con il termine "Altissimo", non si intende nessuna entità divina o inerente una qualche religione. Per Altissimo, si intende letteralmente "altissimo". Il gigante immaginario che ci guarda tutti dall'alto. Onnipresente, onnisciente e del tutto indifferente all'evolvere delle situazioni imbarazzanti in cui vi siete cacciati, il cui unico scopo è quello di fare una classifica giorno per giorno di tutte le cazzate che riuscite a combinare. Con annessa TOP 20 ogni 6 mesi.

lunedì 4 maggio 2015

Comparsando per il mondo

Da che mondo e mondo i personaggi delle migliori storie si dividono in due gruppi: i protagonisti e le comparse.
I  protagonisti sono quelli attorno ai quali si sviluppa la storia, coloro le cui avventure meritano di essere raccontate. Sono interessanti, avvincenti, belli e intraprendenti.
E le comparse invece? Che senso hanno le comparse? Le comparse sono quelli che fanno da sfondo, danno supporto, aiutano per lo svolgimento della trama. Nessuno gli dà mai un giusto e reale riconoscimento eppure loro sono sempre lì e sono forse più forti dei protagonisti perché ci sono nonostante non siano indispensabili. 
L'essermi sempre sentita una comparsa, probabilmente, mi fa essere leggermente di parte nell'esposizione del punto. Ma chi se ne frega, il blog è mio e baffanchiù.
Una comparsa fa da spalla agli amici, ma è la spalla di sé stesso.
Raccoglie le confessioni degli amici, ma è confessore di sé stesso.
Fa ridere gli amici, ma poi piange da solo. Se ci riesce.
Io per esempio no, sono una gelida. E non è che sia un ruolo troppo facile da tenere, specie quando vorresti aprirti un attimo e non sai da che parte buttarti e ti senti quasi in imbarazzo.
Le comparse non si mettono mai al centro dell'attenzione con la loro vera vita. Non parlano di sé stessi, ascoltano gli altri. Ci sono per tutti, perché sanno l'importanza di ricevere un'attenzione e non si sentono di negarla, in risposta a tutte le volte che è stata negata a loro.
A volte i loro gesti vengono fraintesi. Chi è abituato ad essere protagonista ha paura che il riflettore si sposti senza il suo permesso. Ma non c'è mai niente di male nascosto dietro, solo persone che non parlano abbastanza per chiarirsi e lasciano tutto al non detto e alle impressioni.
Parlare spaventa. Parlare può costringerti ad affrontare argomenti che non vuoi portare alla luce del sole, come se avessi qualcosa da nascondere. Solo che...per parlare si deve essere almeno in due. Ma se tu alzi un muro, come farai mai a sapere cosa io voglia dirti? 
Vorrei raccontarti il mondo, ma tu non mi ascolti. Sei tu che mi fai essere una comparsa.

Forse la realtà è che non tutti hanno il carattere per essere protagonisti almeno una volta nella vita, ma prima o poi a tutti capita di essere comparse. 
La frustrazione mentre si guarda la vita degli altri andare avanti, il rammarico per un tempismo che si è perso. Perché diciamocelo: puoi essere la persona più perfetta del mondo, ma se non intercetti il momento giusto, non fa nessuna differenza che tu sia Stephen Hawking o Mammolo dei 7 nani di Biancaneve. Con il massimo rispetto per Mammolo, si intende.

