Per la cronaca, oggi pomeriggio avevo iniziato un pezzo sulla "teoria del Loop" che mi perseguita, ma mi faceva onco. Quindi dopo quasi 1 ora di scribacchiamenti vari, l'ho cestinato in grande stile. Ed ho anche pensato che era il primo post che buttavo, da quando ho tirato su questo bloggo. Il primo. Il che mi ha convinta che quello che faceva per me oggi, era un post sui "NUMERI". Eh sì, i numeri. Sarà che studio ingegneria e quindi il mio mondo è fatto quasi solamente di quelli, ma anche la vita di ognuno di voi è costantemente perseguitata dai numeri. Vi parlo della mia.
24 è il numero degli anni che ho passato su questo mondo. Alti e bassi, certo, ma testati per bene. Il tagliando è roba da dilettanti.
3 è il numero delle sbronze veramente serie, di quelle che ti affidi solo al tè caldo e al caffè come confessori. Quelle in cui fai la spola letto-divano per una giornata e all'affermazione "prendile più piccine e più spesso" degli amici, rispondi con un sano: "no basta. Ho smesso."
43 è il numero delle volte in cui ogni giorno mi maledico per aver scelto la facoltà che non era quella che avrei dovuto fare.
4 è il numero degli esami che mi mancano ancora per essere una persona libera.
7 è il numero degli scudetti che vedo appesi nel mio palazzo. Quelli che hanno fatto la storia del basket italiano degli ultimi 10 anni. Ma poi ci sarebbero anche 4 Coppe Italia, 6 Supercoppe, 1 Coppa Saporta.
5 è il numero dell'autobus che ho preso per tornare a casa, ogni santo giorno per 5 anni.
2 è il numero delle tazze giganti di orzo che mi bevo in media ogni giorno. Sono diventata dipendente.
3 è il numero di libri cominciati e non finiti, che stazionano sopra al mio comodino.
45 è il numero totale di volte in cui ho visto il film Titanic.
3 è il numero delle volte in cui NON ho pianto vedendo il film Titanic.
4 è il numero degli anni passati da quando ho preso la mia prima vera, reale, insuperabile, deludente, bruciante boccata (boccata: termine locale, indicante cocente rifiuto amoroso). 4 anni spaccati. Ieri tra l'altro, manco a farlo apposta. Che poi sono anche 1457 giorni. Quindi di numeri ne vale anche due,o tre.
6 è il numero di chili che ho perso negli ultimi 6 mesi.
1 è il numero delle volte che mi sono svegliata piangendo nel mezzo della notte.
2 è il numero totale di fumetti che sono nella mia libreria, entrambi di quel gran genio che è zerocalcare.
7 è il numero di cappelli invernali che ho nell'armadio.
23 è il numero di volte in cui oggi ho ascoltato la canzone "Our Lives" dei The Calling.
4000 è il numero delle volte in cui mi sono domandata se quella che sto facendo è la cosa giusta. Se ripensare al passato è una cosa che fa bene o se è solo un momento legittimo che serve per valutare, fare i propri bilanci e andare avanti.
304 è il numero delle visite che ha ricevuto il mio blog in un mese di vita.
Un po', è il numero delle volte in cui penso alla stessa persona ogni giorno.
9000 è il numero complessivo dei pezzi di puzzle che ho appeso in camera.
0 è il numero delle cose che dovrei aspettarmi dalla vita, per poter apprezzare a pieno quelle che mi vengono concesse.
N è il numero delle cose che invece mi aspetto, e lo stesso delle volte che, mediamente, rimango a piedi.
1 è il numero di vite che ci è concesso. Quella che dobbiamo vivere, ogni giorno pensando che "ogni lasciata è persa".
