I protagonisti sono quelli attorno ai quali si sviluppa la storia, coloro le cui avventure meritano di essere raccontate. Sono interessanti, avvincenti, belli e intraprendenti.
E le comparse invece? Che senso hanno le comparse? Le comparse sono quelli che fanno da sfondo, danno supporto, aiutano per lo svolgimento della trama. Nessuno gli dà mai un giusto e reale riconoscimento eppure loro sono sempre lì e sono forse più forti dei protagonisti perché ci sono nonostante non siano indispensabili.
L'essermi sempre sentita una comparsa, probabilmente, mi fa essere leggermente di parte nell'esposizione del punto. Ma chi se ne frega, il blog è mio e baffanchiù.
Una comparsa fa da spalla agli amici, ma è la spalla di sé stesso.
Raccoglie le confessioni degli amici, ma è confessore di sé stesso.
Fa ridere gli amici, ma poi piange da solo. Se ci riesce.
Io per esempio no, sono una gelida. E non è che sia un ruolo troppo facile da tenere, specie quando vorresti aprirti un attimo e non sai da che parte buttarti e ti senti quasi in imbarazzo.
Le comparse non si mettono mai al centro dell'attenzione con la loro vera vita. Non parlano di sé stessi, ascoltano gli altri. Ci sono per tutti, perché sanno l'importanza di ricevere un'attenzione e non si sentono di negarla, in risposta a tutte le volte che è stata negata a loro.
A volte i loro gesti vengono fraintesi. Chi è abituato ad essere protagonista ha paura che il riflettore si sposti senza il suo permesso. Ma non c'è mai niente di male nascosto dietro, solo persone che non parlano abbastanza per chiarirsi e lasciano tutto al non detto e alle impressioni.
Parlare spaventa. Parlare può costringerti ad affrontare argomenti che non vuoi portare alla luce del sole, come se avessi qualcosa da nascondere. Solo che...per parlare si deve essere almeno in due. Ma se tu alzi un muro, come farai mai a sapere cosa io voglia dirti?
Vorrei raccontarti il mondo, ma tu non mi ascolti. Sei tu che mi fai essere una comparsa.
Forse la realtà è che non tutti hanno il carattere per essere protagonisti almeno una volta nella vita, ma prima o poi a tutti capita di essere comparse.
La frustrazione mentre si guarda la vita degli altri andare avanti, il rammarico per un tempismo che si è perso. Perché diciamocelo: puoi essere la persona più perfetta del mondo, ma se non intercetti il momento giusto, non fa nessuna differenza che tu sia Stephen Hawking o Mammolo dei 7 nani di Biancaneve. Con il massimo rispetto per Mammolo, si intende.
Nella mia vita sono successe tante cose nell'ultimo anno e mezzo. Alcune belle e fonte di tanta soddisfazione, altre logoranti e con cui lotto tutti i giorni, seduta in un angolo con la consapevolezza di non poter fare niente, nella speranza che migliorino.
Il 31 maggio di un anno fa ho scoperto che la mia migliore amica, da una vita e per la vita, aveva la leucemia. Ogni cosa che faccio, ogni giorno, con il pensiero vado a lei, per un motivo o per un altro. Ogni cosa che tu fai, ogni quotidianità che manca, ti domandi perché è andata così.
A volte l'unica cosa che vorresti fare è avere qualcuno per parlarne che possa capire. Ma non è una cosa che si racconta con leggerezza e, come se non bastasse, tanta gente non capisce.
E tu passi le serate a pensare a chemio, terapie all'avanguardia, aghi aspirati, trasfusioni, trapianti...
Ed è lì, in quel preciso momento che ti senti la comparsa più inutile del mondo.
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