Nella mia vita sono successe tante cose nell'ultimo anno e mezzo. Alcune belle e fonte di tanta soddisfazione, altre logoranti e con cui lotto tutti i giorni, seduta in un angolo con la consapevolezza di non poter fare niente, nella speranza che migliorino.
Il 31 maggio di un anno fa ho scoperto che la mia migliore amica, da una vita e per la vita,  aveva la leucemia. Ogni cosa che faccio, ogni giorno, con il pensiero vado a lei, per un motivo o per un altro. Ogni cosa che tu fai, ogni quotidianità che manca, ti domandi perché è andata così. 
A volte l'unica cosa che vorresti fare è avere qualcuno per parlarne che possa capire. Ma non è una cosa che si racconta con leggerezza e, come se non bastasse, tanta gente non capisce. 
E tu passi le serate a pensare a chemio, terapie all'avanguardia, aghi aspirati, trasfusioni, trapianti...
Ed è lì, in quel preciso momento che ti senti la comparsa più inutile del mondo.

mercoledì 4 dicembre 2013

Le scarpe lucide di Paolino


"Le scarpe sono sempre nuove.
Ma anche se non mi posso spostare
riesco a farlo con la fantasia
e mi dispiace quando...
un vero amico va via."

Il 3 dicembre è la giornata internazionale delle persone con disabilità. Io arrivo un giorno in ritardo, anzi, più di un mese in realtà: andando avanti nella lettura capirete il perché. Sono qui perché vi volevo raccontare una storia.

Io avevo un amico. Si chiamava Paolo, era nato a Siena nel 1957 e io l'avevo conosciuto nell'estate del 2007, quando un amico aveva portato me e Maddalena ad un soggiorno estivo organizzato dalla sua associazione di volontariato.
Quando arrivammo, Paolo era già lì. Noi eravamo ancora piccole e un po' spaventate da quel mondo in cui ci trovavamo immerse per la prima volta, ma lui ci accolse subito, come se in realtà avessimo sempre vissuto lì.
Parlando con lui, in quei giorni e poi negli anni, ho conosciuto la sua storia. Paolo non aveva mai camminato in vita sua. Era nato ed era stato messo seduto. Una posizione dalla quale, alla fine, non si era mai più mosso. Nato a Siena, amava la sua città in modo incondizionato, ma dopo la morte del padre era stato costretto a trasferirsi a Certaldo dalla sorella, che era rimasta l'unica a potersi prendere cura di lui. Un esilio forzato, che alla fine non ha mai veramente accettato. A volte chiedeva a noi ragazzi di essere portato a Siena, e noi lo facevamo, per quanto era possibile. Più di una volta abbiamo festeggiato il suo compleanno in piazza del Campo o lo abbiamo portato a fare un giro in centro dopo cena, le belle sere d'estate. Paolino era uno di noi.
Una cosa che non vi ho ancora detto è che oltre a tutto questo, era anche un poeta! Quando sentiva l'ispirazione ti mandava a prendere carta e penna per farti scrivere quello che gli stava venendo in mente. Ed ecco che in un quarto d'ora ti tirava fuori una delle sue poesie. Una volta abbiamo anche scritto una canzone, sapete? Protagonista principale, ovviamente, la sua Siena. 
Ma non parlava solo di questo. Lui scriveva con una sorta di "autoironia" che faceva più male a chi la leggeva che a lui. Nel 2002 pubblicò una raccolta delle sue poesie, fatto di cui è sempre stato orgoglioso. La chiamò "Scarpe lucide". Scarpe lucide esattamente come le sue. Scarpe che non avevano mai visto la terra o il pavimento. Di questo parlo quando scrivo "autoironia". 
La poesia che ho messo all'inizio del pezzo era sua, ed è proprio all'interno di questo libricino. 
Paolo quest'anno non è venuto al solito soggiorno estivo. Non è venuto perché era in Polonia, con la persona che lo ha accudito per quasi 20 anni, e che lo ha preso con sé mentre sua sorella stava pian piano andandosene per una malattia. E' finita l'estate e ad un certo punto, di lui non si sapeva più niente. L'unico mezzo di comunicazione era Skype, che non accendeva più da mesi ormai. Poi il 30 ottobre, il giorno prima di quello che sarebbe stato il suo cinquantaseiesimo compleanno, riceviamo una mail  in cui veniamo sapere che Paolino, il 29 settembre 2013, se n'era andato. Un mese dopo. Un mese dopo, abbiamo saputo per caso, che lui non c'era più.

