e ti fa male anche la punta dei capelli, avrete il quadro perfetto della mia indisposizione ieri mattina alle 12, quando poi sono uscita di casa.
Come avrete capito il viaggio non è stato una passeggiata, e nonostante la continua tentazione di fermarsi a compiere atti vandalici sulle numerose trovate artistiche incontrate per strada(dalle due sagome giganti di un uomo e una donna che sniffano un cipresso a Catignano, fino alle tipiche cabine telefoniche rosse inglesi con all'interno dei manichini all'incrocio tra Vagliagli e Pianella, oppure ai due peperoni giganti in mezzo ad un prato a Pievasciata. Roba agghiacciante.) siamo infine riusciti a raggiungere la meta.
Un posto sperduto in mezzo al niente, ma che Dio ce ne renda merito, aveva una vista spettacolare. E' quello il momento di falsa illusione, quello in cui tutti i timori se ne vanno di fronte alla magnificenza della natura. Poi però ti giri e un nugolo di anziane signore ti sta radiografando per cercare di capire dai lineamenti di quale ramo sfigato della famiglia sei e a quale prozio scomparso assomigli tanto. Poi ti guardi in giro cercando la direzione in cui scappare, ma a quel punto è troppo tardi. Ti hanno circondato. Hai uno stuolo di fans con età media di 93 anni (roba che se Dio guardi ci scopre l'inps, ci butta una bomba addosso e ci si risparmia anche l'ansia dei sensi di colpa post-pranzo) che ti tempestano di domande, e si raggiunge quasi il delirio nel momento in cui scoprono che stai studiando "ingegneria". Se mai ti laureerai, ovviamente. Ma questo loro non lo sanno.
Una volta riuscita ad uscirne puoi quasi mostrare con orgoglio le ferite di guerra, fiduciosa che il peggio ormai potrebbe essere passato. Quindi prendi in consegna sorella e ti avvii girellando in giardino, salutando le 5 persone che già conoscevi e facendoti presentare, con tanto di report flash sul tipo di parentela che avete, circa 96 invitati dei quali non ricordi più il nome dopo mezzo minuto dall'avergli stretto la mano.
Un senso di sollievo appare pian piano, quando si avvicina l'ora di pranzo e si comincia ad intravedere anche qualche coetaneo, cugino di 89° grado, di cui hai sentito parlare una volta 4 anni fa(e che bada bene, non hai mai conosciuto di persona), ma che in quel contesto ti pare già che sia un caro amico d'infanzia.
Poi all'improvviso: ci siamo. La tromba di guerra è stata suonata. Le fatidiche parole: "cominciamo ad andare a tavola." E' quello il momento in cui ti addossi ai 3 parenti che ti sei portato da casa, sperando di accaparrarti posti vicini e possibilmente non accanto alla zia con problemi di incontinenza. Ed è lì che poi, ti frana il mondo addosso con due semplici parole: POSTI. ASSEGNATI.
ARGH. Ok, ragioniamo con calma. Lo scopo dei posti assegnati è far sì che le persone non si trovino sedute da sole, sperse in un tavolo di gente che non conoscono, ma che siano sedute vicine a conoscenti e persone con cui si ritiene possano andare d'accordo. Forse non è un male! Le ultime parole famose. Io e sorella siamo strappate dal grembo materno e inserite in mezzo a due gruppi di cugini, appartenenti a fazioni diametralmente opposte della famiglia. Un po' come essere a pranzo con i Montecchi e i Capuleti, con l'aggravante che Giulietta ha beccato Romeo limonare duro con la sua migliore amica. Studio per qualche minuto le fazioni: se deve essere guerra, reputo quantomeno opportuno scegliere un schieramento. Quasi istintivamente opto per i Montecchi alla mia sinistra, 4 cugini tra i 10 e i 21 anni. Tento la circonvenzione di uno dei membri più giovani per sondare il territorio, e devo dire che sono anche piuttosto fortunata, e i Montecchi si rivelano la scelta migliore. Grazie a loro, e soprattutto al primo ragazzino conosciuto e a suo fratello, il membro più anziano che per la verità si è rivelato anche un tipo interessante, il pranzo è passato in una tranquillità non prevista (se escludiamo il cane-salsiccia dei Capuleti che mi continuava con insistenza a leccare i piedi).
