con il termine "Altissimo", non si intende nessuna entità divina o inerente una qualche religione. Per Altissimo, si intende letteralmente "altissimo". Il gigante immaginario che ci guarda tutti dall'alto. Onnipresente, onnisciente e del tutto indifferente all'evolvere delle situazioni imbarazzanti in cui vi siete cacciati, il cui unico scopo è quello di fare una classifica giorno per giorno di tutte le cazzate che riuscite a combinare. Con annessa TOP 20 ogni 6 mesi.

mercoledì 4 dicembre 2013

Le scarpe lucide di Paolino


"Le scarpe sono sempre nuove.
Ma anche se non mi posso spostare
riesco a farlo con la fantasia
e mi dispiace quando...
un vero amico va via."

Il 3 dicembre è la giornata internazionale delle persone con disabilità. Io arrivo un giorno in ritardo, anzi, più di un mese in realtà: andando avanti nella lettura capirete il perché. Sono qui perché vi volevo raccontare una storia.

Io avevo un amico. Si chiamava Paolo, era nato a Siena nel 1957 e io l'avevo conosciuto nell'estate del 2007, quando un amico aveva portato me e Maddalena ad un soggiorno estivo organizzato dalla sua associazione di volontariato.
Quando arrivammo, Paolo era già lì. Noi eravamo ancora piccole e un po' spaventate da quel mondo in cui ci trovavamo immerse per la prima volta, ma lui ci accolse subito, come se in realtà avessimo sempre vissuto lì.
Parlando con lui, in quei giorni e poi negli anni, ho conosciuto la sua storia. Paolo non aveva mai camminato in vita sua. Era nato ed era stato messo seduto. Una posizione dalla quale, alla fine, non si era mai più mosso. Nato a Siena, amava la sua città in modo incondizionato, ma dopo la morte del padre era stato costretto a trasferirsi a Certaldo dalla sorella, che era rimasta l'unica a potersi prendere cura di lui. Un esilio forzato, che alla fine non ha mai veramente accettato. A volte chiedeva a noi ragazzi di essere portato a Siena, e noi lo facevamo, per quanto era possibile. Più di una volta abbiamo festeggiato il suo compleanno in piazza del Campo o lo abbiamo portato a fare un giro in centro dopo cena, le belle sere d'estate. Paolino era uno di noi.
Una cosa che non vi ho ancora detto è che oltre a tutto questo, era anche un poeta! Quando sentiva l'ispirazione ti mandava a prendere carta e penna per farti scrivere quello che gli stava venendo in mente. Ed ecco che in un quarto d'ora ti tirava fuori una delle sue poesie. Una volta abbiamo anche scritto una canzone, sapete? Protagonista principale, ovviamente, la sua Siena. 
Ma non parlava solo di questo. Lui scriveva con una sorta di "autoironia" che faceva più male a chi la leggeva che a lui. Nel 2002 pubblicò una raccolta delle sue poesie, fatto di cui è sempre stato orgoglioso. La chiamò "Scarpe lucide". Scarpe lucide esattamente come le sue. Scarpe che non avevano mai visto la terra o il pavimento. Di questo parlo quando scrivo "autoironia". 
La poesia che ho messo all'inizio del pezzo era sua, ed è proprio all'interno di questo libricino. 
Paolo quest'anno non è venuto al solito soggiorno estivo. Non è venuto perché era in Polonia, con la persona che lo ha accudito per quasi 20 anni, e che lo ha preso con sé mentre sua sorella stava pian piano andandosene per una malattia. E' finita l'estate e ad un certo punto, di lui non si sapeva più niente. L'unico mezzo di comunicazione era Skype, che non accendeva più da mesi ormai. Poi il 30 ottobre, il giorno prima di quello che sarebbe stato il suo cinquantaseiesimo compleanno, riceviamo una mail  in cui veniamo sapere che Paolino, il 29 settembre 2013, se n'era andato. Un mese dopo. Un mese dopo, abbiamo saputo per caso, che lui non c'era più.

Chi mi conosce sa che non sono una persona che si lascia andare ai sentimenti. La mia razionalità mi blocca nell'80% delle volte. Ho pensato tanto a lui  in questo mese che è passato. Ho pensato ai discorsi che abbiamo fatto, alle cose che mi ha raccontato e che io ho raccontato a lui. Quando è successo, sono sempre stata un po' trattenuta o spaventata: non trovavo giusto che fossi io raccontargli le cose futili delle mia vita che volevo cambiare, ma volevo ascoltare lui e quello che aveva deciso di raccontarmi. 
So che la cosa che avrebbe voluto più di tutte sarebbe stata una moglie, e anche se sapeva che molto probabilmente non sarebbe successo non si è mai veramente arreso. Voleva l'amore, come tutti gli uomini di questo mondo, ma non era mai arrabbiato con nessuno pur sapendo che quasi sicuramente avrebbe dovuto farsi bastare quello che gli davano gli amici. 
La vita è stata ingiusta con lui: gli ha tolto gli affetti e i cari, non gli ha dato i mezzi per fargli vivere questi 56 anni come gli altri, lo ha messo in condizione di dover sempre dipendere da altre persone per ogni cosa e in ogni momento. 
E nonostante ciò, non l'ho mai visto o sentito arrabbiato per quello che la vita non gli aveva permesso di avere. Scriveva così:

Occhi di Pianto

"Le lacrime sono
come gocce di rugiada
che ogni giorno 
bagnano la vita e la strada.

