Lo ben so che "anzianità" o "vecchiaia" suonano meglio di vecchiezza. Ma sentite la differenza di suono: anzianità è più dolce, quasi tenero, invece vecchiezza sprizza acidità. E chissà perché ho scelto il secondo. Mbah. ;-)
Comunque anche se sembra quasi un neologismo, è italiano, state tranquilli. Ho controllato sul vocabolario.
Sono tornata domenica sera dal fine-settimana in riviera di cui vi avevo parlato, andato alla grande per altro, tra un venerdì sera in preda all'ebrezza del frizzantino bianco di Lele (si ringrazia la signora Sportando per la documentazione dell'imbarazzante svilupparsi degli eventi),
il mercatino e la piada in centro a Rimini il sabato a pranzo, e seguente domenica a Mirabilandia con triplice giro consecutivo sul Katun subito dopo pranzo. Il Katun non sente storie: ti vuole vedere in faccia. O più probabilmente, nelle viscere. Katun, amico stretto tra l'altro, del Niagara. Una simpatica discesa in un barcone di 20 persone, che non finisce mai e ti lascia in condizioni rivedibili nonostante tu stessi indossando un impermeabile...
Fatto sta che i numerosi giochi d'acqua che propone il parco, proprio per il fatto che sono ambientati in acqua, sono la più probabile causa del mio rientro con raffreddore e febbre.
Ebbene sì, questa è la vecchiezza. A 24 anni suonati, vai a Mirabilandia 7 ore spacciandoti come la più giovane del gruppo, e torni a casa che sei l'unica stronza che si è beccata la febbre.
Conclusione: la notte tra domenica è lunedì può senz'altro definirsi la notte più brutta dell'anno. Dormite 3 ore e mezzo in due mandate, la prima tra le 1.45 e le 3.15, e la seconda dalle 5 alle 7. L'inframezzo è stato tutto un soffiarsi il naso, asciugarsi gli occhi, tenersi la testa. Poi la mattina la sorpresa: sveglia a 38.2...poi dicono che quando sarà una gran giornata te ne accorgi appena apri gli occhi!
La versione più antistupro di ogni donna esce in questi momenti, quando ti giri nel letto come fossi un cadavere nella bara, ma a suo favore il cadavere non indossa il pigiamone a palle, né il calzettone di ciniglia, né ha i capelli rattoppati in maniera imbarazzante, né ha il naso che sembra quello di Rudolph la renna di babbo natale.
Se poi le notizie da digerire si soffermassero solo alla febbre, il più sarebbe fatto. E invece no. Come se non bastasse, la mia faccia era diventata una palla da football. Questo perché pare che un brufoletto, o un peletto incarnito, ha deciso di fare il vergognoso e rimanere sotto pelle finché non avesse raggiunto le dimensioni della Nuova Guinea. Di toglierlo non se ne parlava nemmeno, perché il maledetto ha deciso di collocarsi sotto ad un neo al centro esatto della mia guancia. Per fortuna dopo giorni di impacchi e creme antibiotiche pare che la situazione stia rientrando nei ranghi, quindi niente più palla da football, per ora siamo tornati alle dimensioni di un classico "super tele".
Ma se la cosa fosse già finita qui sarebbe troppo semplice, vi pare? Che storia sarebbe se ieri in giornata non mi fossi accorta di avere anche una stomatite coi controcazzi? Ebbene sì. Ho il palato più gonfio della bocca della Parietti dopo il silicone. Tutto ciò aggravato da spacchi e scorticature. In pratica non posso mangiare niente che sia solido, caldo, dolce, salato, piccante, acido...vabeh, diciamo che posso solo bere, e cercare cibi morbidi e piccoli. E se non vi ci ritrovate, non potete avere idea di che patimento sia dover star dietro a tutti questi accorgimenti. In pratica oggi ho mangiato yogurt e gelato. Da sputarsi nelle mani dalla soddisfazione proprio...
E la cura è quasi peggio del male: sciacqui col Froben. Avete mai provato il Froben con la bocca piena di tagli? IL DIAVOLO! La prima volta non me l'aspettavo e sono andata tranquilla. Tra metterlo in bocca e cominciare a piangere è stato mezzo secondo. E' passato un giorno e nonostante ciò non riesco a passare un'applicazione di Froben senza che sembri che l'uomo di cui sei innamorata da anni sia improvvisamente partito da un giorno all'altro per non si sa quanto tempo. Una valle di lacrime.