130 le volte che ho detto "Sto alla grande. Non ci penso più, davvero." per cercare di convincere me stessa, mentre cercavo di convincere gli altri.
con il termine "Altissimo", non si intende nessuna entità divina o inerente una qualche religione. Per Altissimo, si intende letteralmente "altissimo". Il gigante immaginario che ci guarda tutti dall'alto. Onnipresente, onnisciente e del tutto indifferente all'evolvere delle situazioni imbarazzanti in cui vi siete cacciati, il cui unico scopo è quello di fare una classifica giorno per giorno di tutte le cazzate che riuscite a combinare. Con annessa TOP 20 ogni 6 mesi.
domenica 28 ottobre 2012
sabato 20 ottobre 2012
Riflessioni di rientro
Com'era preventivabile, il progetto del "quotidiano" è andato a farsi friggere dopo solo un giorno! C'è da dire che sono credibile quando lancio queste idee. Sono comunque giustificata: ero in vacanza. LA settimana di vacanza, come non me ne capitavano da un pezzo. Sette giorni in cui è andato tutto liscio come l'olio, non l'avrei mai detto. Non un problema, non un intoppo, non un grattacapo. Fare soltanto quello che si ha voglia di fare. Dovrei trovare il modo di farlo più spesso. Più che altro, dovrei trovare i fondi!
Posti belli, vita piacevole, tempo perfetto, casa deliziosa, amici interessanti e coinquilini amabili. Insomma, il primo viaggio da sola è promosso: 10+!
Il momento migliore in cui potesse capitarmi. Girare da sola per il centro di Barcellona con le cuffie nelle orecchie, la macchina fotografica in mano e un buon libro in borsa, con la mappa come segnalibro è stata un'esperienza illuminante.
Tanto tempo per pensare e analizzare gli aspetti della vita che non vanno. Inoltre, quando sei lontano da casa, tutto appare distante e lucido quanto basta per capire che è ora di lasciare la strada che stai percorrendo e prenderne una nuova. Vedi come gira il resto del mondo e capisci che non c'è un'unica via da scegliere, si può decidere di cambiare.
Ho riassaporato l'essenza della "Libertà". Dello svegliarsi la mattina e dire: cosa voglio fare della mia giornata? Quella che, mentre sei in giro, ti fa entrare in viuzze a caso per vedere cosa c'è in fondo; quella che se piove, decidi di stare in casa accoccolata sul divano, con una coperta, un buon libro o un film. E perché no, un bel té alla menta, preparato con tanto amore fraterno da chi ti ospita in casa.
Se non si stacca mai, ci dimentichiamo com'è che funziona. Ci dimentichiamo di noi stessi perché siamo troppo concentrati sulle cose che DOBBIAMO fare.
Una volta ho letto da qualche parte che "La libertà dell'uomo è definitiva ed immediata, se egli così vuole; essa non dipende da vittorie esterne, ma interne." che poi sono quelle più difficili, perché non ci si può parare dietro ad un dito con noi stessi. Ma c'è da dire che quando vinci una battaglia interna poi ti senti un gran figo!
Insomma, per farla breve, sono tornata nuova. Non solo a livello di stress, sono tornata nuova perché qualcosa è decisamente cambiato nella mia testa. Ho capito due cose:
1) Ho capito cosa devo lasciare. Le cose che non sono mai andate e che, per quanto abbia sperato, non andranno mai. Riuscire finalmente a capire che se anche quell'1% di possibilità dovesse avverarsi, non avrai mai la vita che hai immaginato. Per il semplice fatto che una è immaginazione, l'altra è realtà.
2) Ho capito dove voglio arrivare. E ho un obiettivo da raggiungere il più fedelmente possibile alle mie aspettative. Non andrà sicuramente come mi aspetto, ma sono pronta a correre il rischio e provarci.
Citerò adesso, anche per la vostra gioia, la frase più inflazionata dai cantautori pop degli ultimi 15 anni: "Oggi è il primo giorno del resto della tua vita".
Ebbene, così è se vi pare. Il passato non si cambia, il futuro possiamo cercare di portarlo dove vogliamo noi. Quindi rimbocchiamoci le maniche e guardiamo avanti. Caro Futuro, non ti temo!