Poi al mattino ti risvegli
con un nuovo futuro  fra le mani
e pensi al tuo breve 
ma felice domani.

Nel mondo bisogna
essere capaci di un sorriso
senza mai rimpianger niente,
o si perde il paradiso
e la vita diventa deprimente."

Quando penso che qualcosa non va, che certe cose fanno schifo o mi arrabbio per qualcosa o qualcuno...allora penso a Paolino. Nella vita succede di avere i propri problemi, che tolgono spesso la luce dagli occhi. In quei momenti ci si deve fermare e pensare a cosa è davvero importante. I problemi che ci capitano nella vita di tutti i giorni, possiamo provare a risolverli in un modo o nell'altro. Non tutti hanno questa possibilità e bisognerebbe capirlo per provare ad essere un po' meno egocentrici.

E poi, fate più spesso un sorriso, o la vita diventa deprimente... ;) non è detto che risolva qualcosa, ma può fare male a qualcuno?

domenica 22 settembre 2013

Gente sportiva, il ciel l'aiuta

Partiamo dal presupposto che questo post non sarà di critica a chi svolge attività sportiva.
Lo sport FA BENE alla salute, sia fisica che mentale: scarica lo stress e rafforza i muscoli, oltre a riattivare il metabolismo e bruciare i tanto odiati grassi.
Io ho fatto sport da quando ero bambina, cambiandone un'infinità e delle tipologie più disparate. Dalla ginnastica tradizionale, quando ero uno scricciolo, alla pallavolo, dalla danza alla kick-boxing (occhio), dal golf al nuoto. In tutto ciò non sono ancora sicura che il golf possa essere definito "sport", ma sono dubbi personali. Infine mi sono buttata sul tennis, che ho interrotto nel 2007 a causa della maturità e di una fascite plantare che mi faceva camminare come Tony Manero con le scarpe chiodate. Mi sono presa un anno sabbatico e ancora no, non l'ho finito.
Niente morale, sono rientrata nell'ordine di idee che devo ricominciare a fare qualcosa, lo so. A ottobre mi iscrivo in palestra, promesso.
E lo faccio pure controvoglia, perché si sa: uno dei problemi delle palestre è che in qualunque giorno tu ci vada, a qualunque ora, ci troverai dentro i soliti personaggi super-mega-iper tirati e pompati che con i loro addominali scolpiti, i deltoidi che arrivano alle orecchie, la figura slim e prepotente, ridurranno in cenere tutti i buoni propositi, mostrandoti qual'è l'esatta conformazione di muscoli che neanche sapevi di avere.
-Oh, ma che ti sei fatto male lì? C'hai un solco...
-Ma no, quella è la cresta iliaca...ce l'hanno tutti!
-La cresta? Ma non stava in testa la cresta? Ma che ce l'ho anch'io?
-Eh (segue silenzio imbarazzato)....in teoria da qualche parte sì.
Dite, ma non ce l'avete un lavoro?
Mi mettete ansia. Quelle non sono palestre, sono sale di esibizione! Dovrebbero ideare un corso preparatorio riservato a chi ha la tartaruga spiaggiata, così quando poi decide di entrare nella tana del lupo lo fa a suo rischio e pericolo.

Ma se proprio la palestra non fa per voi, ricordatevi che esiste sempre il piano B: lo sport fai-da-te. E lì ci si sbizzarrisce: DVD, corsi online, attrezzi da usare in casa (adotta anche tu un commesso di Decathlon: con quanto gli ho lasciato, il mio mangerà gratis per 2 anni), escursioni in bicicletta o il più semplice jogging.
Giusto due giorni fa ho visto un film un cui il protagonista si svegliava, cascasse il mondo, tutte le mattine alle 6 per andare a correre. Estate, inverno, sole, pioggia, freddo o caldo. La domanda nasce spontanea: ma che davvero? Esiste sta gente che si sveglia 2 ore prima per correre e stancarsi prima di cominciare la giornata? Ma soprattutto: Dio, perché la mia forza di volontà l'hai data tutta a loro??? A me già viene la voglia di uccidermi se devo rimettere la sveglia mezz'ora prima per fare qualcosa che devo necessariamente fare, figurarsi se mi svegliassi con la mia coscienza che tutta allegra dice: dai, ora vestiti e vai a fare 15km di corsa prima di andare a lavoro, bighellona!





CHE COSA DIAMINE STAI DICENDO???

Finirebbe in tragedia. Una sveglia presa a martellate e una coscienza traumatizzata con minacce di morte.

domenica 15 settembre 2013

Modelli, modellini e modelle

Grazie a Dio, anche io sono riuscita a cambiare aria per 6 giorni quest'estate. Quale miglior occasione dell'europeo di basket organizzato a due passi (vabeh, due passi, si fa per dire. 550 km in scioltezza) da casa? Peccato che sette giorni passano veloci, specie se quasi due devi passarli guidando, ma son dettagli. Non vi tedierò oltre parlando delle mie ferie trascorse da pendolare tra Capodistra, Portorose e Lubiana, alla fine non siamo mica qui ad aprire blog di viaggi! 
Ormai son cinque che son tornata, e son successi degli eventi che ne hanno fatto una quasi-settimana di grandi riflessioni sui mali che affliggono la società moderna. E no, quelle nubi di fumo grigio che avete visto in lontananza erano incendi veri, non venivano dalla mia scatola cranica. Ma tranquilli: affinché non accada mai più, son passata alla controffensiva: mi ubriaco a suon di fiori di Bach...mai apprezzato tanto il brandy in vita mia!