Ma noi siamo fiduciosi. Se esiste un Dio, non me la farà scampare senza almeno una misera reazione cutanea...! Vi terrò informati.
E in tutto ciò, anche se pare improbabile, c'è una morale bella scodellata anche per voi: se anche tu non hai il fisico, la prossima STAI A CASA!
con il termine "Altissimo", non si intende nessuna entità divina o inerente una qualche religione. Per Altissimo, si intende letteralmente "altissimo". Il gigante immaginario che ci guarda tutti dall'alto. Onnipresente, onnisciente e del tutto indifferente all'evolvere delle situazioni imbarazzanti in cui vi siete cacciati, il cui unico scopo è quello di fare una classifica giorno per giorno di tutte le cazzate che riuscite a combinare. Con annessa TOP 20 ogni 6 mesi.
giovedì 27 settembre 2012
giovedì 20 settembre 2012
"La valigia sul letto...
...quella di un lungo viaggio" cantava il buon vecchio J(hhhh)ulio Iglesias. Tutto ciò appena prima di iniziarle il pippone esistenziale rincarato da una dose massiccia di sensi di colpa. Non l'aveva presa bene...mi pare ovvio! Comunque so cosa state pensando, e no, il pezzo di oggi non è focalizzato sulle filippiche autocommiserative di J(hhhhh)ulio. Bensì...rullo di tamburi (cliccare prego, ci stiamo tecnologizzando!)...sull'arte di fare i bagagli. Ebbene sì, dopo tutta l'estate senza muovermi da questa valle di disperazione, ho finalmente vinto un weekend di vacanza! Vinto perché i miei amici me l'hanno regalato per il compleanno, perché ho vinto 2 accrediti per la Supercoppa di sabato e perché finalmente vado a Mirabilandia con qualcuno che farà quei cavolo di giochi divertenti con me (e qui torniamo ai traumi infantili riguardanti la mia prima giornata a Gardaland. Ma ci sarà tempo per affrontarli in seguito). E quindi...weekend in riviera per noi, yeppa!
Ma non ci deconcentriamo, sebbene sia la cosa che mi riesce meglio da ieri pomeriggio. FARE LA VALIGIA: sembra la cosa più semplice del mondo, ma ci vuole talento organizzativo, idee chiare sul futuro e capacità di adattamento. E le donne, in quanto tali, non ne sono provviste.
Certo, tu uomo che stai leggendo, adesso dirai: "Che ci vorrà mai? Una laurea? Butti dentro 2 o 3 magliette, due paia di pantaloni, scarpe di ricambio e sei a posto."
Mai niente è stato così lontano dalla realtà. Vorrei portarti a riflettere, se me lo concedi, su un paio di concetti basilari.
Ma non ci deconcentriamo, sebbene sia la cosa che mi riesce meglio da ieri pomeriggio. FARE LA VALIGIA: sembra la cosa più semplice del mondo, ma ci vuole talento organizzativo, idee chiare sul futuro e capacità di adattamento. E le donne, in quanto tali, non ne sono provviste.
Certo, tu uomo che stai leggendo, adesso dirai: "Che ci vorrà mai? Una laurea? Butti dentro 2 o 3 magliette, due paia di pantaloni, scarpe di ricambio e sei a posto."
Mai niente è stato così lontano dalla realtà. Vorrei portarti a riflettere, se me lo concedi, su un paio di concetti basilari.
- Magliette. Hai pensato se prenderle tutte a mezze maniche o sarà il caso di prenderne una a maniche lunghe? Una canottiera magari potrebbe tornarti utile? Beh, compromesso: ne prendiamo una a maniche lunghe, 2 t-shirt e una canotta per ogni evenienza. E se poi succede che a tavola ti macchi? Ci vuole almeno un'altra maglia di scorta.
- Ragionamento analogo sui pantaloni: corti? Lunghi? A pinocchietto? Alla zuava? E poi quelli leggeri o quelli di cotone più pesante? E cosa fai, non porti ALMENO un paio di jeans? Sarebbe irresponsabile. Quindi abbiamo (nella migliore delle ipotesi, il che ovviamente è realistico meno di zero) ALMENO un pantalone di cotone, un jeans e uno shorts.