Posti belli, vita piacevole, tempo perfetto, casa deliziosa, amici interessanti e coinquilini amabili. Insomma, il primo viaggio da sola è promosso: 10+!
Il momento migliore in cui potesse capitarmi. Girare da sola per il centro di Barcellona con le cuffie nelle orecchie, la macchina fotografica in mano e un buon libro in borsa, con la mappa come segnalibro è stata un'esperienza illuminante.
Tanto tempo per pensare e analizzare gli aspetti della vita che non vanno. Inoltre, quando sei lontano da casa, tutto appare distante e lucido quanto basta per capire che è ora di lasciare la strada che stai percorrendo e prenderne una nuova. Vedi come gira il resto del mondo e capisci che non c'è un'unica via da scegliere, si può decidere di cambiare.
Ho riassaporato l'essenza della "Libertà". Dello svegliarsi la mattina e dire: cosa voglio fare della mia giornata? Quella che, mentre sei in giro, ti fa entrare in viuzze a caso per vedere cosa c'è in fondo; quella che se piove, decidi di stare in casa accoccolata sul divano, con una coperta, un buon libro o un film. E perché no, un bel té alla menta, preparato con tanto amore fraterno da chi ti ospita in casa.
Se non si stacca mai, ci dimentichiamo com'è che funziona. Ci dimentichiamo di noi stessi perché siamo troppo concentrati sulle cose che DOBBIAMO fare.
Una volta ho letto da qualche parte che "La libertà dell'uomo è definitiva ed immediata, se egli così vuole; essa non dipende da vittorie esterne, ma interne." che poi sono quelle più difficili, perché non ci si può parare dietro ad un dito con noi stessi. Ma c'è da dire che quando vinci una battaglia interna poi ti senti un gran figo!
Insomma, per farla breve, sono tornata nuova. Non solo a livello di stress, sono tornata nuova perché qualcosa è decisamente cambiato nella mia testa. Ho capito due cose:
1) Ho capito cosa devo lasciare. Le cose che non sono mai andate e che, per quanto abbia sperato, non andranno mai. Riuscire finalmente a capire che se anche quell'1% di possibilità dovesse avverarsi, non avrai mai la vita che hai immaginato. Per il semplice fatto che una è immaginazione, l'altra è realtà.
2) Ho capito dove voglio arrivare. E ho un obiettivo da raggiungere il più fedelmente possibile alle mie aspettative. Non andrà sicuramente come mi aspetto, ma sono pronta a correre il rischio e provarci.
Citerò adesso, anche per la vostra gioia, la frase più inflazionata dai cantautori pop degli ultimi 15 anni: "Oggi è il primo giorno del resto della tua vita".
Ebbene, così è se vi pare. Il passato non si cambia, il futuro possiamo cercare di portarlo dove vogliamo noi. Quindi rimbocchiamoci le maniche e guardiamo avanti. Caro Futuro, non ti temo!
mercoledì 10 ottobre 2012
Barcelona - Primer día
Todo bien por la primer dìa.
Sì ok, l'interculturalità e tutto il resto, bellissimo ma io ora parlo in italiano. O almeno ci provo. Tra l'altro questo è il mio post scritto da iPad…sarò impopolare ma credo di preferire la tastiera classica, almeno so dove pigio! Comuuuuunque, il progetto di questa settimana sarà il diario del soggiorno. Sicuramente non ce la farò a fare un quotidiano, ma la volontà c'è.
Ovviamente non starò qui a parlarvi del gironturistico che dovreste fare per Barcellona: chi può essere venuto qui e non aver mai visto la Sagrada Familia o il Parc Guell? Bene, siccome io queste cose le ho già viste, questa sarà la settimana della Barcellona da vivere!