Ma partiamo dai fatti documentati, come al solito. Due giorni dopo il mio rientro, mi viene scodellato in faccia il seguente articolo del corriere della sera: (Link all'articolo) in cui si propone un'alternativa "reale" al modello di bambola più venduto al mondo: la Barbie. 

La domanda da porsi pare immediata: le bambine sceglierebbero davvero di comprare la Barbie con le misure "reali" se fossero messe a scelta? La risposta: No. No, perché alto e slanciato è più bello, perché il collo lungo rende più fine ed aggraziata, perché magro è più gradevole. Che poi parliamoci chiaro: le misure 91-45-83 non so nemmeno quelle delle modelle. Se Barbie fosse una donna reale, sarebbe troppo magra perfino per avere le mestruazioni! 
Può dunque il giocattolo, con cui le ragazzine di tutto il mondo giocano fino all'adolescenza (a volte oltre), creare nella mente della futura società il concetto che esiste una fisicità giusta e una sbagliata? Può questo un giorno portare ad evitare il contatto con una persona solo perché non ci sembra abbastanza bella per interagire con noi? Che poi in realtà, più che concetto sbagliato in questa ipotesi, si tratta di maleducazione, ma soprassiedo. Einstein non sarà certo stato un modello, ma due chiacchere io ce le avrei fatte volentieri. Senz'altro avrebbe avuto cose più intelligenti o interessanti da dirmi rispetto ad un bellone a caso che passava per strada (e magari era anche più simpatico). 
La cosa buffa? Che chi si comporta in questo modo magari neanche se ne rende conto, perché ad un certo punto diventa una cosa talmente abituale che non ci si fa più caso. O magari in realtà è a sua volta un/a complessato/a che fa il/la duro/a per convincersi che può mirare più in alto. Quindi poverino/a non fategliene una colpa. D'altra parte un po' di confusione è accettabile. 

Visto che siamo a parlare di generazioni problematiche, sicuramente non sarò la prima a porre l'attenzione su un'altra probabile causa del nostro costante incasinamento. Siamo o non siamo la generazione cresciuta guardando cartoni animati tragicomici del calibro di Papà Gambalunga, il mistero della pietra azzurra e Lady Oscar. Cioè: Lady Oscar. Praticamente c'è più ambiguità sessuale in Lady Oscar che in un duetto tra Amanda Lear e Cristiano Malgioglio.
Donne: ci hanno propinato per anni quella simpaticona di Licia che faceva la spola continua tra Satomi e Mirko. Georgie invece, decide di dare il via alla saga dell'incesto, e vede bene di cominciare ad intrallazzare con uno dei fratelli. Occhi di gatto: tre sorelle che han fatto un patto, e decidono di rubare anche l'anima de li meglio mortacci, così per sport, indossando tutine di latex (una delle quali arancione, così per non dare nell'occhio di notte).
E per restare in tema possiamo ampliare la discussione anche su Lupin III, il ladro per definizione, che però non agisce da solo. Lui si muove col samurai, col pistolettaro e con la mignottona. Che tanto però non gliela dà mai, quindi almeno da quel punto di vista, ha vinto lei. 

Ma anche voi, cari maschietti non fate i furbi: siete stati bombardati da modelli in tutine aderenti che zompettano da un palazzo all'altro sparando o meno ragnatele e pseudo-calciatori che saltano da centro campo, rimbalzano sul palo o sulla traversa e segnano gol che strappano anche la rete. 
Quindi, invece di fare gli spiritosi cercando di fare colpo quella strappona che assomiglia a Margot, meglio che ogni tanto ripassate un attimo dalla superficie terrestre, perché tanto a meno che non siate famosi e/o (meglio E che O) ricchi da far schifo, non ve la darà mai. Ovviamente a meno che non riusciate a mettere su il colpo del secolo e riusciate a recuperarle un oggetto del calibro del "cuore dell'oceano" che la vecchiarda del Titanic ha ributtato in mare alla fine del film. In quel caso chapeau, ve la siete meritata tutta. 

Poi ci si domanda perché siamo venuti su difettosi. Grazie ar cà.