Chi mi conosce sa che non sono una persona che si lascia andare ai sentimenti. La mia razionalità mi blocca nell'80% delle volte. Ho pensato tanto a lui  in questo mese che è passato. Ho pensato ai discorsi che abbiamo fatto, alle cose che mi ha raccontato e che io ho raccontato a lui. Quando è successo, sono sempre stata un po' trattenuta o spaventata: non trovavo giusto che fossi io raccontargli le cose futili delle mia vita che volevo cambiare, ma volevo ascoltare lui e quello che aveva deciso di raccontarmi. 
So che la cosa che avrebbe voluto più di tutte sarebbe stata una moglie, e anche se sapeva che molto probabilmente non sarebbe successo non si è mai veramente arreso. Voleva l'amore, come tutti gli uomini di questo mondo, ma non era mai arrabbiato con nessuno pur sapendo che quasi sicuramente avrebbe dovuto farsi bastare quello che gli davano gli amici. 
La vita è stata ingiusta con lui: gli ha tolto gli affetti e i cari, non gli ha dato i mezzi per fargli vivere questi 56 anni come gli altri, lo ha messo in condizione di dover sempre dipendere da altre persone per ogni cosa e in ogni momento. 
E nonostante ciò, non l'ho mai visto o sentito arrabbiato per quello che la vita non gli aveva permesso di avere. Scriveva così:

Occhi di Pianto

"Le lacrime sono
come gocce di rugiada
che ogni giorno 
bagnano la vita e la strada.

Poi al mattino ti risvegli
con un nuovo futuro  fra le mani
e pensi al tuo breve 
ma felice domani.

Nel mondo bisogna
essere capaci di un sorriso
senza mai rimpianger niente,
o si perde il paradiso
e la vita diventa deprimente."

Quando penso che qualcosa non va, che certe cose fanno schifo o mi arrabbio per qualcosa o qualcuno...allora penso a Paolino. Nella vita succede di avere i propri problemi, che tolgono spesso la luce dagli occhi. In quei momenti ci si deve fermare e pensare a cosa è davvero importante. I problemi che ci capitano nella vita di tutti i giorni, possiamo provare a risolverli in un modo o nell'altro. Non tutti hanno questa possibilità e bisognerebbe capirlo per provare ad essere un po' meno egocentrici.

E poi, fate più spesso un sorriso, o la vita diventa deprimente... ;) non è detto che risolva qualcosa, ma può fare male a qualcuno?

domenica 22 settembre 2013

Gente sportiva, il ciel l'aiuta

Partiamo dal presupposto che questo post non sarà di critica a chi svolge attività sportiva.
Lo sport FA BENE alla salute, sia fisica che mentale: scarica lo stress e rafforza i muscoli, oltre a riattivare il metabolismo e bruciare i tanto odiati grassi.
Io ho fatto sport da quando ero bambina, cambiandone un'infinità e delle tipologie più disparate. Dalla ginnastica tradizionale, quando ero uno scricciolo, alla pallavolo, dalla danza alla kick-boxing (occhio), dal golf al nuoto. In tutto ciò non sono ancora sicura che il golf possa essere definito "sport", ma sono dubbi personali. Infine mi sono buttata sul tennis, che ho interrotto nel 2007 a causa della maturità e di una fascite plantare che mi faceva camminare come Tony Manero con le scarpe chiodate. Mi sono presa un anno sabbatico e ancora no, non l'ho finito.
Niente morale, sono rientrata nell'ordine di idee che devo ricominciare a fare qualcosa, lo so. A ottobre mi iscrivo in palestra, promesso.
E lo faccio pure controvoglia, perché si sa: uno dei problemi delle palestre è che in qualunque giorno tu ci vada, a qualunque ora, ci troverai dentro i soliti personaggi super-mega-iper tirati e pompati che con i loro addominali scolpiti, i deltoidi che arrivano alle orecchie, la figura slim e prepotente, ridurranno in cenere tutti i buoni propositi, mostrandoti qual'è l'esatta conformazione di muscoli che neanche sapevi di avere.
-Oh, ma che ti sei fatto male lì? C'hai un solco...
-Ma no, quella è la cresta iliaca...ce l'hanno tutti!
-La cresta? Ma non stava in testa la cresta? Ma che ce l'ho anch'io?
-Eh (segue silenzio imbarazzato)....in teoria da qualche parte sì.
Dite, ma non ce l'avete un lavoro?
Mi mettete ansia. Quelle non sono palestre, sono sale di esibizione! Dovrebbero ideare un corso preparatorio riservato a chi ha la tartaruga spiaggiata, così quando poi decide di entrare nella tana del lupo lo fa a suo rischio e pericolo.