Ma partiamo da principio: sveglia ore 6. Direte voi, avevi l'aereo presto? Macché, è che Siena è così ben collegata con il resto del mondo che: o parti alle 7 con l'autobus, o prendi il treno accettando di fare 78 scambi. Visto che pioveva, ho optato per la prima opzione, e ringraziando Dio, non ho preso neanche una goccia d'acqua. In compenso però, la signorina spagnola seduta dietro a me, ha parlato ininterrottamente dalle 7:05 alle 9:25(orario di arrivo all'aeroporto) ad un ritmo serrato di 500 parole al minuto, sparate come fosse una mitraglietta della guerra del 15-18.
A dire il vero, per la prima volta in assoluto non ci sono stati cambi di programma degni di nota: è scorso tutto liscio come l'olio. Voli puntuali, banchi check in aperti presto, cielo che alla fine si è rasserenato, posto al finestrino, niente bagaglio perso e autobus per il centro beccato alla prima senza neanche dover aspettare 5 minuti.

Una volta arrivata a Plaza de Catalunya c'era una delle presenze fisse della mia vita ad aspettarmi (no, non sto parlando di padre, bensì di cugino. Capirai che differenza, direte voi. Acidi), il faro nei momenti di smarrimento, la luce in fondo al tunnel, la boa in mezzo al mare, eccetera eccetera. Mi ha portata a casa, abbiamo fatto la spesa, siamo andati dall'ortolano(che ha uno dei negozi più geniali che abbia mai visto, con tanto di tubini vaporizzatori ogni tot ceste di verdura) e comprato anche le piantine di prezzemolo. A seguire: birra nel localino sotto casa, papaya, doccia, giro in moto per arrivare in centro e mostra di gioielli realizzati con cristalli sale.
Nota: se c'è una razza che è ancora peggio degli italiani in quanto a tocchicciamenti e smancerie, sono gli spagnoli. Cioè, loro ti vedono per la prima volta, se sei con un loro amico, apriti cielo e spalancati terra! Arrivano, neanche ciao, e son tutti lì a tocchicciarti e sbaciucchiartiue come se ti conoscessero da 10 anni. Attenzione dunque, amici afefobici!
Usciti da lì, bevutina in un locale carinissimo: l'antic teatre. Locale pittoresco, sviluppato all'aperto su un terrazza e nel sottostante piazzale, all'interno di un cortile. Cocktails importanti e niente servizio al tavolo. Voto 9
Cena, niente da dichiarare, locale appena accanto al mercato di Santa Caterina(del quale mi sfugge il nome, ma potrebbe essere per colpa della pina colada.
Rientro in moto verso mezzanotte, con magliettina sbracciata. A me mi fa un caldo che voi non ve l'immaginate neanche!!!
Sì ok, l'interculturalità e tutto il resto, bellissimo ma io ora parlo in italiano. O almeno ci provo. Tra l'altro questo è il mio post scritto da iPad…sarò impopolare ma credo di preferire la tastiera classica, almeno so dove pigio! Comuuuuunque, il progetto di questa settimana sarà il diario del soggiorno. Sicuramente non ce la farò a fare un quotidiano, ma la volontà c'è.
Ovviamente non starò qui a parlarvi del gironturistico che dovreste fare per Barcellona: chi può essere venuto qui e non aver mai visto la Sagrada Familia o il Parc Guell? Bene, siccome io queste cose le ho già viste, questa sarà la settimana della Barcellona da vivere!
Ma partiamo da principio: sveglia ore 6. Direte voi, avevi l'aereo presto? Macché, è che Siena è così ben collegata con il resto del mondo che: o parti alle 7 con l'autobus, o prendi il treno accettando di fare 78 scambi. Visto che pioveva, ho optato per la prima opzione, e ringraziando Dio, non ho preso neanche una goccia d'acqua. In compenso però, la signorina spagnola seduta dietro a me, ha parlato ininterrottamente dalle 7:05 alle 9:25(orario di arrivo all'aeroporto) ad un ritmo serrato di 500 parole al minuto, sparate come fosse una mitraglietta della guerra del 15-18.