giovedì 29 agosto 2013

La metà di 50, un quarto di 100

Quale miglior modo di aspettare il tanto famoso "quarto di secolo", che decidere di andare a mangiare un sobrio gelato fuori porta Camollia con la tua migliore amica?
Questa era l'idea, quindi prendiamo macchina e andiamo. Senza valutare il fatto che l'istrice ha iniziato il braciere lunedì...tragggggedia per trovare parcheggio, nel solito posto, solitamente deserto.
Infine optiamo per l'unico posto lasciato libero: la sosta taxi. Tanto per le feste delle contrade questa è la legge di vita: anarchia unica via! E' andata bene, non abbiamo trovato né multe né carri attrezzi pronti al rimorchio.
Dunque, dove ero? Ah sì, il parcheggio. Passeggiatina e gelato sobrio con : cocco, nutella e meringa. Se devo morire morirò grassa, ma non triste! Comunque la meringa faceva onco. Era un po' come mangiare un vasetto di panna montata fredda di frigo, e quando padelli un gusto su 3, la cosa non può finire bene. Alla fine è il 33,3(periodico)% di un gelato! Potrei dilungarmi in una trattazione seria sui gusti che non dovresti MAI prendere in gelateria, ma vi risparmio per il momento, tengo il pezzo in freezer per un prossimo futuro.
Finito di fare le grasse, siamo andate a smaltire le tossine sulle altalene in piazza d'Armi...un'oretta buona, nella quale abbiamo anche estirpato la precedenza ad un gruppo di ragazzetti in bicicletta. Si chiama anzianità, tutto ciò confermato dal fatto che abbiamo perso tempo parlando di quando lì, ci facevamo i campi solari (correva l'anno 1998) e ci vestivamo da Spice Girls per lo spettacolo di chiusura. Imbarazzante.
Poi verso le undici....sorpresaaaa! E' venuto Pippo a farci compagnia! ....Maddalena aveva fatto la spia. Ma ho avuto sorprese peggiori! ♥ Solo che voleva fare il figo, ed è arrivato a mezze maniche con un freddo pipone, quindi è toccato mollare le altalene (e qui polemica pesa) per trasferirsi sul castello dello scivolo, per stare rincantucciati in un minuscolo spazio vitale. Abbiamo atteso inermi, mi sembra appropriato come termine, la mezzanotte e quindi l'incedere impietoso, senza possibilità di rivolta, della vecchiaia. Perché si sa: dai 25 in poi comincia il declino! Dolcezza infinita. In queste occasioni si sa, anche il cuore più gelido (che è una pasta in confronto al mio), si scioglie.
Siamo anche scampati al giro della vigilanza, che non ci ha visti. Solo che poi, a causa di ciò, ha allucchettato tutti i cancelli della piazza. Vi lascio immaginare la sorpresa quando al 3° tentativo abbiamo trovato il 3° catenaccio con lucchetto a bloccare l'uscita. L'unica soluzione era lo scavalco: oltre 2 metri di muretto e cancello. Il problema non è stato salire...è stato scendere senza fracassarsi un legamento. Mezz'ora di congetture per trovare la via, senza infilzarsi nel cancello, spappolarsi sull'asfalto o fare un frontale col muro.
Tutto ciò per poi scoprire, una volta atterrati, che 100 metri più avanti avevano "estirpato" le reti protettive da mezza recinzione, quindi te la potevi cavare scavalcando un muretto di 40cm. Un gesto eroico e un aneddoto, rovinati dal vandalismo urbano.
Dove finiremo?

Questi 25 non sono stati facili, ho realizzato improvvisamente che entrando del 26°anno, sei matematicamente più vicina ai 30 che ai 20. E se ti metti a metabolizzarla, non è una situazione simpatica. Di base il problema è il trovarsi catapultati a guardare il traguardo con il 3 davanti, senza avere idea di quello che vuoi fare della tua vita e senza una certezza in mano, lavoro o laurea che sia. Vero che manca poco almeno per la seconda, ma di fatto ancora non c'è. Diciamo che quello che fa più paura è l'idea che le cose non trovino un senso prima che sia troppo tardi, ma tanto alla fine, oggi è uguale a ieri. E' inutile farsi le paranoie per 24 ore....tanto ormai è andata, fermatelo voi il tempo se ci riuscite.
Sto diventando troppo seria, questo è segno che è ora di smettere....

Ora scusate, vi devo lasciare, Daniel Hackett mi ha appena fatto gli auguri di compleanno!


Addio!

martedì 30 aprile 2013

Il disagio del cerotto

Quale miglior momento della libertà ritrovata per aggiornare un po'?!
Nuntio vobis gaudium magnum che ho finalmente registrato l'esame di Fisica1 sul libretto. Giorni, mesi, anni, decenni, secoli di terrorismo pissicologico che si sono volatilizzati. Un po' come aver tolto uno zaino di 30kg da sopra il groppone. Quindi niente, trombette e cappellini per tutti, it's party time! 

Ma in realtà, la cosa molto simpatica successa in questi giorni e di cui volevo parlarvi, sono i 4 punti che ho vinto in fronte, manco fossimo stati alla Coop(tra l'altro sembro un pacchetto regalo...e con 4 fiocchi, bada bene. Una sciccheria!)
Prima che vi preoccupiate troppo (ammesso che l'abbiate fatto) vi spiego come è andata, tralasciando volutamente nomi e termini medici: ho dovuto fare un piccolo intervento di asportazione di una lesione cutanea, per far analizzare ciò che l'aveva provocata.
Morale della favola: devo girare per almeno due settimane con un cerotto delle dimensioni del Turkmenistan appiccicato in fronte. Sarà una bella prova, anche perché pare che in epoca moderna, il cerotto sia diventato un oggetto d'antiquariato che la gente non ha mai visto se non nei documentari di Piero Angela. Io che di solito vengo sommersa dall'anonimato, risucchiata dalla qualunquitudine della folla, mi ritrovo a dover sostenere lo sguardo dei curiosi passanti che mi incrociano per strada e mi fissano. Smettete di osservarmi, smettete subito ho detto! Mi sa che quando vado a cambiare la medicazione mi faccio scrivere "cazzo guardi?" sul cerotto, almeno qualcuno si sentirebbe almeno un po' in colpa e distoglierebbe lo sguardo. 
Adesso chiunque trovi in giro, anche quelli che di solito passano facendo finta di non averti visto, ti fermano e ci schioccano l'ormai scontato: "oh, ma che hai faaaattoooo??" lanciandosi in improbabili supposizioni sulla dinamica dell'incidente. Ho sentito nominare scontri con pali della luce, cartelli stradali e/o muri, incidenti in motorino, risse ed infine......il colpo di genio: "ma che t'è venuto un brufolo gigante?" 
Ora, considerando l'individuo nello specifico, non pretendo che tu ti laurei in ingegneria aerospaziale con 110, lode e bacio accademico. E non pretendo neppure di comprendere PERCHE' uno dovrebbe coprirsi un brufolo con un cerotto...ma DioCristo, ho una tenda in faccia, come fa anche solo a venirti in mente un'idea del genere?!
Altro aspetto da analizzare è la focalizzazione della gente sulle stesse battute. Vi posso raccontare che 4 diverse persone, tutte dell'ambiente Mens Sana, senza che si fossero sentite una con l'altra mi hanno proposto di passare i 4 punti ai ragazzi, così si arrivava terzi tranquilli per i play off. Non una o due...quattro. 
Ne abbiamo altre di altre situazioni spiacevoli? Ma sì, dai. Se vi hanno già messo dei punti, saprete senz'altro che i maledetti...prudono! Prudono da matti e all'improvviso. La cosa in sé potrebbe essere aggirabile sgrattugiando le zone limitrofe alla ricerca di un parziale sollievo...e invece NO! Perché sei gonfia come una zampogna e se tocchi anche solo un pezzettino di cranio sul contorno del cerotto parte la bestemmia in sanscrito. 