- Hai notato se i colori dei capi d'abbigliamento scelti ai punti 1. e 2. sono combinabili? E no, non puoi mettere la maglietta rosa con quei pantaloni rossi. Cosa sei, il grande puffo? Escluderei anche la magliettina nera sui pantaloni marroni. Quindi, a meno che tu non sia fortunato e che le cose che hai scelto si combinino tutte perfettamente, oppure siano accettabili facendo opportune inversioni di accoppiate maglietta-pantalone, devi ricominciare da capo.
- Inutile aggiungere che lo stesso discorso vale per le scarpe. Solo che qui, se affrontiamo le varie tipologie portabili, gli uomini vincono. E pure agili. Poi dicono la parità dei sessi...ricordatevi: quando vedrò un uomo che per cuccare dovrà soffrire su un paio di tacchi, allora QUELLA sarà parità dei sessi.
E devi considerarti fortunato/a se non sei di quei tipi che hanno necessità di abbinarsi anche mutanda-calza-reggiseno. Ovviamente se sei uomo, direi che è già un passo avanti se non hai un reggiseno da abbinare.
A questo punto il quantitativo di vestiti poggiati sul letto è notevolmente superiore alla capacità del borsone. Scatta quindi un complicatissimo meccanismo di scrematura ed eliminazione del superfluo. Una guerra senza colpi risparmiati, roba così cruenta che nemmeno nei drammi delle eliminazioni dei concorrenti ad "Amici" della DeFilippi.
A tutto ciò va poi aggiunto il trauma beauty-case, del quale io stessa medesima mi sono trovata vittima oggi pomeriggio. Oggi è stato il giorno fatidico in cui l'astuccino che ho usato per tutta la vita, si è rivelato inspiegabilmente troppo piccolo. E nonostante le progressive e struggenti rinunce, il cambio di disposizione, il trasferimento da un beauty ad un altro, lo spazio che manca non si recupera. L'unica cosa che ho ottenuto io stasera, è stata che ho perso un tubo di dentifricio. Non chiedetemi dove sia adesso, ho ribaltato camera e non si trova.
Poi ad un certo punto, nel mezzo alla selezione, arrivi a chiederti chi sei tu per decidere chi ha il diritto di venire in ferie e chi l'onta di rimanere nel suo cantuccio. E nel momento esatto in cui quel pensiero ti attraversa la mente, è già troppo tardi: hai perso la guerra. Ed io per la prima volta in vita mia, partirò con due beauty-case. DUE. Per stare fuori 3 giorni.
C'è poco da commentare. Io, l'arte dell'essenziale, proprio non l'ho mai concepita.
Ma ricordati una cosa, la morale è sempre la stessa: ti farai migliaia di pippe mentali sul meteo, sugli abbinamenti, sui se e sui forse e alla fine dei conti...ti scorderai a casa il pigiama!
martedì 18 settembre 2012
La notte dei fisici viventi
Oggi l'Altissimo deve avermi amata quanto si può amare la sabbia nelle mutande. Ho tenuto la stessa canzone (dall'OST di Hunger Games pare, il che mi ha anche convinta ad inserirlo celermente nella mia videoteca, nella sottocategoria "film con necessità impellente di essere visti". Anche se in realtà non sono riuscita a reggere nemmeno l'ansia di Jurassik Park da sola, l'Altissimo scalpita già.) in riproduzione su youtube, tutto il giorno. TUTTO. Da stamani alle 10, e adesso è sempre qui. In realtà era tutta una scusa per convincerlo a concentrarsi su voi altri, che io ci debbo studiare la fisica. Ebbene sì. Domani è il gran giorno: il PRIMO tentativo di dare l'esame tanto temuto. Ho rimandato la pratica finché mi è stato possibile ma i nodi vengono al pettine, e nel caso specifico stiamo parlando di nodi carpiati con avvitamento doppio e fatti da marinaio esperto, contro un pettine con denti a distanza qualche micron l'uno dall'altro. Perché diciamocelo, tanto interessante, tanto affascinante, tanto pratica, ma io la fisica la comprendo come si può comprendere una relazione orale di Biscardi sulla "Critica della Ragion Pratica" di Kant.
Non starò qui a dirvi quando sia stanca e nervosa in questo momento, e a maggior ragione vi risparmio anche qualche colta citazione dal buon vecchio Antonellone Venditti, ma la mia nuova filosofia di vita attira-positivà-scaccia-negatività, che trova nel "perché no?" la sua principale ragione di vita, la sta alleggerendo tanto. E fu così che all'esame consegnai il compito in bianco. TA-DAAAAN!