A dire il vero, per la prima volta in assoluto non ci sono stati cambi di programma degni di nota: è scorso tutto liscio come l'olio. Voli puntuali, banchi check in aperti presto, cielo che alla fine si è rasserenato, posto al finestrino, niente bagaglio perso e autobus per il centro beccato alla prima senza neanche dover aspettare 5 minuti.

Una volta arrivata a Plaza de Catalunya c'era una delle presenze fisse della mia vita ad aspettarmi (no, non sto parlando di padre, bensì di cugino. Capirai che differenza, direte voi. Acidi), il faro nei momenti di smarrimento, la luce in fondo al tunnel, la boa in mezzo al mare, eccetera eccetera. Mi ha portata a casa, abbiamo fatto la spesa, siamo andati dall'ortolano(che ha uno dei negozi più geniali che abbia mai visto, con tanto di tubini vaporizzatori ogni tot ceste di verdura) e comprato anche le piantine di prezzemolo. A seguire: birra nel localino sotto casa, papaya, doccia, giro in moto per arrivare in centro e mostra di gioielli realizzati con cristalli sale.
Nota: se c'è una razza che è ancora peggio degli italiani in quanto a tocchicciamenti e smancerie, sono gli spagnoli. Cioè, loro ti vedono per la prima volta, se sei con un loro amico, apriti cielo e spalancati terra! Arrivano, neanche ciao, e son tutti lì a tocchicciarti e sbaciucchiartiue come se ti conoscessero da 10 anni. Attenzione dunque, amici afefobici!
Usciti da lì, bevutina in un locale carinissimo: l'antic teatre. Locale pittoresco, sviluppato all'aperto su un terrazza e nel sottostante piazzale, all'interno di un cortile. Cocktails importanti e niente servizio al tavolo. Voto 9
Cena, niente da dichiarare, locale appena accanto al mercato di Santa Caterina(del quale mi sfugge il nome, ma potrebbe essere per colpa della pina colada.
Rientro in moto verso mezzanotte, con magliettina sbracciata. A me mi fa un caldo che voi non ve l'immaginate neanche!!!
domenica 7 ottobre 2012
Gino! Domani vo in Sssspagna!
Citazioni colte, da film importanti. Lascio il link per quelli (mi auguro POCHI) a cui mancasse la fonte della citazione, pietra miliare della produzione cinematografica italiana, per altro.
Tralasciando il dettaglio che il mio "domani" in realtà è un "dopodomani", il tempo è quello che è, e tanto lo so che domani poi trovo il tempo di fare tutto a corsa, tranne che aggiornare il bloggo.
Indi, ragion per cui, dato il fatto che e anche poscia, scrivo adesso così almeno poi mi posso apprestare con gioia ad affrontare l'emozione del prima viaggio da sola. E' arrivato il tanto temuto momento in cui la necessità di cambiare aria per qualche giorno, passa avanti anche alla compagnia. E farò in tempo martedì mattina a maledirmi per questo concetto, quando alla 3°ora di attesa da sola in aeroporto, avrò due balle delle dimensione dell'impero napoleonico prima della campagna di Russia. Proverò a ricordarmi che il viaggio programmato da 2 mesi non poteva capitare in una congiunzione astrale migliore. Sìsì. Me lo sento, anzi...LO SO! In fondo, ci sono esperienze meno formative che andare via per un po'.
Come ci si sente a viaggiare da soli? Liberi? Grandi? Autonomi? Io un po' di paura ce l'ho, ed in quanto nata sotto il segno della vergine, potrebbe dipendere dalla mia fifa innata per la non programmazione. Lo sbaraglio mi disorienta!
Che poi, sbaraglio completo, non è mica. Alloggio c'è. Programma...no. Programma assolutamente no. Il programma di massima è lo stesso per tutti i giorni: vivi la giornata, come ti va.