E te rimani lì, becca e bastonata, con un prurito insoddisfatto, un rosario pronunciato e la sensazione di uno ago conficcato nel cranio, con la consapevolezza che per almeno un'altra settimana, nulla cambierà.

PS - Siccome sono una sentimentale con l'età cerebrale di un'8enne, ho anche prontamente provveduto a trovare un nome al buco di rivoltella che mi ritrovo in mezzo alla faccia, un po' come si faceva con i pupazzi da bambini. Salutate tutti Vittorio....CIAAAAAAAAOOO VITTORIO!


mercoledì 10 aprile 2013

Mi chiamavano saltafossi

Oggi non ho voglia di studiare. Capita a tutti la giornata di fancazzismo, no? Beh, la mia è oggi.
Con questo sole decisamente soddisfacente, mi sono ritrovata a leggere un libro fuori in giardino e crogiolandomi in mezzo alle margherite (sì, sono una "feticista" delle margherite, e ve lo mostrerò anche) mi sono anche ricordata che avevo un blog, fermo da oltre un mese, per altro.



Quindi ho mollato il libro a metà dell'interessantissimo capitolo in cui il protagonista sta cercando di smettere di fumare, e mi sono messa a scrivere. Non so neanche dove voglio andare a parare, ma non sarà un problema, si chiama improvvisazione. Anche se in realtà, uno spunto di partenza ce l'avrei: non c'è mai abbastanza sole. Io sono campagnola d'animo, esce il sole e io spalanco le finestre e mi trasferisco in giardino.
Ovviamente non sto parlando di quel rompiballe che ti batte sul groppone a ferragosto, che ti fa sudare come un peccatore in chiesa e che ti costringe a muoverti con una scorta di polase degna di una farmacia.
Parlo del sole primaverile (primavera? Quale primavera?), quello appena tiepido che scalda ma non ti manda in ebollizione. Lo stesso che, diciamocelo, fa bene all'umore.
Per noi meteoropatici è una sorta di antidepressivo, ma di quelli pesi. Ovviamente le persone morigerate non reagiranno come faccio io, ma questo è un problema loro. Io mi metto le cuffie e ballonzolo per casa, facendo quello che devo fare, come un tossico in preda alle anfetamine. E lo faccio pure volentieri.
Ma la cosa non è tutta rosa e fiori, ovviamente. Ci sono anche dei lati negativi.
Il mio nello specifico è che non faccio attenzione alle cose. Cioè, sono talmente contenta e leggera di testa che nelle ultime (rare) giornate di sole ho rispettivamente: rovesciato 3 piatti, messo l'olio nella brocca dell'acqua e dato fuoco ad un asciughino di cucina mentre cucinavo. Ah, e mi sono anche bruciatissima un dito con la piastra, ma piastrarsi le dita è quasi routine ormai (tutto ciò mi ha portato a pensare che prima o poi potrei morire per incidente autoindotto. E non sarebbe poi così bello). Prima o poi andrò in giro con le mani con le dita a forma di becco di ornitorinco.
Ecco...l'ornitornico. Quello sì che sarebbe un bell'argomento per un post. Devo tenerlo a mente. Ma che animale fantastico è l'ornitorinco? Già il nome è vincente. Ma lo sentite? Ornitorinco. Ornito-rinco. O R N I T O R I N C O. Cioè...hai vinto! Come fa a venirti in mente un nome del genere? Un po' come se scopri un animale nuovo e decidi di battezzare la specie con il nome di...che ne so...Guastaldo!
"Sai che un mese fa sono stata in vacanza e ho trovato un branco di guastaldi!"
Vincente. Suona bene anche contestualizzato!
Ora vado ad informarmi bene su wikipedia, così vi fate una cultura anche voi.

"Ornithorhynchus Anatinus - Il nome scientifico del genere (come quello comune italiano) è composto da due parole greche: ornis-ornithos (ὄρνις-ιθος), che significa “uccello”, e rynchos (ῥύγχος), che significa “muso”. Il secondo termine del nome scientifico della specie è invece derivato dal termine latino per anatra: anas-atis."

