Ve li ricordate gli amori adolescenziali? Quelli che si avevano per i cantanti, gli attori o gli sportivi famosi? Tutte quelle personalità di un certo spicco a cui ci appellavamo, quando ancora vedevamo i rappresentanti dell'altro sesso come poco più che ragazzini rachitici e brufolosi, privi qualsiasi attrattiva? Quelli di cui avevamo i poster, trovati nell'inserto centrale di "Cioè", appesi in camera?
Ogni epoca ha i suoi ovviamente, io mi ricordo di un giovanissimo Leonardo DiCaprio che tra "Romeo+Giulietta" e "Titanic" è stato uno dei pilastri della mia adolescenza (non c'è bisogno che mi trattiate male però, avevo già fatto outing su Titanic a suo tempo, prendendo la giusta dose di offese che mi spettava).
Mi ricordo i Backstreet Boys, dei quali prediligevo il buon vecchio Nick Carter. E tra l'altro mi si palesa in testa la domanda fatidica: chissà che fine ha fatto?
Ma essendo anche e soprattutto un'appassionata di basket, un pensiero automatico va alle sbornie temporanee prese per i vari Cittadini, Pozzecco e Basile della nazionale. Si parla degli anni rotanti intorno al 2003 se non ho buchi mnemonici degni di nota.
Ma uno su tutti loro, uno solo ha sempre vinto, conquistando il mio cuore per la vita. L'amore eterno ed indissolubile che mi legò al mio giocatore preferito di sempre: Mindaugas Zukauskas. Il fatto che avesse quasi 15 anni più di me, fosse già ammogliato e con prole, erano soltanto meri dettagli. Che vi devo dire...l'amore è cieco! Madre, che all'epoca conosceva uno dei massaggiatori della squadra, è riuscita a procurarmi la maglia verde che portò alle Final 4 di Barcellona, con tanto di stemmino delle F4 cucito sopra. Maglia che poi non indossò mai sul campo, perché nel 2003 non ci giocarono con la maglia verde. Restò nel borsone. Fatto sta che adesso è nel mio armadio. Dopo quella non ho più comprato o voluto altre maglie. Ne avevo una e quella bastava per tutte.
La profonda amarezza che mi pervase quando fu venduto a Pesaro nel 2006 me la porto ancora dentro. Dopo di lui nessuno mai. Certo, ho avuto giocatori preferiti con il tempo che passava, ma sono state solo storie di un campionato e via.
Poi però cresci. I poster in camera li butti, insieme ai ritagli di giornale scotchati sopra la scrivania. Le pareti si liberano e vengono riempite con quadri di paesaggi e oggetti di arredamento più sobri. Succede che vivi la realtà invece di creartene una parallela in cui sei a cena sul Titanic (ma alla fine Jack non muore assiderato e si deposita sul fondo dell'atlantico) perché non hai tempo da perdere con ciò che non è reale. Il diario di scuola, coperto di messaggi estemporanei lasciati dai compagni di classe durante l'ora di storia, diventa una sobria agenda. E si riempie di cose da fare, esami da dare e scadenze da rispettare. Aumentano le responsabilità e la necessità di indipendenza, sia fisica che economica. Si cerca la propria realtà e questo è un lavoro arduo: ci assorbe ogni giorno come un vortice. Lavorare per il futuro, lavorare per crescere, lavorare per arrivare. Ed è così che ci si dimentica di quelle piccole cose che una volta ci facevano partire per un trip mentale che durava ore, giorni, settimane.
E poi? E poi che succede? Succede che un giorno, quando hai quasi mezzo secolo di anzianità sulle spalle, vai alla partita. Anzi no, passi da palazzo a vedere qualcuno dei nuovi arrivi della campagna acquisti estiva. Vedi un movimento, vedi una fluidità, vedi una faccia...e torni 15enne. Parte per scherzo, ma ogni giorno che passa ti rendi conto che stai tornando sempre un po' di più su quella via, che era stata la tua quasi 10 anni fa. E un po' ti vergogni, diciamolo. Senza contare il fatto che ti rendi conto di che tipo di tassa puoi diventare per quelli che ti frequentano in quell'ambiente. Ma che ci puoi fare? Il cervello, il senno e la sanità mentale...PUFFF. Addio. Spariti.
Ed in casa non aiutano. Madre che va a fare shopping ai Gigli con sorella e tornando a casa mi sventola sotto il naso una maglietta di Hollister con un 22 delle dimensioni del Wyoming? Vogliamo parlarne? Il regalo più bello dell'ultimo mese, solo per il pensiero. E poi dai, non tralasciamolo: Hollister è Hollister. Quella sarebbe stata una bella maglietta pure avesse avuto su il 21. Ok, no. Scherzavo. Il 21 no. In quel caso forse, l'avrei bruciata.
Ed allora? Che vogliamo farci? Ne prendiamo atto e torniamo ragazzini, a volte fa anche bene. Agli amici che devono sopportarti, un po' meno. Ma loro mi vogliono bene a prescindere dallo scassamento che gli provoco, ed è per questo che li amo.
Comunque io, nel dubbio, sto già mettendo da parte i soldi da investire nella nuova maglia ufficiale...fate voi.
PS - per la cronaca, ho tolto tante cose, ma la mia bacheca di sughero delle cose importanti, con tanto di puntine colorate, non è mai stata sbaraccata. :)
con il termine "Altissimo", non si intende nessuna entità divina o inerente una qualche religione. Per Altissimo, si intende letteralmente "altissimo". Il gigante immaginario che ci guarda tutti dall'alto. Onnipresente, onnisciente e del tutto indifferente all'evolvere delle situazioni imbarazzanti in cui vi siete cacciati, il cui unico scopo è quello di fare una classifica giorno per giorno di tutte le cazzate che riuscite a combinare. Con annessa TOP 20 ogni 6 mesi.
l'amore della mia vita porta (ancora!) il numero 10 sulle spalle, anche se ora sta dall'altra parte del globo. me ne innamorai a 12 anni (ormoni a pacchi!!) e ancora oggi ripenso a quel 26 marzo 1999, quando ne chiappammo 3-0 in casa dall'Udinese, ma io LO incontrai e feci la foto con lui. ci feci una gigantografia molto sobria, tipo 60 x 40 tutt'ora appesa in quella che fu la mia cameretta! ...devo fare nomi e cognomi o è superfluo?! ;-)
RispondiEliminaSai bene che non mi intendo di calcio, ma questa credo di averla compresa. :-)
EliminaPer quanto riguarda la gigantografia, hai il mio sostegno. L'avrei fatta anche io!