E ora che ci penso, non ho neanche una guida di Barcellona. I miei ricordi dei 3 giorni di passaggio, 2 anni fa, sono circoscritti al Montjuic e offuscati dalla sangria. Ecco, la sangria. Sarà un approccio interessante visto che la signorina nutrizionista che perde tempo con me da una settimana mi ha sottolineato: NO ALCOOL. Ma la sangria...eddai...è più un succo di frutta!
E ora mi sovviene che...non ho mai assaggiato i churros! Vi rendete conto? Sono stata in Spagna 2 volte, e non ho mai assaggiato i churros. Sono una brutta persona. E questo concetto me lo ribadirà anche la signorina di cui sopra quando tornerò a casa rotolando. Senza tanti giri di parole, temo.
Se avete consigli su luoghi, attività, gite, negozi, locali, tutto il "can't miss" che vi pare e me li volete lasciare in un commentino al pezzo, mi fareste felice!
Said that, sarà il caso che me ne torni a studiare. Ho una valigia da preparare stasera!
Vi lascio con la hit di punta, direttamente dall' OST di "Barcelona 2012" già pronta sul mio iPhone:
"Woke up on the right side of the bed
What's up with this Prince song inside my head?
Hands up if you're down to get down tonight
Cuz it's always a good time.
Slept in all my clothes like I didn't care
Hopped into a cab, take me anywhere
I'm in if you're down to get down tonight
Cuz it's always a good time"
venerdì 5 ottobre 2012
Da grande voglio fare l'hacker
In questo preciso momento storico, in cui rischi l'infermità mentale se affermi in pubblico di essere sicuro che appena laureato riuscirai a trovare un lavoro, la domanda che assale la maggior parte degli studenti universitari italiani è: "Perché lo sto facendo? Perché mi faccio un mazzo così, studiando libri alti quanto i tacchi nascosti del Berlusca, se tanto poi rimarrò a piedi?"
Ed è proprio quando ti assale il dubbio sul futuro, che parte la tanto temuta domanda: "ma io, da grande, cosa vorrei fare?"
E' la stessa domanda che ti perseguita da quando avevi 3 anni, al primo giorno di scuola materna. All'epoca rispondevo la principessa, a 5 anni siamo passati alla veterinaria (erano occupazioni di gran moda all'epoca. Adesso se chiedi a una creatura di 5 anni cosa vuole fare da grande, va di lusso se non ti risponde "Project Manager per un'azienda di software"), ma a 8 anni ho avuto la prima vera scissione con il mondo delle altre bambine. Loro erano tutto un "voglio fare la ballerina/l'attrice/la cantante/la pittrice/la moglie di uno dei take that(piccole arrampicatrici sociali crescono)", e anche per me c'è stato il momento di richiamo artistico, con la differenza sostanziale che io aspiravo a fare l'imbianchino, e visto quanto costa ridipingere casa, mannaggia a me e a quando non mi sono presa sul serio!
Crescendo i progetti diventano roba seria, finché non ti trovi nella mia situazione attuale: impantanata nell'università italiana, con la necessità di uscirne, ma senza opzioni reali su cui buttarti. Io è qualche giorno che ci penso a quello che vorrei fare, e dopo l'ennesimo ingastrimento dovuto alla lettura di certi siti internet (senza fare nomi signor H, non si preoccupi) - parlo di un sito di basket nello specifico, ma direi che è un problema applicabile anche a numerosi altri temi, dalla politica al curling (ndr) - che si spacciano per competenti ed imparziali, ma non sono altro che appendici faziose di società che spendono e spandono da anni senza averne ricavato una cicca e dando la colpa della loro incompetenza al resto del mondo e alle congiunzioni astrali di Madre Natura, ho avuto l'illuminazione. Da grande voglio fare l'hacker. Tanto, non pagata per non pagata, almeno mi toglierei delle soddisfazioni.