Ah. Mi crolla il mito sull'ideatore del nome. Che amarezza.
Vabeh, allora anche il nome scientifico del Guastaldo è un nome composto da due parole italiane. Guast e Aldo. Tutti fissati con sti greci e latini oh. Io greco non l'ho mai studiato e latino è l'unica materia in cui abbia preso un debito in 5 anni di liceo scientifico.
Comunque, tornando al punto focale, l'ornitorinco è "L'ANIMALE". Il più completo. Pelliccia sul corpo, coda simil-castoro, becco da uccello, piedi palmati e andatura da rettile, con i piedi ai lati del corpo anziché sotto.
Un incrocio tra una papera, un castoro, un varano e un furetto.


Voglio un ornitorinco. E lo chiamerò Annibale.


(In tutto ciò, madre mi ha appena ricordato che dovrei pulire i vetri della finestra di camera.....e vabeh che non mi pesa troppo sfaccendare con sto tempo, ma ora non ce ne approfittiamo!)

sabato 2 marzo 2013

Non siamo qui a smacchiare il Leopardi

Pare che in certe università non ci sia niente di meglio da fare che sprecare anni di ricerca e finanziamenti per scoprire banalità che possono essere confutate anche da me, con l'aggiunta di due birre medie in circolo.

Ma partiamo da principio, ed andiamo per gradi.
Qualche giorno fa mi sono ritrovata a leggere, mio malgrado in realtà, l'ultima grande scoperta in tema di "longevità".
"Si tratta di un elisir di lunga vita?" si chiederanno i miei cari lettori. Non pensateci neanche.
"Qualcuno avrà allora scoperto la fonte della giovinezza?" Ma non diciamo eresie.
"Va bene, siamo più realisti: una scoperta sensazionale a livello genetico!" Che disinformazione, possibile che una tale novità, una tale scoperta, una tale genialità non l'abbiate sentita nemmeno di sfuggita? Il segreto per vivere a lungo è: IL PESSIMISMO.
Ebbene sì, tal Frieder Lang dell’Università di Norimberga ha ufficialmente dichiarato che secondo gli studi che ha condotto, pensare positivo non fa vivere di più, anzi. E' il pessimismo sul futuro che allunga la vita. (Link all'articolo)

"Dillo al buon vecchio Giacomone Leopardi, vah!" Uno dei protagonisti più frequenti degli incubi di ogni studente in vista della maturità, che è spirato alla veneranda età di 39 anni. E lui sì che era pessimista, anzi forse è più corretto dire che il pessimismo era lui.
D'altra parte un po' va capito. La sorte non era stata dalla sua, 1 metro e 40 di angoscia in cui si sono condensate metà delle malattie più in voga del tempo. Riporto da wikipedia:

"Nel 1815-1816 Leopardi fu colpito da alcuni seri problemi fisici, che egli attribuì almeno in parte (una presunta scoliosi) all'eccessivo studio e all'immobilità in posizioni scomode delle lunghe giornate passate nella biblioteca di Monaldo. In realtà pare che fosse affetto dal morbo di Pott (tubercolosi ossea della colonna vertebrale) che gli causò la deviazione della spina dorsale con dolori e conseguenti problemi cardiaci e respiratori, una crescita stentata (pare fosse alto 1 metro e 41 circa), problemi neurologici alle gambe e alla vista ma anche parestesie e mancanza di sensibilità nervosa, oltre a febbri ricorrenti e stanchezza continua."

Della serie: se era pessimista cosmico, un motivo ci sarà stato. Non gli si può dar torto, ma questo lo portò ad avere anche crisi depressive, che immagino siano state un toccasana per la sua salute così ferrea e invidiabile. Praticamente, se non fosse morto a 39 anni di pericardite, con ogni probabilità avrebbe finito per buttarsi da un ponte!
La cosa buffa (si fa per sdrammatizzare, Giacomone. Non te la prendere!) è che a differenza sua, il suo pessimismo è diventato immortale. Provate a chiedere ad una persona, senza nessun motivo apparente, "Cosa ne pensi della vita del Leopardi?" e nessuno vi darà risposte che grondano ottimismo.
Siccome i fatti vanno documentati, come tutti gli studi seri, vi porto i miei risultati:

Soggetto 1: e qui faccio subito mea culpa, ma la prima persona che ho incontrato è stata mia nonna (impegnata nella preparazione del pranzo). Non che la risposta sia utile ai fini del sondaggio, ma la morale mi obbliga a riportarvela:
- Nonna! Ma te che ne pensi della vita del Leopardi?
- Oh che ti devo dì, nini. Io unn'o so come faceva la tu zia a stacci insieme. Poi gliel'ho sempre detto al tu nonno di sta lontano da quello. Ma lo sai che il giorno che s'è sposata la tu mamma, a quel poro cristo gli è toccato scappà nel giardino di Gigi perché lo voleva picchià? Ma poi tanto ora è morto e dei morti non si parla male. (NdR: la persona a cui fa riferimento era un vecchio e lontano parente, il cui cognome differisce per una sola consonante.)
- Nooooo nonna! Hai capito male, ho detto il L-E-O-P-A-R-D-I! Giacomo Leopardi. Quello che ha scritto "sempre caro mi fu quest'ermo colle" eccetera eccetera.
- Chi? Giacomo? Boh, io Giacomo un lo conoscevo.
- Va bene nonna. Attenta alla pasta che straborda.