Ma se proprio la palestra non fa per voi, ricordatevi che esiste sempre il piano B: lo sport fai-da-te. E lì ci si sbizzarrisce: DVD, corsi online, attrezzi da usare in casa (adotta anche tu un commesso di Decathlon: con quanto gli ho lasciato, il mio mangerà gratis per 2 anni), escursioni in bicicletta o il più semplice jogging.
Giusto due giorni fa ho visto un film un cui il protagonista si svegliava, cascasse il mondo, tutte le mattine alle 6 per andare a correre. Estate, inverno, sole, pioggia, freddo o caldo. La domanda nasce spontanea: ma che davvero? Esiste sta gente che si sveglia 2 ore prima per correre e stancarsi prima di cominciare la giornata? Ma soprattutto: Dio, perché la mia forza di volontà l'hai data tutta a loro??? A me già viene la voglia di uccidermi se devo rimettere la sveglia mezz'ora prima per fare qualcosa che devo necessariamente fare, figurarsi se mi svegliassi con la mia coscienza che tutta allegra dice: dai, ora vestiti e vai a fare 15km di corsa prima di andare a lavoro, bighellona!





CHE COSA DIAMINE STAI DICENDO???

Finirebbe in tragedia. Una sveglia presa a martellate e una coscienza traumatizzata con minacce di morte.

domenica 15 settembre 2013

Modelli, modellini e modelle

Grazie a Dio, anche io sono riuscita a cambiare aria per 6 giorni quest'estate. Quale miglior occasione dell'europeo di basket organizzato a due passi (vabeh, due passi, si fa per dire. 550 km in scioltezza) da casa? Peccato che sette giorni passano veloci, specie se quasi due devi passarli guidando, ma son dettagli. Non vi tedierò oltre parlando delle mie ferie trascorse da pendolare tra Capodistra, Portorose e Lubiana, alla fine non siamo mica qui ad aprire blog di viaggi! 
Ormai son cinque che son tornata, e son successi degli eventi che ne hanno fatto una quasi-settimana di grandi riflessioni sui mali che affliggono la società moderna. E no, quelle nubi di fumo grigio che avete visto in lontananza erano incendi veri, non venivano dalla mia scatola cranica. Ma tranquilli: affinché non accada mai più, son passata alla controffensiva: mi ubriaco a suon di fiori di Bach...mai apprezzato tanto il brandy in vita mia!

Ma partiamo dai fatti documentati, come al solito. Due giorni dopo il mio rientro, mi viene scodellato in faccia il seguente articolo del corriere della sera: (Link all'articolo) in cui si propone un'alternativa "reale" al modello di bambola più venduto al mondo: la Barbie