Intro a parte, lo spunto per scrivere il pezzo mi è venuto proprio da una cosa che mi capita spesso se non sempre quando sto per dare un esame: gli incubi della notte prima (e non trascurabile, dal fatto che cerchi di tenermi lontano dalle calamità passando qualche ora qui davanti al pc, dove non posso farmi troppo male fisico). Chiamatela apprensione, chiamatala angoscia, chiamatela ansia da prestazione (no, non di quel tipo)...ok no, non chiamatela ansia da prestazione. Però ci siamo intesi. Ciò mi riporta alla memoria la notte assurda prima dell'orale dell'esame di elettronica. Per motivi di privacy (ma soprattutto per la mia incolumità quando dovrò attraversare una strada trafficata) non scriverò nome e cognome del/della docente, ma potete tranquillamente immaginarvi il/la prof con le sembianze del velociraptor incazzoso di Jurassic Park di cui sopra. La quale mi ha simpaticamente seccato all'orale 3 volte con 27 allo scritto passato al primo tentativo. Segno che poi, forse, qualcosa della materia ci avevo capito. Evidentemente per il velociraptor non dovevo avere una faccia sufficientemente simpatica e/o affidabile. Ma tralasciamo la polemica personale. La notte prima del terzo orale è stata degna della sofferenza fisica della povera Ana (un nome una promessa, tra l'altro), protagonista del Best Sellers "50 sfumature di grigio", la prima volta che è stata convinta a fare sesso violento con quel gran bonazzo di Christian Grey (tra l'altro qui scatta la polemica: ho letto oggi che per la versione cinematografica del caso letterario dell'anno, sarebbe stato scritturato Justin Bieber. Bieber. BIEBER! Cioè. Parliamone. Il bellissimo impresario di successo, dannatamente affascinante, incredibilmente bello e virile, maestro del sesso in tutte le sue forme più strane, il protagonista che ha infiammato gli ormoni di migliaia, ma che dico migliaia, milioni di lettrici in tutto il mondo....interpretato da Bieber. Suicidio assistito!). Ovviamente il primo pensiero fu: "vado a letto presto così dormo il più possbile, mi sveglio riposata, rilassata e bella carica". Mai scelta fu più sbagliata, la conseguenza scontata: occhi a palla in perfetto gufo's style fino ad orario improponibile. Ma una volta addormentata la cosa non andò meglio. Seguirono sogni molto simpatici in cui il velociraptor mi interrogava sul ciglio di un dirupo chiedendomi di costruirgli un circuito elettrico avendo a disposizione solo una scodella di pop corn e 3 bic blu. In realtà la sensazione di vuoto mi era provocata dal fatto che stavo dormendo sul bordo del letto, ma per mia sfortuna mi accorsi di ciò solo nel momento in cui il baricentro era ormai fuori asse, e nella caduta rovinosa verso il pavimento il mio caro setto nasale(già collaudato sul bordo del bidet alla tenera età di un anno e mezzo) urtò del tutto involontariamente lo spigolo del comodino. Seguì sveglia improvvisa con bestemmione di buongiorno, alle 4 e mezzo del mattino.
Altro simpatico aneddoto risale alla notte prima dell'esame di Algebra. Quella volta volai gli ultimi 4 scalini prima del pianerottolo, stampandomi sul muro di fronte con conseguente livido delle dimensioni del Nicaragua.
Prima di Analisi 1 invece fu la volta di Mario. Ah, Mario. I miei amici che leggono lo ricorderanno sicuramente. Mario era il nome dell'unica pianta che abbia mai messo in camera mia. Un buffo esemplare di pianta, non so come definirla...avete presente quelle con i rami ricadenti? Non ricordo il nome scientifico, per quel che ne so io di botanica poteva benissimo essere una pianta di Miseria. Il che, visto il mio estratto conto, non sarebbe da escludere. Beh io e Mario eravamo molto affezionati, tant'è che era diventato ufficialmente "Mario, la pianta sopra l'armadio" e nonostante la mia totale mancanza di pollice verde, lui era paziente e cresceva rigoglioso nonostante le mie scarse cure. Poi quella sera successe l'irreparabile: mentre stavo passando davanti all'armadio per prendere le ultime cose da mettere in borsa per la mattine seguente, il vecchio Mario, forse preso da un attacco di depressione incurabile, decise di farla finita. Ma non fece una cosa comune e banale come lasciarsi seccare. No, lui volle tentate di andarsene in grande, da kamikaze. E si kamikazzò sulla mia testa nell'esatto momento in cui passavo lì sotto. Preciso e puntuale come un esattore delle tasse. E io mi ritrovai lì, a cercare di capire il perché dell'insano gesto, all'una di notte, piena da testa a piedi di terriccio. Non gliel'ho mai perdonata.
