SONO VIVA. Ebbene sì. Sono uscita incolume dal pranzo domenicale tra soli parenti, il primo SERIO della mia vita.
Riassumendo in poche parole: la cugina di madre e suo marito festeggiavano ieri i 40 anni di matrimonio. E cosa poter organizzare per occupare degnamente l'intera ultima domenica pre-esame? La risposta la potete immaginare: niente di meglio che invitare 50 parenti (dei quali io ne avrei conosciuti sì e no 15. Inclusi madre, padre, sorella, 2 nonni e gli sposi con figlio annesso. E se la matematica non è un'opinione, siamo già a 8) fuori a pranzo.
E con "fuori" non si intende semplicemente fuori casa, si intende un posticino sperduto nel mezzo del Chianti senese, comodamente situato a oltre mezz'ora di strada da casa, con millemila chilometri di sterro che con ogni probabilità portano ancora i segni delle trincee della guerra del '15-'18. Ovviamente di quest'ultima informazione ero del tutto ignara, e saggiamente avevo fatto lavare la macchina (nera ndr) 2 giorni prima. Ah, il piacere della scoperta e l'ebrezza dell'ignoto.
Consideriamo dunque lo spirito con cui la mattina mi sono alzata dal letto al pensiero dell'intera giornata da sfangare. Ecco. Se poi ci aggiungiamo la sorpresa nello scoprire che la mattina era arrivato anche quello specifico momento del mese, quello in cui ti senti ancora più mongolfiera del solito e ti fa male anche la punta dei capelli, avrete il quadro perfetto della mia indisposizione ieri mattina alle 12, quando poi sono uscita di casa.
Come avrete capito il viaggio non è stato una passeggiata, e nonostante la continua tentazione di fermarsi a compiere atti vandalici sulle numerose trovate artistiche incontrate per strada(dalle due sagome giganti di un uomo e una donna che sniffano un cipresso a Catignano, fino alle tipiche cabine telefoniche rosse inglesi con all'interno dei manichini all'incrocio tra Vagliagli e Pianella, oppure ai due peperoni giganti in mezzo ad un prato a Pievasciata. Roba agghiacciante.) siamo infine riusciti a raggiungere la meta.
Un posto sperduto in mezzo al niente, ma che Dio ce ne renda merito, aveva una vista spettacolare. E' quello il momento di falsa illusione, quello in cui tutti i timori se ne vanno di fronte alla magnificenza della natura. Poi però ti giri e un nugolo di anziane signore ti sta radiografando per cercare di capire dai lineamenti di quale ramo sfigato della famiglia sei e a quale prozio scomparso assomigli tanto. Poi ti guardi in giro cercando la direzione in cui scappare, ma a quel punto è troppo tardi. Ti hanno circondato. Hai uno stuolo di fans con età media di 93 anni (roba che se Dio guardi ci scopre l'inps, ci butta una bomba addosso e ci si risparmia anche l'ansia dei sensi di colpa post-pranzo) che ti tempestano di domande, e si raggiunge quasi il delirio nel momento in cui scoprono che stai studiando "ingegneria". Se mai ti laureerai, ovviamente. Ma questo loro non lo sanno.
Una volta riuscita ad uscirne puoi quasi mostrare con orgoglio le ferite di guerra, fiduciosa che il peggio ormai potrebbe essere passato. Quindi prendi in consegna sorella e ti avvii girellando in giardino, salutando le 5 persone che già conoscevi e facendoti presentare, con tanto di report flash sul tipo di parentela che avete, circa 96 invitati dei quali non ricordi più il nome dopo mezzo minuto dall'avergli stretto la mano.
Un senso di sollievo appare pian piano, quando si avvicina l'ora di pranzo e si comincia ad intravedere anche qualche coetaneo, cugino di 89° grado, di cui hai sentito parlare una volta 4 anni fa(e che bada bene, non hai mai conosciuto di persona), ma che in quel contesto ti pare già che sia un caro amico d'infanzia.
Poi all'improvviso: ci siamo. La tromba di guerra è stata suonata. Le fatidiche parole: "cominciamo ad andare a tavola." E' quello il momento in cui ti addossi ai 3 parenti che ti sei portato da casa, sperando di accaparrarti posti vicini e possibilmente non accanto alla zia con problemi di incontinenza. Ed è lì che poi, ti frana il mondo addosso con due semplici parole: POSTI. ASSEGNATI.
ARGH. Ok, ragioniamo con calma. Lo scopo dei posti assegnati è far sì che le persone non si trovino sedute da sole, sperse in un tavolo di gente che non conoscono, ma che siano sedute vicine a conoscenti e persone con cui si ritiene possano andare d'accordo. Forse non è un male! Le ultime parole famose. Io e sorella siamo strappate dal grembo materno e inserite in mezzo a due gruppi di cugini, appartenenti a fazioni diametralmente opposte della famiglia. Un po' come essere a pranzo con i Montecchi e i Capuleti, con l'aggravante che Giulietta ha beccato Romeo limonare duro con la sua migliore amica. Studio per qualche minuto le fazioni: se deve essere guerra, reputo quantomeno opportuno scegliere un schieramento. Quasi istintivamente opto per i Montecchi alla mia sinistra, 4 cugini tra i 10 e i 21 anni. Tento la circonvenzione di uno dei membri più giovani per sondare il territorio, e devo dire che sono anche piuttosto fortunata, e i Montecchi si rivelano la scelta migliore. Grazie a loro, e soprattutto al primo ragazzino conosciuto e a suo fratello, il membro più anziano che per la verità si è rivelato anche un tipo interessante, il pranzo è passato in una tranquillità non prevista (se escludiamo il cane-salsiccia dei Capuleti che mi continuava con insistenza a leccare i piedi).
Ma la tregua dura poco e appena ci viene dato il permesso di alzarci per andare in terrazza a dedicarci all'arte più nobile del pranzo, dare fondo agli oltre 10 tipo di torta disponibili, vengo accalappiata di nuovo dalle anziane signore di cui sopra, capitanate da mia nonna, che trotta verso di me con fare fiero e baldanzoso, come immagino fosse quello del buon vecchio Horatio Nelson a comando della flotta inglese a Trafalgar, e travolta dal vortice dell'infinita, inutile, interminabile chiacchiera di circostanza.
Non c'è sufficiente gloria per gli eroi, e a me, alla fine della storia, è rimasto solo un quadratino di misero tiramisù.
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