La domanda da porsi pare immediata: le bambine sceglierebbero davvero di comprare la Barbie con le misure "reali" se fossero messe a scelta? La risposta: No. No, perché alto e slanciato è più bello, perché il collo lungo rende più fine ed aggraziata, perché magro è più gradevole. Che poi parliamoci chiaro: le misure 91-45-83 non so nemmeno quelle delle modelle. Se Barbie fosse una donna reale, sarebbe troppo magra perfino per avere le mestruazioni! 
Può dunque il giocattolo, con cui le ragazzine di tutto il mondo giocano fino all'adolescenza (a volte oltre), creare nella mente della futura società il concetto che esiste una fisicità giusta e una sbagliata? Può questo un giorno portare ad evitare il contatto con una persona solo perché non ci sembra abbastanza bella per interagire con noi? Che poi in realtà, più che concetto sbagliato in questa ipotesi, si tratta di maleducazione, ma soprassiedo. Einstein non sarà certo stato un modello, ma due chiacchere io ce le avrei fatte volentieri. Senz'altro avrebbe avuto cose più intelligenti o interessanti da dirmi rispetto ad un bellone a caso che passava per strada (e magari era anche più simpatico). 
La cosa buffa? Che chi si comporta in questo modo magari neanche se ne rende conto, perché ad un certo punto diventa una cosa talmente abituale che non ci si fa più caso. O magari in realtà è a sua volta un/a complessato/a che fa il/la duro/a per convincersi che può mirare più in alto. Quindi poverino/a non fategliene una colpa. D'altra parte un po' di confusione è accettabile. 

Visto che siamo a parlare di generazioni problematiche, sicuramente non sarò la prima a porre l'attenzione su un'altra probabile causa del nostro costante incasinamento. Siamo o non siamo la generazione cresciuta guardando cartoni animati tragicomici del calibro di Papà Gambalunga, il mistero della pietra azzurra e Lady Oscar. Cioè: Lady Oscar. Praticamente c'è più ambiguità sessuale in Lady Oscar che in un duetto tra Amanda Lear e Cristiano Malgioglio.
Donne: ci hanno propinato per anni quella simpaticona di Licia che faceva la spola continua tra Satomi e Mirko. Georgie invece, decide di dare il via alla saga dell'incesto, e vede bene di cominciare ad intrallazzare con uno dei fratelli. Occhi di gatto: tre sorelle che han fatto un patto, e decidono di rubare anche l'anima de li meglio mortacci, così per sport, indossando tutine di latex (una delle quali arancione, così per non dare nell'occhio di notte).
E per restare in tema possiamo ampliare la discussione anche su Lupin III, il ladro per definizione, che però non agisce da solo. Lui si muove col samurai, col pistolettaro e con la mignottona. Che tanto però non gliela dà mai, quindi almeno da quel punto di vista, ha vinto lei. 

Ma anche voi, cari maschietti non fate i furbi: siete stati bombardati da modelli in tutine aderenti che zompettano da un palazzo all'altro sparando o meno ragnatele e pseudo-calciatori che saltano da centro campo, rimbalzano sul palo o sulla traversa e segnano gol che strappano anche la rete. 
Quindi, invece di fare gli spiritosi cercando di fare colpo quella strappona che assomiglia a Margot, meglio che ogni tanto ripassate un attimo dalla superficie terrestre, perché tanto a meno che non siate famosi e/o (meglio E che O) ricchi da far schifo, non ve la darà mai. Ovviamente a meno che non riusciate a mettere su il colpo del secolo e riusciate a recuperarle un oggetto del calibro del "cuore dell'oceano" che la vecchiarda del Titanic ha ributtato in mare alla fine del film. In quel caso chapeau, ve la siete meritata tutta. 

Poi ci si domanda perché siamo venuti su difettosi. Grazie ar cà.