Beh, adesso forse è chiaro perché quello che mi mette ansia non è tanto l'esame in sé, quanto l'attesa della notte prima. Si potrebbe fare un toto-incubo su quello che promette questa nottata. Zombie? Vampiri? Velociraptor? Abbandono in autostrada? Frontali su porte misteriosamente chiuse? Provvederò a farvi sapere. E sì, è anche per questo che ho accuratamente evitato la proiezione di un film rilassante come Hunger Games stasera, nonostante muoia dalla voglia di vederlo. Anche se non sembra, ci tengo alla mia salute.
Di buono c'è da considerare che comunque, in un paese un cui un giovane su 3 è disoccupato, potrei provare ad aprire una nuova frontiera sul panorama delle Assicurazioni sulla vita.
E con ciò, è giunto il momento di andare. Fatemi tanti auguri...e BUONA NOTTE!
PS - per gli amanti delle piante che sono in pensiero per Mario: lui sta bene. E' sotto le cure amorevoli di Madre e nonostante abbia tentato di nuovo l'insano gesto, non ha più coinvolto altre vite umane.
Non starò qui a dirvi quando sia stanca e nervosa in questo momento, e a maggior ragione vi risparmio anche qualche colta citazione dal buon vecchio Antonellone Venditti, ma la mia nuova filosofia di vita attira-positivà-scaccia-negatività, che trova nel "perché no?" la sua principale ragione di vita, la sta alleggerendo tanto. E fu così che all'esame consegnai il compito in bianco. TA-DAAAAN!
Intro a parte, lo spunto per scrivere il pezzo mi è venuto proprio da una cosa che mi capita spesso se non sempre quando sto per dare un esame: gli incubi della notte prima (e non trascurabile, dal fatto che cerchi di tenermi lontano dalle calamità passando qualche ora qui davanti al pc, dove non posso farmi troppo male fisico). Chiamatela apprensione, chiamatala angoscia, chiamatela ansia da prestazione (no, non di quel tipo)...ok no, non chiamatela ansia da prestazione. Però ci siamo intesi. Ciò mi riporta alla memoria la notte assurda prima dell'orale dell'esame di elettronica. Per motivi di privacy (ma soprattutto per la mia incolumità quando dovrò attraversare una strada trafficata) non scriverò nome e cognome del/della docente, ma potete tranquillamente immaginarvi il/la prof con le sembianze del velociraptor incazzoso di Jurassic Park di cui sopra. La quale mi ha simpaticamente seccato all'orale 3 volte con 27 allo scritto passato al primo tentativo. Segno che poi, forse, qualcosa della materia ci avevo capito. Evidentemente per il velociraptor non dovevo avere una faccia sufficientemente simpatica e/o affidabile. Ma tralasciamo la polemica personale. La notte prima del terzo orale è stata degna della sofferenza fisica della povera Ana (un nome una promessa, tra l'altro), protagonista del Best Sellers "50 sfumature di grigio", la prima volta che è stata convinta a fare sesso violento con quel gran bonazzo di Christian Grey (tra l'altro qui scatta la polemica: ho letto oggi che per la versione cinematografica del caso letterario dell'anno, sarebbe stato scritturato Justin Bieber. Bieber. BIEBER! Cioè. Parliamone. Il bellissimo impresario di successo, dannatamente affascinante, incredibilmente bello e virile, maestro del sesso in tutte le sue forme più strane, il protagonista che ha infiammato gli ormoni di migliaia, ma che dico migliaia, milioni di lettrici in tutto il mondo....interpretato da Bieber. Suicidio assistito!). Ovviamente il primo pensiero fu: "vado a letto presto così dormo il più possbile, mi sveglio riposata, rilassata e bella carica". Mai scelta fu più sbagliata, la conseguenza scontata: occhi a palla in perfetto gufo's style fino ad orario improponibile. Ma una volta addormentata la cosa non andò meglio. Seguirono sogni molto simpatici in cui il velociraptor mi interrogava sul ciglio di un dirupo chiedendomi di costruirgli un circuito elettrico avendo a disposizione solo una scodella di pop corn e 3 bic blu. In realtà la sensazione di vuoto mi era provocata dal fatto che stavo dormendo sul bordo del letto, ma per mia sfortuna mi accorsi di ciò solo nel momento in cui il baricentro era ormai fuori asse, e nella caduta rovinosa verso il pavimento il mio caro setto nasale(già collaudato sul bordo del bidet alla tenera età di un anno e mezzo) urtò del tutto involontariamente lo spigolo del comodino. Seguì sveglia improvvisa con bestemmione di buongiorno, alle 4 e mezzo del mattino.