Soggetto 2: 
- Che ne pensi della vita del Leopardi?
- Che una siepe non vale un cipresso.

Soggetto 3:
- Che ne pensi della vita del Leopardi?
- Che se usciva da quella casa e si dava da fare, qualcosa avrebbe compicciato...

Soggetto 4: 
- Che ne pensi della vita del Leopardi?
- Ma chi, quello gobbo morto giovane? Poraccio m'ha sempre fatto una pena...

Soggetto 5:
- Che ne pensi della vita del Leopardi?
- Era uno sfigato e ha fatto una vita di mer*a.

Soggetto 6:

- Che ne pensi della vita del Leopardi?
- Uno sfigato, morto abbastanza giovane e che scriveva ma non ha vissuto nemmeno quel poco.

Soggetto 7:

- Che ne pensi della vita del Leopardi?
- Penso che fosse un infelice. Però la sua infelicità a me ha fatto bene. Ha scritto roba meravigliosa che io ho adorato.

Soggetto 8: 

- Che ne pensi della vita del Leopardi?
- Rattristito da una famiglia che non lo faceva uscire di casa, porello, senza porno s'ammazzò di seg*e coi greci e i latini. Quando gli riuscì di scappare da quel tugurio dove gli toccava tifare Montegranaro, troppo tardi, ne trom*ò un paio, provò a tifare Roma, a Firenze non ci trovò squadra e quindi se ne tornò nelle Marche. Aveva una marea di energie che non potette esprimere, e quando è così, si more presto.

Soggetto 9:

- Che ne pensi della vita del Leopardi?
- Che deve morì perché me lo chiese all'esame di maturità!

Ta-daaaaan! Visto? Avevo ragione io. E' il pessimo che sopravvive, non il pessimista!
Poi, come se il disagio fisico e mentale non bastasse, è arrivata anche la Silvia. E la frittata era bella che fatta.
Certo che lì però, era colpa sua. Poteva provare un approccio un po' soft! Che ne so: "andiamo a fare quattro passi. Conosco un ermo colle che è la fine del mondo!" oppure "C'ho un grappino del 1805 che è fenomenale, vieni su che te lo faccio assaggiare!" ma anche un più classico "vieni da me che ti faccio vedere la mia collezione di ginestre!"

E invece no. Lui ziiiitto. Io dico: ma una ragazza, soprattutto agli inizi del 1800, che deve pensare di uno che si comporta in quel modo? Cioè parliamoci chiaro: una povera fanciulla, con quale spirito affronta un giovinotto che sta sempre su quel cacchio di "ermo colle", dietro una stramaledetta siepe, gobbo e per di più (guarda un po') anche mezzo cieco??

lunedì 11 febbraio 2013

Altrimenti...?

Cala la frequenza di pubblicazione, ma non vi abbandonerò così facilmente, fatevene una ragione.

Reduce da un weekend milanese all'insegna dello sport. Una due-giorni di pane e basket, o meglio cotoletta e basket per stare in tema. Due giorni perfetti per girellale la metropoli: freddo sano e sole. Niente nebbia, niente pioggia, niente grigiore...poi c'è chi sostiene ancora che la metereopatia non esiste, BAH!
Torno a casa più felice che mai e non solo perché questi ragazzi che continuo a tifare da un ventennio, sono ancora una volta sul tetto della nazione.
Sono contenta perché due giorni fuori casa, sono sempre un buon modo per passare il finesettimana. Ed anche perché ogni occasione per ritrovare gli amici che vedi ogni morte di papa va presa al volo.
Sono contenta perché una volta di più ho visto che il basket è uno sport speciale, dove fuori dal campo c'è una sola grande famiglia senza colore.
Sono contenta perché questa squadra e questo gruppo è qualcosa di speciale, già solo a livello di chimica e atteggiamento. E non si può non vederlo. Come direbbe qualcuno: siamo "something different". E questo fa bene al morale, ai valori e all'orgoglio.
Sono contenta perché quando parti senza aspettative, anche le cose più piccole sono quelle che apprezzi e ti svoltano la giornata. Un pensiero, una parola, una premura, una notizia o un gesto e poi fai tutta via Vigevano con un sorriso ebete in faccia. E compri anche 60€ di vestito, scontato del 50%. Poi te lo rivedi a casa la mattina dopo e pensi: ma che cazzo ho comprato?!? (ed è in questi momenti che mi viene il dubbio di farmi di acidi nel sonno...)
Sono contenta perché ero in forma mentale strepitosa. Anche quando sabato sera mi sono seduta e il seggiolino dietro di me non c'era più. Per la fortuna dei miei jeans mi sono fermata a 10cm dal pavimento appiccicoso (anche e soprattutto grazie a Lore, che m'ha richiappato al volo). Anche se qualche sassarese seduto dietro di me sperava il contrario, mi sa.
Sono contenta perché la maglia col 22 che mi ha regalato madre, portata a palazzo, ha un parziale aperto di 4 vittorie e 0 sconfitte.
Sono contenta perché qualche volta arriva finalmente quel giorno in cui vedi che le cose girano da sole, senza bisogno di corrergli dietro. Ed allora entro nello spirito e mi metto qui ad aspettare...tanto prima o poi, questi giorni per cui vale la pena aspettare, arrivano sempre.