giovedì 29 agosto 2013

La metà di 50, un quarto di 100

Quale miglior modo di aspettare il tanto famoso "quarto di secolo", che decidere di andare a mangiare un sobrio gelato fuori porta Camollia con la tua migliore amica?
Questa era l'idea, quindi prendiamo macchina e andiamo. Senza valutare il fatto che l'istrice ha iniziato il braciere lunedì...tragggggedia per trovare parcheggio, nel solito posto, solitamente deserto.
Infine optiamo per l'unico posto lasciato libero: la sosta taxi. Tanto per le feste delle contrade questa è la legge di vita: anarchia unica via! E' andata bene, non abbiamo trovato né multe né carri attrezzi pronti al rimorchio.
Dunque, dove ero? Ah sì, il parcheggio. Passeggiatina e gelato sobrio con : cocco, nutella e meringa. Se devo morire morirò grassa, ma non triste! Comunque la meringa faceva onco. Era un po' come mangiare un vasetto di panna montata fredda di frigo, e quando padelli un gusto su 3, la cosa non può finire bene. Alla fine è il 33,3(periodico)% di un gelato! Potrei dilungarmi in una trattazione seria sui gusti che non dovresti MAI prendere in gelateria, ma vi risparmio per il momento, tengo il pezzo in freezer per un prossimo futuro.
Finito di fare le grasse, siamo andate a smaltire le tossine sulle altalene in piazza d'Armi...un'oretta buona, nella quale abbiamo anche estirpato la precedenza ad un gruppo di ragazzetti in bicicletta. Si chiama anzianità, tutto ciò confermato dal fatto che abbiamo perso tempo parlando di quando lì, ci facevamo i campi solari (correva l'anno 1998) e ci vestivamo da Spice Girls per lo spettacolo di chiusura. Imbarazzante.
Poi verso le undici....sorpresaaaa! E' venuto Pippo a farci compagnia! ....Maddalena aveva fatto la spia. Ma ho avuto sorprese peggiori! ♥ Solo che voleva fare il figo, ed è arrivato a mezze maniche con un freddo pipone, quindi è toccato mollare le altalene (e qui polemica pesa) per trasferirsi sul castello dello scivolo, per stare rincantucciati in un minuscolo spazio vitale. Abbiamo atteso inermi, mi sembra appropriato come termine, la mezzanotte e quindi l'incedere impietoso, senza possibilità di rivolta, della vecchiaia. Perché si sa: dai 25 in poi comincia il declino! Dolcezza infinita. In queste occasioni si sa, anche il cuore più gelido (che è una pasta in confronto al mio), si scioglie.
Siamo anche scampati al giro della vigilanza, che non ci ha visti. Solo che poi, a causa di ciò, ha allucchettato tutti i cancelli della piazza. Vi lascio immaginare la sorpresa quando al 3° tentativo abbiamo trovato il 3° catenaccio con lucchetto a bloccare l'uscita. L'unica soluzione era lo scavalco: oltre 2 metri di muretto e cancello. Il problema non è stato salire...è stato scendere senza fracassarsi un legamento. Mezz'ora di congetture per trovare la via, senza infilzarsi nel cancello, spappolarsi sull'asfalto o fare un frontale col muro.
Tutto ciò per poi scoprire, una volta atterrati, che 100 metri più avanti avevano "estirpato" le reti protettive da mezza recinzione, quindi te la potevi cavare scavalcando un muretto di 40cm. Un gesto eroico e un aneddoto, rovinati dal vandalismo urbano.
Dove finiremo?

Questi 25 non sono stati facili, ho realizzato improvvisamente che entrando del 26°anno, sei matematicamente più vicina ai 30 che ai 20. E se ti metti a metabolizzarla, non è una situazione simpatica. Di base il problema è il trovarsi catapultati a guardare il traguardo con il 3 davanti, senza avere idea di quello che vuoi fare della tua vita e senza una certezza in mano, lavoro o laurea che sia. Vero che manca poco almeno per la seconda, ma di fatto ancora non c'è. Diciamo che quello che fa più paura è l'idea che le cose non trovino un senso prima che sia troppo tardi, ma tanto alla fine, oggi è uguale a ieri. E' inutile farsi le paranoie per 24 ore....tanto ormai è andata, fermatelo voi il tempo se ci riuscite.
Sto diventando troppo seria, questo è segno che è ora di smettere....

Ora scusate, vi devo lasciare, Daniel Hackett mi ha appena fatto gli auguri di compleanno!


Addio!