Altro simpatico aneddoto risale alla notte prima dell'esame di Algebra. Quella volta volai gli ultimi 4 scalini prima del pianerottolo, stampandomi sul muro di fronte con conseguente livido delle dimensioni del Nicaragua.
Prima di Analisi 1 invece fu la volta di Mario. Ah, Mario. I miei amici che leggono lo ricorderanno sicuramente. Mario era il nome dell'unica pianta che abbia mai messo in camera mia. Un buffo esemplare di pianta, non so come definirla...avete presente quelle con i rami ricadenti? Non ricordo il nome scientifico, per quel che ne so io di botanica poteva benissimo essere una pianta di Miseria. Il che, visto il mio estratto conto, non sarebbe da escludere. Beh io e Mario eravamo molto affezionati, tant'è che era diventato ufficialmente "Mario, la pianta sopra l'armadio" e nonostante la mia totale mancanza di pollice verde, lui era paziente e cresceva rigoglioso nonostante le mie scarse cure. Poi quella sera successe l'irreparabile: mentre stavo passando davanti all'armadio per prendere le ultime cose da mettere in borsa per la mattine seguente, il vecchio Mario, forse preso da un attacco di depressione incurabile, decise di farla finita. Ma non fece una cosa comune e banale come lasciarsi seccare. No, lui volle tentate di andarsene in grande, da kamikaze. E si kamikazzò sulla mia testa nell'esatto momento in cui passavo lì sotto. Preciso e puntuale come un esattore delle tasse. E io mi ritrovai lì, a cercare di capire il perché dell'insano gesto, all'una di notte, piena da testa a piedi di terriccio. Non gliel'ho mai perdonata.
Beh, adesso forse è chiaro perché quello che mi mette ansia non è tanto l'esame in sé, quanto l'attesa della notte prima. Si potrebbe fare un toto-incubo su quello che promette questa nottata. Zombie? Vampiri? Velociraptor? Abbandono in autostrada? Frontali su porte misteriosamente chiuse? Provvederò a farvi sapere. E sì, è anche per questo che ho accuratamente evitato la proiezione di un film rilassante come Hunger Games stasera, nonostante muoia dalla voglia di vederlo. Anche se non sembra, ci tengo alla mia salute.
Di buono c'è da considerare che comunque, in un paese un cui un giovane su 3 è disoccupato, potrei provare ad aprire una nuova frontiera sul panorama delle Assicurazioni sulla vita.
E con ciò, è giunto il momento di andare. Fatemi tanti auguri...e BUONA NOTTE!
PS - per gli amanti delle piante che sono in pensiero per Mario: lui sta bene. E' sotto le cure amorevoli di Madre e nonostante abbia tentato di nuovo l'insano gesto, non ha più coinvolto altre vite umane.
lunedì 17 settembre 2012
Parenti serpenti
SONO VIVA. Ebbene sì. Sono uscita incolume dal pranzo domenicale tra soli parenti, il primo SERIO della mia vita.
Riassumendo in poche parole: la cugina di madre e suo marito festeggiavano ieri i 40 anni di matrimonio. E cosa poter organizzare per occupare degnamente l'intera ultima domenica pre-esame? La risposta la potete immaginare: niente di meglio che invitare 50 parenti (dei quali io ne avrei conosciuti sì e no 15. Inclusi madre, padre, sorella, 2 nonni e gli sposi con figlio annesso. E se la matematica non è un'opinione, siamo già a 8) fuori a pranzo.
E con "fuori" non si intende semplicemente fuori casa, si intende un posticino sperduto nel mezzo del Chianti senese, comodamente situato a oltre mezz'ora di strada da casa, con millemila chilometri di sterro che con ogni probabilità portano ancora i segni delle trincee della guerra del '15-'18. Ovviamente di quest'ultima informazione ero del tutto ignara, e saggiamente avevo fatto lavare la macchina (nera ndr) 2 giorni prima. Ah, il piacere della scoperta e l'ebrezza dell'ignoto.