Mica per far sparire dal mondo le notizie che non mi piacciono o far collassare server per antipatia, solo per mettere le cose al loro posto: ti spacci per SUPER PARTES? Benissimo. Allora che l'articolo che scrivi, lo sia. Non lo è? Allora io ti cancello il pezzo, e alla terza volta ti faccio risucchiare il server da un buco nero della nebulosa di Urano.
Il problema non si porrebbe se invece ti spacciassi per come realmente sei, cioè un sito/giornale di parte. Hai uno schieramento? Nessun problema, dichiaralo e scrivi quello che vuoi nei limiti imposti dalla legge, ovviamente. A quel punto se voglio leggerti o meno sarà un problema mio e solo mio, singolo individuo, che scelgo per la mia vita e per il mio fegato.
E invece no. Qui si continuano a spacciare verità assolute come fossero erba, e di quella buona.
Bisognerebbe essere un po' più onesti con chi "compra" il nostro prodotto, perché attirare attenzione ad ogni costo, non sempre è una scelta redditizia.
Ed è proprio quando ti assale il dubbio sul futuro, che parte la tanto temuta domanda: "ma io, da grande, cosa vorrei fare?"
E' la stessa domanda che ti perseguita da quando avevi 3 anni, al primo giorno di scuola materna. All'epoca rispondevo la principessa, a 5 anni siamo passati alla veterinaria (erano occupazioni di gran moda all'epoca. Adesso se chiedi a una creatura di 5 anni cosa vuole fare da grande, va di lusso se non ti risponde "Project Manager per un'azienda di software"), ma a 8 anni ho avuto la prima vera scissione con il mondo delle altre bambine. Loro erano tutto un "voglio fare la ballerina/l'attrice/la cantante/la pittrice/la moglie di uno dei take that(piccole arrampicatrici sociali crescono)", e anche per me c'è stato il momento di richiamo artistico, con la differenza sostanziale che io aspiravo a fare l'imbianchino, e visto quanto costa ridipingere casa, mannaggia a me e a quando non mi sono presa sul serio!
Crescendo i progetti diventano roba seria, finché non ti trovi nella mia situazione attuale: impantanata nell'università italiana, con la necessità di uscirne, ma senza opzioni reali su cui buttarti. Io è qualche giorno che ci penso a quello che vorrei fare, e dopo l'ennesimo ingastrimento dovuto alla lettura di certi siti internet (senza fare nomi signor H, non si preoccupi) - parlo di un sito di basket nello specifico, ma direi che è un problema applicabile anche a numerosi altri temi, dalla politica al curling (ndr) - che si spacciano per competenti ed imparziali, ma non sono altro che appendici faziose di società che spendono e spandono da anni senza averne ricavato una cicca e dando la colpa della loro incompetenza al resto del mondo e alle congiunzioni astrali di Madre Natura, ho avuto l'illuminazione. Da grande voglio fare l'hacker. Tanto, non pagata per non pagata, almeno mi toglierei delle soddisfazioni.
Mica per far sparire dal mondo le notizie che non mi piacciono o far collassare server per antipatia, solo per mettere le cose al loro posto: ti spacci per SUPER PARTES? Benissimo. Allora che l'articolo che scrivi, lo sia. Non lo è? Allora io ti cancello il pezzo, e alla terza volta ti faccio risucchiare il server da un buco nero della nebulosa di Urano.
Il problema non si porrebbe se invece ti spacciassi per come realmente sei, cioè un sito/giornale di parte. Hai uno schieramento? Nessun problema, dichiaralo e scrivi quello che vuoi nei limiti imposti dalla legge, ovviamente. A quel punto se voglio leggerti o meno sarà un problema mio e solo mio, singolo individuo, che scelgo per la mia vita e per il mio fegato.
E invece no. Qui si continuano a spacciare verità assolute come fossero erba, e di quella buona.
Bisognerebbe essere un po' più onesti con chi "compra" il nostro prodotto, perché attirare attenzione ad ogni costo, non sempre è una scelta redditizia.
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