Ma la tregua dura poco e appena ci viene dato il permesso di alzarci per andare in terrazza a dedicarci all'arte più nobile del pranzo, dare fondo agli oltre 10 tipo di torta disponibili, vengo accalappiata di nuovo dalle anziane signore di cui sopra, capitanate da mia nonna, che trotta verso di me con fare fiero e baldanzoso, come immagino fosse quello del buon vecchio Horatio Nelson a comando della flotta inglese a Trafalgar, e travolta dal vortice dell'infinita, inutile, interminabile chiacchiera di circostanza.
Non c'è sufficiente gloria per gli eroi, e a me, alla fine della storia, è rimasto solo un quadratino di misero tiramisù.
domenica 16 settembre 2012
La malsana decisione - Intro e Presentazione
Vi è mai capitato di domandarvi come dev'essere la vostra vita dagli occhi dell'Altissimo**? Beh quel tizio, chiunque sia, deve farsi delle gran belle risate. Con ogni probabilità siamo il suo passatempo preferito. E ti credo, forse vorrei fare a cambio di lavoro. Il che, ovviamente, non riguarda il fatto che io rischi la cecità e la perdita di migliaia di neuroni ogni giorno dovendo studiare masse di argomenti che, oltre ad interessarmi quanto la diffusione e lo stile di vita dei cacatua in Siberia, non mi serviranno ad altro che a poter dire, una volta ogni 10 anni, "sai, io la seconda legge di Newton l'ho studiato all'università" (son soddisfazioni), mentre invece la cosa più impegnativa che occupa il tempo di tale individuo è scorrazzare tutto il giorno tra le nuvolette, a spassarsela di fronte alle scene imbarazzanti ed estremamente comiche di cui tutti siamo vittima. Perché sappiatelo: anche quando credete che nessuno abbia visto, come quella volta che avete sbattuto su una porta chiusa nel silenzio di casa vostra, LUI LO SA. Era solo una prova generale, un test per vedere se quella gag potrebbe funzionare anche in pubblico. Guardatevi le spalle.
Tornando all'argomento principale, lo so, probabilmente nel vostro subconscio non avrete mai sviluppato un profilo così dettagliato dell'Altissimo, ma solo perché probabilmente voi avete cose più serie con cui spendere il vostro tempo. Fatto sta che questa riflessione è stata la causa scatenante dell'apertura di questo ennesimo Blog. In realtà ci ho pensato un bel po'. Mi sono interrogata in tutti i modi se farlo davvero o risparmiavi, più per preservare quel po' di credibilità che mi rimane che per preservare voi, in realtà (non per richiamare ulteriormente l'attenzione dell'Altissimo su di me, che già presumo mi abbia messo tra i "preferiti", ma suppongo che la scena appena passata su questi schermi, cioè di me che batto le manine ripetutamente a vuoto per 4/5 minuti buoni, cercando di prendere una fottuta zanzara che ho visto passare, e la reazione di madre - che per la privacy potete immaginarvi con le sembianze di Mrs Bric de "la Bella e la Bestia" - che mi guarda e dice: "hai finito di ballare la samba o ne hai per molto?", non dev'essere stata male).
Poi mi son risposta che non siete obbligati a leggerlo se non volete, quindi...perché no? Ed eccolo qui. Ma la domanda vera ogni volta che apro un blog è sempre la stessa: sopravviverà? Non è dato saperlo. Chi vivrà vedrà. (cit.)
Chiara
**con il termine "Altissimo", non si intende nessuna entità divina o inerente una qualche religione. Per Altissimo, si intende letteralmente "altissimo". Il gigante immaginario che ci guarda tutti dall'alto. Onnipresente, onnisciente e del tutto indifferente all'evolvere delle situazioni imbarazzanti in cui vi siete cacciati, il cui unico scopo è quello di fare una classifica giorno per giorno di tutte le cazzate che riuscite a combinare. Con annessa TOP 20 ogni 6 mesi.
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