Consideriamo dunque lo spirito con cui la mattina mi sono alzata dal letto al pensiero dell'intera giornata da sfangare. Ecco. Se poi ci aggiungiamo la sorpresa nello scoprire che la mattina era arrivato anche quello specifico momento del mese, quello in cui ti senti ancora più mongolfiera del solito e ti fa male anche la punta dei capelli, avrete il quadro perfetto della mia indisposizione ieri mattina alle 12, quando poi sono uscita di casa.
Come avrete capito il viaggio non è stato una passeggiata, e nonostante la continua tentazione di fermarsi a compiere atti vandalici sulle numerose trovate artistiche incontrate per strada(dalle due sagome giganti di un uomo e una donna che sniffano un cipresso a Catignano, fino alle tipiche cabine telefoniche rosse inglesi con all'interno dei manichini all'incrocio tra Vagliagli e Pianella, oppure ai due peperoni giganti in mezzo ad un prato a Pievasciata. Roba agghiacciante.) siamo infine riusciti a raggiungere la meta.
Un posto sperduto in mezzo al niente, ma che Dio ce ne renda merito, aveva una vista spettacolare. E' quello il momento di falsa illusione, quello in cui tutti i timori se ne vanno di fronte alla magnificenza della natura. Poi però ti giri e un nugolo di anziane signore ti sta radiografando per cercare di capire dai lineamenti di quale ramo sfigato della famiglia sei e a quale prozio scomparso assomigli tanto. Poi ti guardi in giro cercando la direzione in cui scappare, ma a quel punto è troppo tardi. Ti hanno circondato. Hai uno stuolo di fans con età media di 93 anni (roba che se Dio guardi ci scopre l'inps, ci butta una bomba addosso e ci si risparmia anche l'ansia dei sensi di colpa post-pranzo) che ti tempestano di domande, e si raggiunge quasi il delirio nel momento in cui scoprono che stai studiando "ingegneria". Se mai ti laureerai, ovviamente. Ma questo loro non lo sanno.
Una volta riuscita ad uscirne puoi quasi mostrare con orgoglio le ferite di guerra, fiduciosa che il peggio ormai potrebbe essere passato. Quindi prendi in consegna sorella e ti avvii girellando in giardino, salutando le 5 persone che già conoscevi e facendoti presentare, con tanto di report flash sul tipo di parentela che avete, circa 96 invitati dei quali non ricordi più il nome dopo mezzo minuto dall'avergli stretto la mano.
Un senso di sollievo appare pian piano, quando si avvicina l'ora di pranzo e si comincia ad intravedere anche qualche coetaneo, cugino di 89° grado, di cui hai sentito parlare una volta 4 anni fa(e che bada bene, non hai mai conosciuto di persona), ma che in quel contesto ti pare già che sia un caro amico d'infanzia.
Poi all'improvviso: ci siamo. La tromba di guerra è stata suonata. Le fatidiche parole: "cominciamo ad andare a tavola." E' quello il momento in cui ti addossi ai 3 parenti che ti sei portato da casa, sperando di accaparrarti posti vicini e possibilmente non accanto alla zia con problemi di incontinenza. Ed è lì che poi, ti frana il mondo addosso con due semplici parole: POSTI. ASSEGNATI.
ARGH. Ok, ragioniamo con calma. Lo scopo dei posti assegnati è far sì che le persone non si trovino sedute da sole, sperse in un tavolo di gente che non conoscono, ma che siano sedute vicine a conoscenti e persone con cui si ritiene possano andare d'accordo. Forse non è un male! Le ultime parole famose. Io e sorella siamo strappate dal grembo materno e inserite in mezzo a due gruppi di cugini, appartenenti a fazioni diametralmente opposte della famiglia. Un po' come essere a pranzo con i Montecchi e i Capuleti, con l'aggravante che Giulietta ha beccato Romeo limonare duro con la sua migliore amica. Studio per qualche minuto le fazioni: se deve essere guerra, reputo quantomeno opportuno scegliere un schieramento. Quasi istintivamente opto per i Montecchi alla mia sinistra, 4 cugini tra i 10 e i 21 anni. Tento la circonvenzione di uno dei membri più giovani per sondare il territorio, e devo dire che sono anche piuttosto fortunata, e i Montecchi si rivelano la scelta migliore. Grazie a loro, e soprattutto al primo ragazzino conosciuto e a suo fratello, il membro più anziano che per la verità si è rivelato anche un tipo interessante, il pranzo è passato in una tranquillità non prevista (se escludiamo il cane-salsiccia dei Capuleti che mi continuava con insistenza a leccare i piedi).
