"Le scarpe sono sempre nuove.
Ma anche se non mi posso spostare
riesco a farlo con la fantasia
e mi dispiace quando...
un vero amico va via."
Il 3 dicembre è la giornata internazionale delle persone con disabilità. Io arrivo un giorno in ritardo, anzi, più di un mese in realtà: andando avanti nella lettura capirete il perché. Sono qui perché vi volevo raccontare una storia.
Quando arrivammo, Paolo era già lì. Noi eravamo ancora piccole e un po' spaventate da quel mondo in cui ci trovavamo immerse per la prima volta, ma lui ci accolse subito, come se in realtà avessimo sempre vissuto lì.
Parlando con lui, in quei giorni e poi negli anni, ho conosciuto la sua storia. Paolo non aveva mai camminato in vita sua. Era nato ed era stato messo seduto. Una posizione dalla quale, alla fine, non si era mai più mosso. Nato a Siena, amava la sua città in modo incondizionato, ma dopo la morte del padre era stato costretto a trasferirsi a Certaldo dalla sorella, che era rimasta l'unica a potersi prendere cura di lui. Un esilio forzato, che alla fine non ha mai veramente accettato. A volte chiedeva a noi ragazzi di essere portato a Siena, e noi lo facevamo, per quanto era possibile. Più di una volta abbiamo festeggiato il suo compleanno in piazza del Campo o lo abbiamo portato a fare un giro in centro dopo cena, le belle sere d'estate. Paolino era uno di noi.
Una cosa che non vi ho ancora detto è che oltre a tutto questo, era anche un poeta! Quando sentiva l'ispirazione ti mandava a prendere carta e penna per farti scrivere quello che gli stava venendo in mente. Ed ecco che in un quarto d'ora ti tirava fuori una delle sue poesie. Una volta abbiamo anche scritto una canzone, sapete? Protagonista principale, ovviamente, la sua Siena.
Parlando con lui, in quei giorni e poi negli anni, ho conosciuto la sua storia. Paolo non aveva mai camminato in vita sua. Era nato ed era stato messo seduto. Una posizione dalla quale, alla fine, non si era mai più mosso. Nato a Siena, amava la sua città in modo incondizionato, ma dopo la morte del padre era stato costretto a trasferirsi a Certaldo dalla sorella, che era rimasta l'unica a potersi prendere cura di lui. Un esilio forzato, che alla fine non ha mai veramente accettato. A volte chiedeva a noi ragazzi di essere portato a Siena, e noi lo facevamo, per quanto era possibile. Più di una volta abbiamo festeggiato il suo compleanno in piazza del Campo o lo abbiamo portato a fare un giro in centro dopo cena, le belle sere d'estate. Paolino era uno di noi.
Una cosa che non vi ho ancora detto è che oltre a tutto questo, era anche un poeta! Quando sentiva l'ispirazione ti mandava a prendere carta e penna per farti scrivere quello che gli stava venendo in mente. Ed ecco che in un quarto d'ora ti tirava fuori una delle sue poesie. Una volta abbiamo anche scritto una canzone, sapete? Protagonista principale, ovviamente, la sua Siena.
Ma non parlava solo di questo. Lui scriveva con una sorta di "autoironia" che faceva più male a chi la leggeva che a lui. Nel 2002 pubblicò una raccolta delle sue poesie, fatto di cui è sempre stato orgoglioso. La chiamò "Scarpe lucide". Scarpe lucide esattamente come le sue. Scarpe che non avevano mai visto la terra o il pavimento. Di questo parlo quando scrivo "autoironia".
La poesia che ho messo all'inizio del pezzo era sua, ed è proprio all'interno di questo libricino.
Paolo quest'anno non è venuto al solito soggiorno estivo. Non è venuto perché era in Polonia, con la persona che lo ha accudito per quasi 20 anni, e che lo ha preso con sé mentre sua sorella stava pian piano andandosene per una malattia. E' finita l'estate e ad un certo punto, di lui non si sapeva più niente. L'unico mezzo di comunicazione era Skype, che non accendeva più da mesi ormai. Poi il 30 ottobre, il giorno prima di quello che sarebbe stato il suo cinquantaseiesimo compleanno, riceviamo una mail in cui veniamo sapere che Paolino, il 29 settembre 2013, se n'era andato. Un mese dopo. Un mese dopo, abbiamo saputo per caso, che lui non c'era più.
Chi mi conosce sa che non sono una persona che si lascia andare ai sentimenti. La mia razionalità mi blocca nell'80% delle volte. Ho pensato tanto a lui in questo mese che è passato. Ho pensato ai discorsi che abbiamo fatto, alle cose che mi ha raccontato e che io ho raccontato a lui. Quando è successo, sono sempre stata un po' trattenuta o spaventata: non trovavo giusto che fossi io raccontargli le cose futili delle mia vita che volevo cambiare, ma volevo ascoltare lui e quello che aveva deciso di raccontarmi.
So che la cosa che avrebbe voluto più di tutte sarebbe stata una moglie, e anche se sapeva che molto probabilmente non sarebbe successo non si è mai veramente arreso. Voleva l'amore, come tutti gli uomini di questo mondo, ma non era mai arrabbiato con nessuno pur sapendo che quasi sicuramente avrebbe dovuto farsi bastare quello che gli davano gli amici.
So che la cosa che avrebbe voluto più di tutte sarebbe stata una moglie, e anche se sapeva che molto probabilmente non sarebbe successo non si è mai veramente arreso. Voleva l'amore, come tutti gli uomini di questo mondo, ma non era mai arrabbiato con nessuno pur sapendo che quasi sicuramente avrebbe dovuto farsi bastare quello che gli davano gli amici.
La vita è stata ingiusta con lui: gli ha tolto gli affetti e i cari, non gli ha dato i mezzi per fargli vivere questi 56 anni come gli altri, lo ha messo in condizione di dover sempre dipendere da altre persone per ogni cosa e in ogni momento.
E nonostante ciò, non l'ho mai visto o sentito arrabbiato per quello che la vita non gli aveva permesso di avere. Scriveva così:
Occhi di Pianto
"Le lacrime sono
come gocce di rugiada
che ogni giorno
bagnano la vita e la strada.
Poi al mattino ti risvegli
con un nuovo futuro fra le mani
e pensi al tuo breve
ma felice domani.
Nel mondo bisogna
essere capaci di un sorriso
senza mai rimpianger niente,
o si perde il paradiso
e la vita diventa deprimente."
Quando penso che qualcosa non va, che certe cose fanno schifo o mi arrabbio per qualcosa o qualcuno...allora penso a Paolino. Nella vita succede di avere i propri problemi, che tolgono spesso la luce dagli occhi. In quei momenti ci si deve fermare e pensare a cosa è davvero importante. I problemi che ci capitano nella vita di tutti i giorni, possiamo provare a risolverli in un modo o nell'altro. Non tutti hanno questa possibilità e bisognerebbe capirlo per provare ad essere un po' meno egocentrici.
E poi, fate più spesso un sorriso, o la vita diventa deprimente... ;) non è detto che risolva qualcosa, ma può fare male a qualcuno?
Nessun commento:
Posta un commento