Con questo sole decisamente soddisfacente, mi sono ritrovata a leggere un libro fuori in giardino e crogiolandomi in mezzo alle margherite (sì, sono una "feticista" delle margherite, e ve lo mostrerò anche) mi sono anche ricordata che avevo un blog, fermo da oltre un mese, per altro.
Quindi ho mollato il libro a metà dell'interessantissimo capitolo in cui il protagonista sta cercando di smettere di fumare, e mi sono messa a scrivere. Non so neanche dove voglio andare a parare, ma non sarà un problema, si chiama improvvisazione. Anche se in realtà, uno spunto di partenza ce l'avrei: non c'è mai abbastanza sole. Io sono campagnola d'animo, esce il sole e io spalanco le finestre e mi trasferisco in giardino.
Ovviamente non sto parlando di quel rompiballe che ti batte sul groppone a ferragosto, che ti fa sudare come un peccatore in chiesa e che ti costringe a muoverti con una scorta di polase degna di una farmacia.
Parlo del sole primaverile (primavera? Quale primavera?), quello appena tiepido che scalda ma non ti manda in ebollizione. Lo stesso che, diciamocelo, fa bene all'umore.
Per noi meteoropatici è una sorta di antidepressivo, ma di quelli pesi. Ovviamente le persone morigerate non reagiranno come faccio io, ma questo è un problema loro. Io mi metto le cuffie e ballonzolo per casa, facendo quello che devo fare, come un tossico in preda alle anfetamine. E lo faccio pure volentieri.
Ma la cosa non è tutta rosa e fiori, ovviamente. Ci sono anche dei lati negativi.
Il mio nello specifico è che non faccio attenzione alle cose. Cioè, sono talmente contenta e leggera di testa che nelle ultime (rare) giornate di sole ho rispettivamente: rovesciato 3 piatti, messo l'olio nella brocca dell'acqua e dato fuoco ad un asciughino di cucina mentre cucinavo. Ah, e mi sono anche bruciatissima un dito con la piastra, ma piastrarsi le dita è quasi routine ormai (tutto ciò mi ha portato a pensare che prima o poi potrei morire per incidente autoindotto. E non sarebbe poi così bello). Prima o poi andrò in giro con le mani con le dita a forma di becco di ornitorinco.
Ecco...l'ornitornico. Quello sì che sarebbe un bell'argomento per un post. Devo tenerlo a mente. Ma che animale fantastico è l'ornitorinco? Già il nome è vincente. Ma lo sentite? Ornitorinco. Ornito-rinco. O R N I T O R I N C O. Cioè...hai vinto! Come fa a venirti in mente un nome del genere? Un po' come se scopri un animale nuovo e decidi di battezzare la specie con il nome di...che ne so...Guastaldo!
"Sai che un mese fa sono stata in vacanza e ho trovato un branco di guastaldi!"
Vincente. Suona bene anche contestualizzato!
Ora vado ad informarmi bene su wikipedia, così vi fate una cultura anche voi.
"Ornithorhynchus Anatinus - Il nome scientifico del genere (come quello comune italiano) è composto da due parole greche: ornis-ornithos (ὄρνις-ιθος), che significa “uccello”, e rynchos (ῥύγχος), che significa “muso”. Il secondo termine del nome scientifico della specie è invece derivato dal termine latino per anatra: anas-atis."
Ah. Mi crolla il mito sull'ideatore del nome. Che amarezza.
Vabeh, allora anche il nome scientifico del Guastaldo è un nome composto da due parole italiane. Guast e Aldo. Tutti fissati con sti greci e latini oh. Io greco non l'ho mai studiato e latino è l'unica materia in cui abbia preso un debito in 5 anni di liceo scientifico.
Comunque, tornando al punto focale, l'ornitorinco è "L'ANIMALE". Il più completo. Pelliccia sul corpo, coda simil-castoro, becco da uccello, piedi palmati e andatura da rettile, con i piedi ai lati del corpo anziché sotto.
Un incrocio tra una papera, un castoro, un varano e un furetto.
Voglio un ornitorinco. E lo chiamerò Annibale.
(In tutto ciò, madre mi ha appena ricordato che dovrei pulire i vetri della finestra di camera.....e vabeh che non mi pesa troppo sfaccendare con sto tempo, ma ora non ce ne approfittiamo!)

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