Ma sempre, come diceva Calvino:

"Il fatto che mi basti poco per essere felice non significa che mi accontenti delle briciole. Altrimenti sarei un criceto."

mercoledì 23 gennaio 2013

15 anni in un secondo

Ve li ricordate gli amori adolescenziali? Quelli che si avevano per i cantanti, gli attori o gli sportivi famosi? Tutte quelle personalità di un certo spicco a cui ci appellavamo, quando ancora vedevamo i rappresentanti dell'altro sesso come poco più che ragazzini rachitici e brufolosi, privi qualsiasi attrattiva? Quelli di cui avevamo i poster, trovati nell'inserto centrale di "Cioè", appesi in camera?
Ogni epoca ha i suoi ovviamente, io mi ricordo di un giovanissimo Leonardo DiCaprio che tra "Romeo+Giulietta" e "Titanic" è stato uno dei pilastri della mia adolescenza (non c'è bisogno che mi trattiate male però, avevo già fatto outing su Titanic a suo tempo, prendendo la giusta dose di offese che mi spettava).
Mi ricordo i Backstreet Boys, dei quali prediligevo il buon vecchio Nick Carter. E tra l'altro mi si palesa in testa la domanda fatidica: chissà che fine ha fatto?
Ma essendo anche e soprattutto un'appassionata di basket, un pensiero automatico va alle sbornie temporanee prese per i vari Cittadini, Pozzecco e Basile della nazionale. Si parla degli anni rotanti intorno al 2003 se non ho buchi mnemonici degni di nota.
Ma uno su tutti loro, uno solo ha sempre vinto, conquistando il mio cuore per la vita. L'amore eterno ed indissolubile che mi legò al mio giocatore preferito di sempre: Mindaugas Zukauskas. Il fatto che avesse quasi 15 anni più di me, fosse già ammogliato e con prole, erano soltanto meri dettagli. Che vi devo dire...l'amore è cieco! Madre, che all'epoca conosceva uno dei massaggiatori della squadra, è riuscita a procurarmi la maglia verde che portò alle Final 4 di Barcellona, con tanto di stemmino delle F4 cucito sopra. Maglia che poi non indossò mai sul campo, perché nel 2003 non ci giocarono con la maglia verde. Restò nel borsone. Fatto sta che adesso è nel mio armadio. Dopo quella non ho più comprato o voluto altre maglie. Ne avevo una e quella bastava per tutte.
La profonda amarezza che mi pervase quando fu venduto a Pesaro nel 2006 me la porto ancora dentro. Dopo di lui nessuno mai. Certo, ho avuto giocatori preferiti con il tempo che passava, ma sono state solo storie di un campionato e via.

Poi però cresci. I poster in camera li butti, insieme ai ritagli di giornale scotchati sopra la scrivania. Le pareti si liberano e vengono riempite con quadri di paesaggi e oggetti di arredamento più sobri. Succede che vivi la realtà invece di creartene una parallela in cui sei a cena sul Titanic (ma alla fine Jack non muore assiderato e si deposita sul fondo dell'atlantico) perché non hai tempo da perdere con ciò che non è reale. Il diario di scuola, coperto di messaggi estemporanei lasciati dai compagni di classe durante l'ora di storia, diventa una sobria agenda. E si riempie di cose da fare, esami da dare e scadenze da rispettare. Aumentano le responsabilità e la necessità di indipendenza, sia fisica che economica. Si cerca la propria realtà e questo è un lavoro arduo: ci assorbe ogni giorno come un vortice. Lavorare per il futuro, lavorare per crescere, lavorare per arrivare. Ed è così che ci si dimentica di quelle piccole cose che una volta ci facevano partire per un trip mentale che durava ore, giorni, settimane.

E poi? E poi che succede? Succede che un giorno, quando hai quasi mezzo secolo di anzianità sulle spalle, vai alla partita. Anzi no, passi da palazzo a vedere qualcuno dei nuovi arrivi della campagna acquisti estiva. Vedi un movimento, vedi una fluidità, vedi una faccia...e torni 15enne. Parte per scherzo, ma ogni giorno che passa ti rendi conto che stai tornando sempre un po' di più su quella via, che era stata la tua quasi 10 anni fa. E un po' ti vergogni, diciamolo. Senza contare il fatto che ti rendi conto di che tipo di tassa puoi diventare per quelli che ti frequentano in quell'ambiente. Ma che ci puoi fare? Il cervello, il senno e la sanità mentale...PUFFF. Addio. Spariti.
Ed in casa non aiutano. Madre che va a fare shopping ai Gigli con sorella e tornando a casa mi sventola sotto il naso una maglietta di Hollister con un 22 delle dimensioni del Wyoming? Vogliamo parlarne? Il regalo più bello dell'ultimo mese, solo per il pensiero. E poi dai, non tralasciamolo: Hollister è Hollister. Quella sarebbe stata una bella maglietta pure avesse avuto su il 21. Ok, no. Scherzavo. Il 21 no. In quel caso forse, l'avrei bruciata.
Ed allora? Che vogliamo farci? Ne prendiamo atto e torniamo ragazzini, a volte fa anche bene. Agli amici che devono sopportarti, un po' meno. Ma loro mi vogliono bene a prescindere dallo scassamento che gli provoco, ed è per questo che li amo.
Comunque io, nel dubbio, sto già mettendo da parte i soldi da investire nella nuova maglia ufficiale...fate voi.

PS - per la cronaca, ho tolto tante cose, ma la mia bacheca di sughero delle cose importanti, con tanto di puntine colorate, non è mai stata sbaraccata. :)