Ma la tregua dura poco e appena ci viene dato il permesso di alzarci per andare in terrazza a dedicarci all'arte più nobile del pranzo, dare fondo agli oltre 10 tipo di torta disponibili, vengo accalappiata di nuovo dalle anziane signore di cui sopra, capitanate da mia nonna, che trotta verso di me con fare fiero e baldanzoso, come immagino fosse quello del buon vecchio Horatio Nelson a comando della flotta inglese a Trafalgar, e travolta dal vortice dell'infinita, inutile, interminabile chiacchiera di circostanza.
Non c'è sufficiente gloria per gli eroi, e a me, alla fine della storia, è rimasto solo un quadratino di misero tiramisù.
domenica 16 settembre 2012
La malsana decisione - Intro e Presentazione
Vi è mai capitato di domandarvi come dev'essere la vostra vita dagli occhi dell'Altissimo**? Beh quel tizio, chiunque sia, deve farsi delle gran belle risate. Con ogni probabilità siamo il suo passatempo preferito. E ti credo, forse vorrei fare a cambio di lavoro. Il che, ovviamente, non riguarda il fatto che io rischi la cecità e la perdita di migliaia di neuroni ogni giorno dovendo studiare masse di argomenti che, oltre ad interessarmi quanto la diffusione e lo stile di vita dei cacatua in Siberia, non mi serviranno ad altro che a poter dire, una volta ogni 10 anni, "sai, io la seconda legge di Newton l'ho studiato all'università" (son soddisfazioni), mentre invece la cosa più impegnativa che occupa il tempo di tale individuo è scorrazzare tutto il giorno tra le nuvolette, a spassarsela di fronte alle scene imbarazzanti ed estremamente comiche di cui tutti siamo vittima. Perché sappiatelo: anche quando credete che nessuno abbia visto, come quella volta che avete sbattuto su una porta chiusa nel silenzio di casa vostra, LUI LO SA. Era solo una prova generale, un test per vedere se quella gag potrebbe funzionare anche in pubblico. Guardatevi le spalle.
Tornando all'argomento principale, lo so, probabilmente nel vostro subconscio non avrete mai sviluppato un profilo così dettagliato dell'Altissimo, ma solo perché probabilmente voi avete cose più serie con cui spendere il vostro tempo. Fatto sta che questa riflessione è stata la causa scatenante dell'apertura di questo ennesimo Blog. In realtà ci ho pensato un bel po'. Mi sono interrogata in tutti i modi se farlo davvero o risparmiavi, più per preservare quel po' di credibilità che mi rimane che per preservare voi, in realtà (non per richiamare ulteriormente l'attenzione dell'Altissimo su di me, che già presumo mi abbia messo tra i "preferiti", ma suppongo che la scena appena passata su questi schermi, cioè di me che batto le manine ripetutamente a vuoto per 4/5 minuti buoni, cercando di prendere una fottuta zanzara che ho visto passare, e la reazione di madre - che per la privacy potete immaginarvi con le sembianze di Mrs Bric de "la Bella e la Bestia" - che mi guarda e dice: "hai finito di ballare la samba o ne hai per molto?", non dev'essere stata male).
Poi mi son risposta che non siete obbligati a leggerlo se non volete, quindi...perché no? Ed eccolo qui. Ma la domanda vera ogni volta che apro un blog è sempre la stessa: sopravviverà? Non è dato saperlo. Chi vivrà vedrà. (cit.)
Chiara
**con il termine "Altissimo", non si intende nessuna entità divina o inerente una qualche religione. Per Altissimo, si intende letteralmente "altissimo". Il gigante immaginario che ci guarda tutti dall'alto. Onnipresente, onnisciente e del tutto indifferente all'evolvere delle situazioni imbarazzanti in cui vi siete cacciati, il cui unico scopo è quello di fare una classifica giorno per giorno di tutte le cazzate che riuscite a combinare. Con annessa TOP 20 ogni 6 mesi.
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